Etiopia / Ogaden

Almeno 40 persone sono state uccise da forze paramilitari nell’Etiopia orientale durante il fine settimana. Lo ha annunciato oggi un alto funzionario regionale, nell’ultima ondata di violenze scatenate dalle divisioni etniche.

A settembre 2017 disordini scoppiati lungo il confine tra le province Somala e Oromia, hanno causato la fuga di quasi un milione di persone, anche se la violenza si era placata ad aprile.

Lunedì, il portavoce dell’amministrazione regionale di Oromia, Negeri Lencho, ha detto che uomini dotati di armi pesanti appartenenti alla Liyu Police – una milizia locale formata una decina di anni fa per contrastare il movimento di liberazione dell’Ogaden che chiede il ritorno della regione alla Somalia – hanno compiuto attacchi transfrontalieri nel distretto orientale di Hararghe.

“Non sappiamo ancora perché le forze di Liyu abbiano fatto irruzione sabato e domenica”, ha detto riferendosi ai soldati paramilitari. “Ma sappiamo che tutte le vittime erano di etnia Oromo”.

Il 4 agosto, la folla aveva saccheggiato proprietà appartenenti a minoranze etniche nella capitale della regione somala, Giggiga. Il governo centrale ha detto che i disordini – che hanno provocato almeno 29 morti – erano stati alimentati da funzionari regionali in contrasto con le autorità centrali.
Le forze di Liyu sono considerate leali al presidente della regione somala, Mohamoud Omar, che da allora si è dimesso.

In un incidente separato, una folla di migliaia di persone che hanno partecipato a una visita di un importante attivista politico nella città di Shashemene ha ucciso tre persone domenica, hanno riferito funzionari del governo regionale di Oromia.

L’evento è stato organizzato per celebrare il ritorno in Etiopia di Jawar Mohammed, popolare attivista Oromo e direttore esecutivo della rete Oromia Media che era stato in esilio negli Stati Uniti, ma che ha svolto un ruolo chiave nella mobilitazione dei giovani di Oromo attraverso i social media. (Africanews / Voice of America)