Ultime battute per la campagna elettorale
Circa 30 milioni di etiopici andranno ad eleggere, domenica, il nuovo parlamento. Favorito il partito del premier uscente, Meles Zenawi, candidato per un altro mandato. Dopo l’esperienze delle violenze che seguirono le scorse elezioni, nel 2005, il controllo e la repressione delle forze di sicurezza si sono fatti più stringenti.

Si vota domenica in Etiopia, per eleggere i membri del parlamento i quali poi nomineranno il primo ministro. Si vota in un clima di grande tensione. Mercoledì sera è infatti esplosa una bomba, piazzata su un autobus che era appena arrivato a destinazione, nella città di Sheraro, vicino al confine con l’Eritrea. È di 13 feriti il bilancio delle vittime. Un altro attentato simile aveva ucciso la settimana prima 5 persone e per entrambi non ci sono state rivendicazioni. Addis Abeba però attribuisce all’eterno nemico, la vicina Eritrea, la volontà di destabilizzare il paese foraggiando l’opposizione interna e i gruppi separatisti della regione dell’Ogaden.
Le elezioni del 2005 si sono concluse in un bagno di sangue, con circa 200 persone uccise nelle manifestazioni seguite alla pubblicazione dei risultati. Questa volta, il premier Meles Zenawi (nella foto), al potere dal 1991, non intende farsi cogliere impreparato. Ed è per questo che tutta la campagna elettorale è stata segnata da abusi, violenze ed omicidi politici. Nelle ultime settimane sono morte sei persone, tra attivisti e candidati dei partiti di maggioranza ed opposizione, che si sono accusati reciprocamente di uccidere i candidati e i sostenitori delle rispettive formazioni politiche.

 

Sono stati creati oltre 42mila uffici elettorali e si prevede che saranno circa 30 milioni gli etiopici che si recheranno alle urne. La campagna elettorale è iniziata nel mese di dicembre in seguito all’approvazione del nuovo codice di condotta elettorale, firmato ad ottobre ad Addis Abeba. L’accordo è stato sottoscritto da Zenawi, per il Fronte rivoluzionario per la democrazia del popolo etiopico (Frdpe), e i capi dei tre maggiori partiti di opposizione: Hailu Shawel presidente del Partito dell’Etiopia Unita (Peu), Lidetu Ayalew, leader del Partito democratico etiopico (Pde) e Ayele Chamiso presidente del Partito etiopico per l’unità e la giustizia (Peug).
I risultati delle elezioni saranno promulgati il 21 giugno. Molti parlano di un voto dall’esito scontato. Zenawi sarà, infatti, quasi certamente confermato. Si tratta di capire ora con quali margini.

 

Il Medrek, la principale coalizione di opposizione nel paese, raccoglie otto partiti e mette in campo 421 candidati.
La regione di Oromia, è una di quelle in cui lo scontro politico è più sentito. Questa è, infatti, considerata dagli analisti una regione chiave per lo sviluppo economico del paese: qui si concentrano i maggiori investimenti provenienti dall’estero, in particolare dagli Stati Uniti. Tra i leader del Medrek c’è, quindi, Merara Guaina, capo del Congresso del Popolo Oromo (Opc), che si batte per l’autodeterminazione del gruppo etnico più numeroso di tutta l’Etiopia. Gli Oromo sarebbero circa 27 milioni. Gudina accusa il governo di aver impedito ai membri dell’opposizione l’accesso ai media pubblici e avere ordinato l’arresto di molti rappresentanti di partito.
A controllare il voto domenica ci saranno anche gli osservatori dell’Unione Europea, una missione finanziata con otto milioni di euro.

 

(L’intervista a Giuseppe Magri, italiano, volontario, che per anni ha vissuto in Etiopia, è stata estratta dal programma radiofonico Focus, di Michela Trevisan)