Economia
Tra Khartoum e Addis Ababa si è formato un asse commerciale solido. Più di 800 imprese sudanesi operano in Etiopia e il capitale investito ammonta a 2,4 miliardi di dollari, ma i vantaggi economici si vedono solo per gli etiopi. Il Sudan ne esce svantaggiato e non è un caso.

Secondo l’agenzia governativa etiopica Ethiopian Radio and Television Agency , il Sudan è diventato il secondo partner commerciale del paese, dopo la Cina.
Per Awad al-Kareem, presidente della Sudanese Investors Society di Addis Abeba, il capitale investito dai suoi soci sarebbe di 2,4 miliardi di dollari. Gli investimenti in Etiopia, secondo al Kareem, sarebbero molto favorevoli, in particolare se paragonati alle difficoltà che si devono affrontare in Sudan, anche solo per acquisire una licenza che abiliti a fare investimenti produttivi o commerciali. Il governo etiopico, invece, ha messo a disposizione un fondo attraverso la Banca di Sviluppo Etiopica per il finanziamento del 70% dell’investimento necessario per progetti di investitori stranieri. La facilità nell’iniziare attività produttive in Etiopia è confermata dalla Banca Mondiale.
Sarebbero più di 800 le imprese sudanesi operanti in Etiopia, in particolare nei settori agricolo, manifatturiero e dell’edilizia.
Anche grazie agli investimenti esteri, l’economia etiopica cresce ad una media che oscilla tra il 5%, 7% all’anno, secondo il Fondo Monetario Internazionale.
L’economia sudanese, invece, è in fortissima crisi, e, a quanto pare, non solo per la riduzione dei proventi dal petrolio, come il governo continua a dichiarare. Infatti, il clima di instabilità politica, l’incertezza della legge e del futuro, la corruzione, motivano l’emigrazione non solo dei capitali e delle capacità imprenditoriali, ma anche dei cervelli. Già nel 2012, secondo stime governative, erano decine di migliaia i sudanesi con qualifiche professionali che avevano lasciato il paese, tra gli altri un migliaio di professori universitari, e dunque non solo laureati senza lavoro, che, secondo stime ufficiali, sarebbero almeno 150.000. I commenti ufficiali al fenomeno dell’emigrazione di persone qualificate sono poi variegati. Accanto a chi si interroga sull’impatto di questa fuga sullo sviluppo del paese si trova chi quantifica in diversi milioni di dollari le loro rimesse, e dunque valuta il fenomeno non del tutto negativo, il che la dice lunga sulla visione complessiva del futuro del paese. Se poi si guarda ad altri dati economici facilmente disponibili, come quelli sull’inflazione, si vede che in giugno il tasso è stato del 45,3%, con una media annua del 31,67%.
Insomma dal confronto con la confinante Etiopia, il Sudan esce decisamente in grande svantaggio e non è un caso.