L’Etiopia inaugura la grande diga della rinascita - Nigrizia
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L’imponente impianto idroelettrico sul Nilo Azzurro è da 14 anni fonte di tensione con Egitto e Sudan
L’Etiopia inaugura la grande diga della rinascita
Il varo della GERD segna una radicale riorganizzazione delle dinamiche di potere nel bacino del Nilo
09 Settembre 2025
Articolo di Redazione
Tempo di lettura 4 minuti
Il primo ministro etiope Abiy Ahmed con un funzionario davanti alla GERD

Quattordici anni dopo la posa della prima pietra, l’Etiopia ha inaugurato ufficialmente oggi la sua Diga della rinascita (GERD), un imponente impianto per la produzione di energia elettrica sul Nilo Azzurro che è da oltre un decennio causa di tensione con i paesi a valle: Sudan ed Egitto.

Rinascita e sviluppo

Il progetto, avviato nel 2011 dall’allora primo ministro Meles Zenawi e costato quasi 5 miliardi di dollari, è rimasto il fiore all’occhiello anche dell’amministrazione del successore Abiy Ahmed. Lo sbarramento, alto 175 metri e lungo 1.800, è il più grande del continente e tra i 20 più grandi al mondo.

Si prevede che produrrà oltre 5mila megawatt, il doppio dell’attuale produzione energetica del paese, fornendo elettricità a quasi la metà dei 120 milioni di abitanti. Una parte sarà inoltre esportata nei paesi vicini.

Opportunità condivise

Il governo insiste sul fatto che si tratta di un’infrastruttura cruciale che aiuterà molti etiopi a uscire da una situazione di povertà, contribuendo anche allo sviluppo dell’intera regione.

«La Diga della rinascita non è una minaccia, ma un’opportunità condivisa», aveva dichiarato Abiy al parlamento a luglio. «L’energia e lo sviluppo che genererà non saranno sufficienti a migliorare solo l’Etiopia».

Tensioni regionali

Non sono dello stesso avviso Egitto e Sudan, entrambi fortemente dipendenti dalle acque del Nilo per l’irrigazione e l’elettricità, che ritengono la diga una “minaccia esistenziale”. L’Egitto, in particolare, teme che la GERD possa limitare l’approvvigionamento idrico durante i periodi di siccità e portare alla costruzione di altre dighe a monte.

Il Nilo Azzurro è infatti un vitale affluente del fiume Nilo, al quale apporta circa l’80% delle risorse idriche.

In concomitanza con l’inaugurazione della GERD, il ministro degli Esteri Badr Abdelatty ha inviato una lettera al Consiglio di sicurezza dell’ONU descrivendo l’operazione etiope come una “violazione” del diritto internazionale e come “un atto unilaterale illegittimo” che non può essere legittimato.

“Qualsiasi idea sbagliata che il Cairo possa chiudere un occhio sui suoi interessi esistenziali sul Nilo è pura illusione”, si legge nella lettera, in cui si sottolinea che l’Egitto “non permetterà all’Etiopia di imporre un controllo unilaterale sulle risorse idriche condivise”.

Il Cairo si è sempre fermamente opposto alla costruzione dello sbarramento, sostenendo che violi i trattati risalenti all’epoca coloniale britannica (del 1929 e del 1959, raggiunti senza il coinvolgimento di Addis Abeba) che concedono all’Egitto una posizione di privilegio in merito alle quote d’acqua spettanti (il 75%) e il diritto di veto sui progetti a monte.

Assieme al Sudan, l’Egitto respinge anche il più recente trattato Cooperative Framework Agreement (CFA), relativo all’uso delle acque del Nilo, entrato in vigore nell’ottobre 2024 e sottoscritto da Etiopia, Rwanda, Sud Sudan, Uganda, Tanzania e Repubblica democratica del Congo.

Citando la sentenza della Corte internazionale di giustizia (ICJ) che nel 1989 ha stipulato che gli accordi sull’acqua godono della stessa immutabilità degli accordi sui confini, ovvero non possono essere revocati o modificati senza il consenso di tutte le parti interessate, Il Cairo ha sempre chiesto che venisse raggiunto un accordo giuridicamente vincolante con l’Etiopia (e col Sudan) sul riempimento e la gestione operativa della diga.

Ma per oltre un decennio tutte le trattative sono fallite e il governo di Abiy Ahmed ha tirato avanti per la sua strada, iniziando nel 2020 il riempimento dell’enorme bacino, effettuato in più fasi e concluso quest’anno.

Ricerche indipendenti finora sembrano dare ragione all’Etiopia, visto che non sono state registrate interruzioni significative del flusso idrico a valle, in parte grazie alle precipitazioni favorevoli e al cauto riempimento dell’invaso.

Nuove dinamiche di potere

L’inaugurazione ufficiale della GERD costringe ora l’Egitto, e l’alleato Sudan, a prendere atto della radicale riorganizzazione delle dinamiche di potere nel bacino del Nilo. Un cambio di fronte irreversibile che sposta decisamente il baricentro dall’Egitto all’Etiopia.

E non pare casuale la concomitanza tra le celebrazioni per la GERD e l’avvio, ieri ad Addis Abeba, del secondo vertice africano sui cambiamenti climatici (ACS2), un forum di alto livello che quest’anno pone l’accento, tra l’altro, proprio sulla cooperazione regionale e la gestione sostenibile delle risorse.

Secondo l’Unione Africana, oltre 100 milioni di persone in tutto il continente sono a rischio immediato di disastri legati al clima, mentre i conflitti per l’accesso alle risorse idriche continuano ad aumentare.

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