Si moltiplicano i segnali della temuta escalation oltre i confini etiopici del conflitto riesploso tra lo stato-regione governato dal Fronte di liberazione popolare del Tigray (TPLF) e l’esercito federale di Addis Abeba (ENDF).
I più recenti sviluppi riguardano drastiche misure diplomatiche incrociate.
Dopo aver nuovamente accusato Eritrea ed Egitto – paesi tra loro alleati – di sostenere le milizie multietniche anti-governative guidate dal TPLF e coalizzate nell’Alleanza delle forze popolari etiopiche per la sopravvivenza (EPFCS), l’Etiopia ha ordinato la chiusura della sua ambasciata ad Asmara e l’espulsione di 10 diplomatici eritrei definiti “persone non grate”, “in risposta agli atti di ostilità e belligeranza, diretti e indiretti, dell’Eritrea contro l’Etiopia”.
Poco dopo è stato espulso anche un diplomatico egiziano con la stessa motivazione.
Inevitabile la ritorsione da parte di Asmara e Il Cairo. Quest’ultimo ha a sua volta dichiarato “persona non grata” un consigliere dell’ambasciata etiopica in Egitto, mentre l’Eritrea ha risposto rompendo a sua volta i rapporti diplomatici con il paese vicino.
“L’Eritrea non ha altra scelta se non quella di ricambiare la misura e interrompere ogni legame diplomatico con l’Etiopia, con tutte le conseguenze negative che ciò comporta”, ha dichiarato il ministero degli Esteri in un comunicato.
Eritrea ed Egitto hanno sempre negato un loro coinvolgimento nel conflitto.
Ad accusare l’Eritrea è stato anche Ahmed Hussein, vicegovernatore dell’Afar, dove pure si sta combattendo, che ha dichiarato a Al Jazeera che l’Eritrea ha dispiegato suoi militari nella regione a sostegno dell’Alleanza, ritenendola responsabile della sicurezza dei civili nelle aree controllate dalle milizie di opposizione.
Da tempo Addis Abeba accusa Eritrea, Sudan e Egitto di sostenere gli stati-regione di Tigray e Amhara contro il governo centrale del primo ministro Abiy Ahmed con finanziamenti, armi e addestramento militare, mentre il Sudan denuncia dal canto suo il sostegno dato dall’Etiopia, in alleanza con gli Emirati Arabi Uniti, alle Forze di supporto rapido (RSF) che combattono contro il regime militare di Khartoum.
Droni su Addis Abeba?
L’escalation di questi giorni è seguita a una serie di esplosioni avvenute la notte tra il 30 settembre e il 1° ottobre ad Addis Abeba, poche ore dopo che il governo aveva vietato il sorvolo di droni sulla capitale e sulle aree circostanti.
Una fonte legata all’EPFCS ha poi dichiarato all’agenzia Reuters che l’Alleanza ribelle ha effettuato diversi attacchi con droni sulla capitale, alcuni dei quali contro il quartier generale dell’esercito. Notizia che non è stata però al momento confermata da fonti indipendenti.
Proprio il presunto uso di droni da parte delle milizie verrebbe letto dalle autorità etiopiche come la prova di un rafforzato sostegno estero all’Alleanza anti-governativa.
Soldati richiamati al nord
La guerra su più fronti intentata dall’Alleanza sembra intanto mettere in difficoltà le forze armate.
Tra le misure per consolidare il contrasto militare ai ribelli, Addis Abeba starebbe quindi pianificando il ritiro di circa 3.000 soldati finora di stanza in Somalia, per dispiegarli nel conflitto in corso nel nord del paese.
Altre truppe, a tale proposito, sono già state spostate verso nord anche dalla regione dell’Oromia, nel sud del paese, lasciando scoperte intere aree che le milizie oromo operanti nelle foreste meridionali hanno potuto occupare, secondo la testimonianza di agenti pastorali che hanno dovuto abbandonare le attività delle missioni fuggendo, così come parte della popolazione, per evitare l’incontro con i miliziani. Inizio modulo
Nuovi appelli al dialogo
Inascoltato finora l’appello alla moderazione e al dialogo fatto nella serata di ieri dalla Commissione dell’Unione Africana che ha invitato Etiopia, Eritrea ed Egitto ad astenersi da azioni o dichiarazioni che potrebbero esacerbare le tensioni e compromettere la pace e la stabilità regionali.
Mercoledì, durante l’Udienza Generale, anche papa Leone ha affermato di seguire la situazione “con profonda preoccupazione” e ha esortato tutte le parti ad abbandonare lo scontro armato. Ha inoltre invitato la comunità internazionale a fornire tempestiva assistenza umanitaria alle persone colpite dalla ripresa delle ostilità.