Polemica
Che ci fa MacDonald’s, simbolo della cattiva alimentazione globalizzata, alla manifestazione di Milano? Se lo chiedono Agnoletto e Molinari, esponenti dei movimenti no-Expo. E criticano chi, nella società civile, ha scelto di confrontarsi con Expo.

Vittorio Agnoletto non ci sta. Attacca l’Expo 2015 e chiede un ravvedimento alle numerose associazioni della società civile che, pur contestando l’agrobusiness, hanno deciso di confrontarsi con il modello di produzione e di mercato proposto dall’esposizione universale che si terrà a Milano da maggio a ottobre.

Agnoletto, medico, docente universitario ed esponente fin dagli anni Novanta dei movimenti che criticano la globalizzazione ironizza sul fatto che McDonals’s sarà presente all’Expo con un ristorante da 300 posti.

«Sarebbe come far diventare Erode testimonial d’onore di Unicef», dice in un comunicato scritto con Emilio Molinari, entrambi del gruppo CostituzioneBeniComuni. «Basti ricordare, a proposito dell’industria del fast food, che gran parte del mangime di soia utilizzato per far ingrassare alla velocità della luce i polli è coltivato in Amazzonia attraverso la distruzione di rilevanti porzioni di quella foresta che resta il principale polmone del pianeta; e che 1kg di carne e frattaglie tritate produce diversi kg di anidride carbonica con un disastroso equilibrio fra rendimento alimentare e inquinamento. Inoltre non è certo un segreto il contributo che questo tipo di alimentazione fornisce all’obesità e all’ipertensione, patologie caratteristiche della nostra epoca».

E rincara: «I dirigenti di Expo affermano che la missione dell’evento è di “dare una risposta a all’esigenza vitale di garantire cibo sano, sicuro, che non produca obesità e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del pianeta e dei suoi equilibri”. Ma ci vuole uno stomaco bello forte per rendere questa missione compatibile con la partecipazione di McDonald’s e Coca Cola».

Nell’augurarsi di poter coinvolgere anche altri nell’indignazione verso «le continue manifestazioni d’imbroglio culturale che caratterizzano Expo», Agnoletto e Molinari rivolgono «un appello alla riflessione a quanti, impegnati in prospettive alternative alla globalizzazione alimentare, hanno dato la loro adesione, seppure in forme diverse, al contenitore Expo, fornendole l’alibi di un impegno sociale per il bene comune del quale francamente si fatica a trovarne traccia».

L’appello è rivolto a settori importanti della società civile che hanno scelto una strategia diversa rispetto all’Expo, alla filiera agroalimentare e al diritto al cibo: non lasciare tutta la scena alle multinazionali, ma elaborare e comunicare proposte diverse. Innanzitutto Expo dei Popoli, che riunisce una quarantina di realtà, che agirà negli spazi della Fabbrica del vapore, quindi fuori dal territorio Expo, e che in maniera del tutto indipendente e in dialogo con reti internazionali di produttori di cibo (contadini, allevatori, pescatori…) proporrà soluzioni alternative all’insegna della sovranità alimentare e del diritto alla terra, acqua, alle sementi.

Destinatarie dell’appello sono anche quelle associazioni che hanno scelto di stare dentro gli spazi e le dinamiche dell’Expo e che condurranno le loro attività nell’area della Cascina Triulza, appositamente riservata dall’Expo alla società civile.