Etiopia / Lavoro

Le operaie e gli operai più sfruttati al mondo lavorano nelle industrie tessili dell’Etiopia: lo rivela uno studio pubblicato ieri da un centro americano, il New York university Stern center for business and human rights, che mette a confronto orari e salari in tutto il mondo.

Nel rapporto gli esperti denunciano le responsabilità di H&M, Gap, Calvin Klein e Tommy Hilfiger, marchi globali presenti nel parco industriale di Hawassa, un distretto specializzato nel sud del paese dove sono impiegati circa 25mila operai e operaie.

“Il desiderio del governo di Addis Abeba di attrarre investimenti stranieri ha spinto a promuovere livelli salariali di base inferiori a quelli di qualunque altro paese produttore di abbigliamento” si legge nello studio: “Ora la retribuzione è equivalente a 26 dollari al mese, una cifra che non permette ai lavoratori di garantirsi vitto, alloggio o mezzi di trasporto dignitosi”.

Secondo stime rilanciate dalla stampa internazionale, in Cina gli operai tessili guadagnano in media circa 340 dollari al mese. In Kenya la paga non supera invece i 207 dollari ma resta comunque otto volte più elevata rispetto ai livelli del parco industriale di Hawassa.

Lo scorso aprile un rapporto dell’organizzazione per i diritti dei lavoratori Workers rights consortium (Wrc) denunciava che gli operai e le operaie etiopiche che fabbricano abiti per la compagnia statunitense Phillips-Van Heusen Corporation (PVH) – che produce abiti per marchi come Tommy Hilfiger e Calvin Klein – sono sottoposti ad abusi e sottopagati. (Agenzia Dire)