Etiopia / Elezioni
Domenica il popolo etiopico andrà alle urne per eleggere il proprio parlamento. Il partito di governo Eprdf è al potere da vent’anni indisturbato. Con i media sotto controllo e l'assenza di osservatori extra-continentali, non sembrano esserci novità alle porte.

Domenica prossima, 24 maggio, l’Etiopia andrà alle urne. Sarà la quinta volta dopo la fine del regime del Derg, del colonnello Menghistu, nel maggio del 1991 e l’adozione della nuova costituzione, nel 1995. I risultati saranno comunicati quasi un mese dopo, il 22 di giugno. 
La commissione elettorale nazionale ha comunicato che sono 36 milioni e 800 mila i cittadini registrati nelle liste elettorali e potranno scegliere tra 75 liste di partito, 23 delle quali presenti a livello nazionale. 12 liste regionali sono affiliate ufficialmente al partito al potere da 25 anni, il Eprdf (Ethiopian People Revolutionary Democratic Front) dell’attuale primo ministro Hailemariam Desagn e sono impegnate a realizzare a livello locale le politiche governative. Quattro sono i partiti di opposizione più forti: l’Unity for Democracy and Justice Party (Udj), il Blue Party, l’All Ethiopian Unity Party e l’All Ethiopian Democratic Party ma non avranno molte possibilità di competere con il partito di governo, che ha il controllo praticamente totale dei mezzi di informazione e del processo elettorale.

Elezioni passate
Nel parlamento uscente, eletto nel 2010, all’opposizione era stato assegnato un solo seggio su 548. Ben diversamente erano andate le elezioni del 2005, in cui l’opposizione aveva avuto 172 seggi, contro 372 per il partito di governo. La proclamazione dei risultati era stata accompagnata da dimostrazioni popolari, soffocate nel sangue, che gridavano al furto della vittoria. Da allora la presa del regime sui mass media e sull’opposizione si è fatta fortissima.

Controllo mediatico
Secondo rapporti di organizzazioni internazionali per la difesa del diritto ad un’informazione libera, sono almeno 60 i giornalisti costretti a lasciare il paese per la propria incolumità, 30 dei quali fortemente motivati ad andarsene l’anno scorso, mentre 22 sono stati condannati e molti altri sono stati imprigionati e non ancora processati; un bel repulisti preelettorale, insomma. Gli enormi problemi che riguardano la libertà di stampa in Etiopia sono stati segnalati ripetutamente nel corso degli ultimi anni.  Human Rigths Watch ha dedicato un intero rapporto alla questione, Journalism is Not a Crime: Violations of Media Freedom in Ethiopia, presentato a Nairobi il 22 gennaio scorso.   

Niente osservatori extra-continentali
A queste elezioni non ci saranno osservatori americani ed europei, come era invece successo nelle tornate elettorali passate e come è costume per molti paesi africani e del sud del mondo in generale. L’Unione Europea, in un secco comunicato del 26 febbraio, dice che il governo etiopico non ha accettato il rapporto, critico, degli osservatori europei sulle precedenti elezioni, dunque non c’è ragione di mandare una missione per le elezioni prossime, tanto più che non ha ricevuto nessun invito dal governo interessato. Ci saranno però 50 osservatori mandati dall’Unione africana.
Nei giorni scorsi Redwan Hussein, il ministro incaricato della comunicazione governativa, ha dichiarato che la mancanza di osservatori occidentali non inficia la legittimità delle elezioni che sono state preparate in modo trasparente, perciò non si aspetta problemi, tanto meno proteste, di nessun genere. D’altra parte le elezioni sono visibili a tutti e chi vuole può andare a vedere. Dichiarazioni che si commentano da sé.

Crescita diseguale
L’Etiopia va alle urne nel pieno di un boom economico evidente, con un Pil che è aumentato di almeno il 10% all’anno negli ultimi cinque anni, performance notevole, anche tenendo conto che la base di calcolo rimane una delle più basse del mondo. Ma altrettanto notevole è il divario, crescente, tra i ceti urbani e quelli rurali, tra i pochi che godono dei dividendi del galoppante sviluppo economico e i moltissimi che rimangono con un pugno di mosche, sempre più piccolo.
Stante il contesto con cui si va al voto, non pare davvero che le prossime elezioni possano segnare un cambiamento di rotta nelle politiche governative.

Nel suo ultimo numero di maggio 2015, Nigrizia ha dedicato un dossier all’Etiopia in vista delle vicine elezioni, dal titolo: “L’impero rialza la testa”.

Nella foto in alto una parata militare nella capitale Addis Abeba.  Nella foto sopra l’attuale primo ministro etiopico, Hailemariam Desagn.