Etiopia / Energia

E’ stata inaugurata venerdì scorso in Etiopia la diga Gibe III. La diga fa parte di un complesso di sbarramenti e impianti idroelettrici sul corso del fiume Omo, costruito dalla ditta italiana Salini Impregilo. E’, per ora, la più grande del paese – una più grande, conosciuta come Grande diga della rinascita (Gerd) è ancora in costruzione -.  La Gibe III è alta 250 metri e lunga alla sommità 630. E’ costata 1,5 miliardi di euro: il 60% proveniente da un prestito della Banca della Cina per l’Import-Export e il resto finanziato dal governo etiopico stesso. Altri potenziali finanziatori, tra cui la cooperazione italiana e la Banca europea per gli investimenti, si sono ritirati dalla cordata a causa delle pressioni della società civile, per le valutazioni negative sull’impatto ambientale e sociale dell’impianto.

La Gibe III ha creato un invaso della capacità di 15 miliardi di metri cubi d’acqua, pari alla metà del lago Tana, il più grande dell’Etiopia. Produrrà 1.870 Mw, raddoppiando quasi la produzione di energia elettrica del paese. L’energia prodotta sosterrà, secondo i piani del governo, lo sviluppo industriale del paese, ma servirà anche per l’esportazione. L’Etiopia infatti vende già energia elettrica a Kenya, Sudan e Gibuti ed ha siglato accordi anche con Tanzania, Rwanda, Sud Sudan e Yemen. Secondo il piano di sviluppo 2015 – 2020, Addis Abeba si propone di raggiungere la produzione di 17.346 Mw da impianti idroelettrici, eolici e geotermali, diventando così il maggior produttore e fornitore regionale di un bene strategico come l’energia. Il complesso di dighe ha però devastato l’ecosistema e le popolazioni che vivevano lungo il fiume Omo. (Reuters)