Si moltiplicano i segnali di un progressivo restringimento dello spazio democratico in Etiopia. Ultima in ordine di tempo è una proposta di emendamento alla legge relativa alle attività delle organizzazioni della società civile per lo sviluppo.
La Federazione internazionale per i diritti umani (FIDH) e l’Organizzazione mondiale contro la tortura (OMCT), infatti, nell’ambito dell’Osservatorio per la protezione della difesa dei diritti umani (OPDU), hanno espresso profonda preoccupazione per la nuova proposta che, se approvata, limiterebbe significativamente l’indipendenza, le attività e la sopravvivenza stessa delle organizzazioni della società civile (OSC) nel paese.
E rappresenterebbe un grave passo indietro riguardo allo spazio civico, minando i diritti alla libertà di associazione, di espressione e di accesso alla giustizia.
Da notare che già in passato era stata introdotta una legge restrittiva nei confronti delle organizzazioni della società civile per lo sviluppo, la cosiddetta Proclamazione n. 621 del 2009, che aveva fortemente limitato i finanziamenti esteri alle organizzazioni della società civile impegnate in questioni relative ai diritti umani e alla governance.
Ora, questo nuovo emendamento legislativo proposto dall’Autorità etiopica per le organizzazioni della società civile (ACSO), rafforzerebbe drasticamente il controllo statale sul lavoro e sul finanziamento delle OSC.
Il ministero della Giustizia e l’ACSO, in base al provvedimento, si assumerebbero infatti il diritto di intervenire negli affari interni delle organizzazioni indipendenti, imponendo pesanti oneri amministrativi e limitando arbitrariamente l’accesso ai finanziamenti, soprattutto di provenienza estera, in particolare per i gruppi impegnati nella difesa della democrazia o in attività legate all’organizzazione delle elezioni.
Da sottolineare che questa proposta di legge si inserirebbe nel contesto di una repressione già posta in atto. Nel 2024, ad esempio, oltre 1.500 organizzazioni sarebbero state chiuse per inadempienze amministrative, spesso legate a limitazioni di risorse e barriere burocratiche, piuttosto che per illeciti deliberati.
Va aggiunto, tuttavia, che molte di queste organizzazioni erano piccole, basate sulla comunità locale, spesso sotto-finanziate e già in difficoltà nell’adempimento degli obblighi di segnalazione previsti dal precedente quadro giuridico.
La bozza conferisce all’ACSO nuovi poteri per emettere ordini di sospensione in caso di “sospetto di una grave violazione della legge”, senza possibilità di appello alla giustizia.
L’emendamento introduce anche restrizioni per le organizzazioni straniere e di origine straniera, vietando loro di impegnarsi “direttamente o indirettamente” in attività di advocacy politica, educazione elettorale, osservazione elettorale o qualsiasi attività correlata alle elezioni.
L’Osservatorio per la difesa dei diritti umani non ha mancato di sollecitare i partner internazionali e regionali dell’Etiopia a coinvolgere le autorità etiopiche in un dialogo diplomatico al fine di respingere le restrizioni proposte dall’emendamento, denunciando tra l’altro la crescente repressione della società civile e invitando a promuovere meccanismi di protezione per chi difende i diritti umani.
L’Ethiopian Human Rights Defenders Center (EHRDC), dal canto suo, aveva recentemente dichiarato che diversi leader delle organizzazioni della società civile sono fuggiti dal paese a causa di “intensificate intimidazioni e minacce”, citando un “deterioramento dello spazio civico”.
Tale sviluppo aveva fatto seguito alla sospensione, a novembre dello scorso anno, di tre importanti organizzazioni per i diritti umani – Center for Advancement of Rights and Democracy (CARD), Lawyers for Human Rights (LHR) e Association for Human Rights in Ethiopia (AHRE) – da parte dell’autorità per la società civile.
A tale riguardo, Amnesty International aveva condannato le politiche restrittive, definendole parte di una “crescente repressione”, e avvertendo che lo spazio civico si sta riducendo proprio mentre il paese si trova ad affrontare un’escalation dei conflitti interni e diffuse violazioni dei diritti.