A pochi mesi dalla competizione elettorale fissata in Etiopia per il prossimo 1° giugno, si aggrava la stretta governativa nei confronti del media indipendenti, dei difensori dei diritti umani e delle voci critiche.
L’Autorità etiopica per i media (EMA) ha revocato, a partire dal 24 febbraio, il certificato di registrazione online del magazine indipendente Addis Standard, che accusa di “diffondere ripetutamente resoconti che compromettono l’etica dei media, violano le leggi etiopi e mettono a repentaglio gli interessi nazionali del paese e del suo popolo”.
Una decisione che ha suscitato la reazione del Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ), che ha chiesto alle autorità l’immediato ripristino del diritto ad operare da parte della testata informativa, tra le più seguite nel paese.
Secondo i dati di Reporter senza Frontiere l’Etiopia, numericamente seconda nazione africana con i suoi 130 milioni di abitanti, è classificata al 145esimo posto su 180 paesi nell’indice relativo alla libertà di stampa.
«La revoca della licenza ad Addis Standard fa parte di una campagna deliberata per smantellare il giornalismo critico in Etiopia. Le autorità devono ripristinare immediatamente la registrazione dell’emittente e porre fine al loro crescente attacco alla stampa», ha dichiarato Angela Quintal, direttrice del CPJ Africa.
«Questa non è una regolamentazione, è una ritorsione. Basandosi su vaghe disposizioni relative a “interesse nazionale” e “etica dei media”, l’Autorità etiopica sta mettendo a tacere il giornalismo indipendente», ha concluso.
L’EMA non ha per ora dato alcuna spiegazione alla richiesta di chiarificazioni da parte del CPJ.
Da ricordare che nelle carceri etiopiche sono rinchiusi da circa tre anni quattro giornalisti e giornaliste accusati di terrorismo, reato che prevede anche la pena capitale, benché in Etiopia sia stata applicata solo in rarissimi casi.
Il caporedattore di Addis Standard, Yonas Kedir, ha dal canto suo respinto la decisione di EMA, affermando che la testata non ha mai ricevuto alcuna notifica formale di violazioni da parte dell’Autorità. E ha affermato che l’editore sta valutando le opzioni legali per garantire il giusto processo.
Addis Standard, fondato nel 2011, è molto seguito per il suo giornalismo politico critico e questa decisione impedirà alla testata giornalistica di operare legalmente in Etiopia.
La recente presa di posizione dell’EMA conferma, peraltro, il crescente processo di repressione delle voci indipendenti e critiche verso il governo, posto in atto in Etiopia nell’ultimo anno.
Già nell’aprile 2025, la polizia etiopica aveva infatti fatto irruzione nella redazione di Addis Standard e nell’abitazione di un membro dello staff, arrestando tre dirigenti e sequestrando varie attrezzature.
Da segnalare che la testata era stata tra l’altro bandita per un lungo periodo nel luglio 2021, dopo che la licenza del suo editore era stata revocata.
Nel dicembre 2025, d’altro lato, era stata sospesa la licenza dei corrispondenti locali di Deutsche Welle e ai corrispondenti della BBC non sono erano state rinnovate le credenziali. In seguito era stato revocato temporaneamente il permesso di operare di Wazema Radio.
Qualche giorno fa, infine, era stato impedito a un giornalista dell’Agenzia France Presse (AFP) di recarsi nella regione del Tigray ed era stato rifiutato il rinnovo dell’accredito di lavoro a tre giornalisti di Reuters dopo che l’agenzia aveva pubblicato una loro inchiesta sulla presenza, nello stato nord-occidentale di Benishangul-Gumuz, di una base di addestramento militare di membri delle Forze di supporto rapido (RSF), le milizie sudanesi comandate dal generale Mohamed Hamdan Dagalo (detto Hemeti) che combattono da ormai quasi tre anni contro l’esercito di Khartoum.