Etiopia / Risultati elettorali
Scontata, nella pubblicazione dei dati ufficiali la scorsa settimana, la schiacciante supremazia dell’Eprdf, partito al potere, che conquista tutti i 547 seggi in Parlamento. Vittoria contestata dalle opposizioni che denunciano vessazioni a centinaia di candidati di altri partiti, restrizioni alla libertà di stampa, intimidazioni e brogli elettorali.

A un mese di distanza dalle elezioni svoltesi il 24 maggio scorso, Merga Bekan, Presidente della Commissione Elettorale, ha annunciato i risultati finali della competizione elettorale la scorsa settimana. Nessuna meraviglia per un dato ritenuto già scontato da gran parte degli etiopici, che hanno ritenuto una farsa le elezioni, nonostante oltre il 93% dei quasi 37 milioni di etiopici con diritto di voto si sia recato alle urne.

Il Fronte democratico rivoluzionario del popolo etiopico (Eprdf), al potere da un quarto di secolo, ha preferito dimostrare la propria schiacciante supremazia togliendo all’opposizione anche quell’unico seggio che aveva conquistato nelle elezioni del 2010. In questa competizione elettorale, la quinta svoltasi dalla caduta di Menghistu Hailemariam nel 1991, l’Eprdf ha avuto quindi il 100% dei consensi, vale a dire tutti i 547 seggi disponibili in Parlamento. Non solo, l’assoluto dominio della coalizione governativa è stato confermato anche dalla conquista di tutti i 1987 seggi nei Consigli statali regionali, eccettuati 21 di essi.

La voce di chi aveva consigliato ai governanti di evitare stavolta di dare l’immagine di ‘elezioni bulgare’, lasciando qualche scranno all’opposizione, è stato del tutto ignorato. «Gli elettori hanno premiato il governo per il grande progresso economico raggiunto dal paese in questi anni», ha dichiarato dopo l’annuncio dei risultati Shimeles Kemal, portavoce governativo. In effetti la crescita in ‘doppia cifra’ sbandierata dal governo negli ultimi dieci anni è stata confermata a più riprese dai maggiori Istituti Finanziari Internazionali. E chi viaggia in Etiopia in questo tempo ha l’impressione di uno sviluppo inarrestabile.

Tuttavia l’opposizione, ancor prima che fossero annunciati i risultati finali delle elezioni, aveva posto gravi obiezioni sia al processo elettorale, scandito da ripetute denunce di vessazioni a centinaia di candidati di altri partiti e dell’arresto di molti sostenitori, inclusa l’accusa dell’uccisione di alcuni membri del consolidato partito Medrek e dell’emergente nuovo partito Semayawi (Blue Party), che ai dati finali, ritenuti frutto di intimidazione, scomparsa di urne in molti seggi elettorali, falsificazione di dati e in definitiva di una competizione truccata.

Questo nonostante i 59 osservatori dell’Unione Africana, gli unici ad aver potuto seguire lo svolgersi dei lavori nelle postazioni elettorali, abbiano dichiarato che si sono tenute in modo ‘calmo, pacifico e credibile’. Per fortuna non si sono spinti a dichiararle anche democratiche e trasparenti. Il presidente del partito Semayawi, Yilkal Getnet, ha espresso in modo lapidario il proprio parere in merito alle elezioni: «La lezione pratica da trarre per gli etiopici e per la comunità internazionale è che l’Eprdf non è assolutamente interessato alla creazione di un vero sistema multipartitico in Etiopia». Nonostante si siano presentati infatti alle elezioni 58 partiti, è evidente che l’Eprdf ha giocato sulla grave divisione all’interno dell’opposizione, abbinata alla scarsa accessibilità ad essa offerta in campagna elettorale, come pure alla penuria di finanziamenti.

Da rilevare, inoltre, che – come denunciato da Human rights Watch e altre organizzazioni per i diritti umani –, il governo ha messo la museruola a gran parte dei media, e che – in seguito ad una legge anti-terrorismo sancita nel 2009 – oltre 60 giornalisti si erano visti costretti a fuggire dal paese a partire dal 2010 in seguito alle loro critiche al governo, mentre una ventina di essi, tra cui i cosiddetti ‘Zone9 bloggers’ sono tuttora in carcere. Gli Stati Uniti, che hanno una stretta collaborazione con l’Etiopia in merito alla ‘sicurezza’ e in chiave anti-islamista, si sono detti “Molto preoccupati per le continue restrizioni imposte sulla società civile, i media, i partiti di opposizione e le voci indipendenti”. 

A fine luglio Barack Obama sarà il primo presidente Usa in carica a visitare l’Etiopia. Avrà certamente modo, incontrando il Primo Ministro Hailemariam Desalegn, di dire la sua in merito alle recenti elezioni, ma non è azzardato presumere che sarà molto più interessato a conservare le attuali buone relazioni piuttosto che rischiare di comprometterle facendo qualche battuta inopportuna riguardo ai risultati elettorali.

Nella foto in alto una bandiera dell’Etiopia accanto a delle istruzioni per il voto e ad un poster con l’elenco dei partiti in competizione, nell’area di Cazanchise ad Addis Abeba. (Fonte: Zacharias Abubeker/AFP/Getty Images)

Sopra il Primo Ministro etiope, Hailemariam Desalegn.