Gli osservatori Ue criticano il governo
La commissione elettorale nazionale ha già incoronato il primo ministro etiopico Meles Zenawi, come vincitore. Secondo i risultati provvisori, il partito di governo avrebbe vinto pure i governatorati locali. Il capo degli osservatori europei ha parlato di disparità di mezzi nella campagna elettorale, con conseguenze sui risultati elettorali.

Ad appena due giorni dalla chiusura delle urne, in Etiopia, il Fronte democratico rivoluzionario d’Etiopia (Frdpe), partito di governo dal 1991, è già dato in vantaggio in tutte le regioni. Le anticipazioni, scontate, secondo gli analisti, sono state diffuse ieri dalla Commissione elettorale nazionale. Un affluenza record ha portato domenica gli etiopici ad eleggere i deputati del nuovo parlamento e i consiglieri dei nove stati della federazione.

Secondo i dati, ancora parziali, nella capitale, Adis Abeba, il partito al potere avrebbe ottenuto finora poco meno del doppio dei voti del Medrek, principale coalizione di opposizione, e si confermerebbe anche nella regione dell’Oromia, segnata da numerose tensioni pre-elettorali.
I risultati definitivi dello scrutinio sono stati annunciati per il 21 giugno, anche se le polemiche sono iniziate fin da subito.

Oggi il capo degli osservatori dell’Unione Europea, Thijs Berman, dopo aver definito il voto, nel suo complesso, «tranquillo e sereno», ha espresso dubbi sulla regolarità della campagna elettorale e, di conseguenza, sulla validità dei risultati. «Il terreno di confronto, durante queste elezioni, non è stato sufficientemente bilanciato» ha detto Berman, evidenziando la disparità di mezzi tra il partito del premier Meles Zenawi e l’opposizione.

Migliaia di persone hanno manifestato oggi a sostegno del premier, citando slogan come: «Rispettate il nostro voto, rispettate la nostra decisione, rispettate la nostra scelta!».
L’opposizione ritiene Zenawi il principale responsabile di abusi e violenze nei confronti del dissenso politico.

Uno dei suoi più convinti accusatori è sempre stato Berhanu Nega, eletto sindaco di Addis Abeba nel 2005, ora in esilio negli Stati Uniti, dopo essere emigrato in seguito alle persecuzioni seguite alle violenze che hanno segnato la scorsa tornata elettorale.

Già da tempo alcune organizzazioni internazionali, quali Amnesty International e Human Rights Watch, denunciavano gli abusi del governo, accusandolo di non rispettare i diritti umani, di non garantire l’autonomia politica agli oppositori politici e di reprimere la libertà di stampa. Negli ultimi mesi sono stati, infatti, arrestati circa duecento oppositori politici tra cui quattro leader di partito: Muluneh Eyuel, Andargachew Tsigie, Mesfin Aman, Melaku Tefera e Birtukan Mideksa, la prima donna ad essere stata scelta come presidente di una formazione politica.

Per quanto riguarda la libertà di informazione: lo scorso dicembre è stato chiuso il settimanale indipendente “Addis Neger”, costringendo alcuni giornalisti a lasciare il paese perché accusati di terrorismo.
I rapporti delle organizzazioni internazionali, fanno continuo riferimento a episodi di violenze, arresti arbitrari, perquisizioni illegali, arresto di giornalisti e alla restrizione della libertà di associazione, fino ad arrivare ad omicidi politici.

L’Etiopia del premier Zenawi gode, però, dell’appoggio di molti governi internazionali, che la ritengono partner strategico e paese “gendarme” per tutta l’area del Corno d’Africa. Nonostante i risultati importanti raggiunti sul fronte della crescita degli investimenti stranieri, lo sviluppo delle infrastrutture e l’aumento del Pil, l’Etiopia rimane, tuttavia, un paese che deve fare i conti con un grave deficit alimentare e un reddito pro-capite di 900 dollari all’anno.