Sembra aggravarsi di giorno in giorno l’instabilità che da anni è presente in Etiopia, soprattutto negli stati-regione del Tigray e dell’Amhara, dove in seguito al conflitto tra le milizie FANO e l’esercito federale 4 milioni di studenti non potranno sostenere l’esame per accedere all’Università, mentre oltre 3.400 scuole della regione rimangono chiuse.
Perdura anche l’incertezza e l’instabilità nel Tigray dove cresce il rischio di un ulteriore conflitto con il Fronte di liberazione popolare del Tigray (TPLF), tutt’ora diviso al suo interno e dove c’è chi denuncia il tentativo di stabilire un’alleanza strategica con il governo eritreo di Isaias Afwerki in vista di una nuova offensiva contro il primo ministro etiopico Abiy Ahmed e l’esercito federale.
Un conflitto che si giustificherebbe con l’accusa al governo di non aver tenuto fede agli accordi di Pretoria, che nel novembre 2022 hanno posto fine a due anni di guerra civile nella regione settentrionale dell’Etiopia.
Pulizia etnica in Tigray
Secondo il rapporto appena pubblicato dall’organizzazione The Sentry dal titolo Power and Plunder: The Eritrean Defense Forces Intervention in Tigray (Potere e saccheggio: l’intervento delle Forze di difesa eritree in Tigray), l’Eritrea starebbe tra l’altro ora “ricostruendo il suo esercito, rafforzando le sue difese e continuando a destabilizzare i suoi vicini”.
Nel rapporto vengono portate prove che indicano come le Forze di difesa eritree (EDF) abbiano intrapreso e orchestrato operazioni di saccheggio su scala industriale durante e dopo la guerra nella regione del Tigray.
Viene inoltre denunciato un traffico di oro, di antichità artistiche e di esseri umani accompagnato a stupri di gruppo, torture, rapimenti e mutilazioni.
Il rapporto evidenzia la natura e l’entità delle atrocità commesse, osserva infine come molti analisti abbiano concluso che la feroce campagna condotta durante la guerra in Tigray da Asmara, allora a fianco di Addis Abeba, sia equivalsa a una pulizia etnica e potenzialmente a un genocidio.
Scongiurare un nuovo conflitto
“Il Tigray è sull’orlo di un altro conflitto armato, prevenibile, che potrebbe comportare ancora una volta un più ampio intervento militare da parte delle Forze di difesa eritree, ha affermato John Prendergast, co-fondatore di The Sentry, lanciato nel rapporto un forte allarme sulla crescente minaccia di un rinnovato conflitto nella regione.
A tale riguardo, il funzionario di The Sentry ha chiesto un intervento internazionale per scongiurare una nuova guerra, sottolineando il ruolo delle potenze e delle istituzioni globali nella de-escalation.
“È necessaria un’azione urgente da parte degli attori internazionali, tra cui il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e gli stati chiave con influenza nella regione, per impedire una ripresa del conflitto”, ha dichiarato Prendergast.
E ha infine esortato Stati Uniti, Unione Europea e Regno Unito a prendere in considerazione l’imposizione di sanzioni mirate ad alti ufficiali militari eritrei, tra cui il generale di brigata Eyob Fessehaye, il generale di brigata Simon Oqbu e il maggiore generale Romadan Osman Awliya, per il loro presunto ruolo nelle violazioni dei diritti umani nel Tigray.