EDITORIALE – MARZO 2018
Redazione

Negli anni bui del fascismo la Chiesa cattolica italiana si rese complice della conquista militare e del dominio coloniale dell’Etiopia (1936-1941). In generale, vescovi, clero, intellettuali e dirigenti cattolici applaudirono alla “missione civilizzatrice” che ispirò l’impresa coloniale. Mussolini inviò mezzo milione di soldati nel Corno d’Africa ad aggredire l’impero etiopico. Per reprimere la resistenza degli etiopici, le truppe italiane arrivarono a impiegare anche iprite e gas asfissianti. L’avventura coloniale si chiuse con la sconfitta ad opera della Gran Bretagna; ebbe gravosi costi economici e un elevato prezzo di vite umane: 50 mila morti.

La Chiesa per parte sua aveva inviato trecento cappellani militari e altrettanti sacerdoti per assistere i circa 100 mila coloni trasferitisi in quelle terre. Anche gli istituti missionari si unirono all’impresa coloniale sotto la guida del Vaticano e si avvantaggiarono della protezione garantita dalle forze occupanti per stabilire nuove missioni e opere sociali. Di questo tema si occupa in modo specifico il dossier in questo mese.

Al di là della testimonianza di missionari e missionarie, esemplari per il loro servizio alla popolazione, non si può negare che la Chiesa italiana abbia legittimato l’aggressione militare ai danni del popolo etiopico. Non spetta a noi giudicare chi allora ne fu coinvolto, ma è nostro dovere ammettere che la nostra Chiesa ha aderito a una ideologia aberrante che nulla ha a che vedere con i valori del vangelo di Gesù, della nonviolenza e dell’amore fraterno.

Dopo ottant’anni, quegli eventi sono stati rimossi (al colonialismo italiano rimosso dalle coscienze, Nigrizia ha dedicato sei interventi di storici e giornalisti, luglio-dicembre 2017), ma le atrocità compiute sono ferite ancora aperte. Occorre un atto di riparazione.

Nel 2008 la Chiesa Battista della Gran Bretagna ha presentato un atto di scuse alla Chiesa Battista dei Caraibi per aver sostenuto a suo tempo la tratta transatlantica degli schiavi africani condotti nelle colonie britanniche. Il gesto ha rinsaldato i legami di fraternità tra le due Chiese. Sarebbe importante e doveroso che anche la Chiesa italiana, con umiltà e coraggio, riconoscesse la propria complicità nella impresa coloniale e ne chiedesse perdono alla Chiesa ortodossa dell’Etiopia. Un tale atto sarebbe di grande aiuto nel cammino di riconciliazione tra la nostra e la Chiesa ortodossa dell’Etiopia, con ricadute positive anche sulla popolazione di quella nazione.

Nella foto Hailé Selassié nel 1941 con l’Abuna della chiesa Chiesa ortodossa etiope Gabre Guirguis.


Chiesa Battista della Gran Bretagna
«Riconosciamo di aver partecipato e beneficiato insieme alla nostra nazione al commercio transatlantico di schiavi. Chiediamo scusa a Dio e ai nostri fratelli e sorelle per le ferite inferte dall’orrore della schiavitù. Ci pentiamo del dolore che abbiamo causato, della nostra riluttanza ad affrontare il peccato del passato e per non aver voluto ascoltare il dolore delle nostre sorelle e fratelli neri…». (2008, Il Consiglio dell’Unione battista della Gran Bretagna alla Unione Battista della Jamaica)