Etiopia

Più di 100 persone sono state uccise durante la recente ondata di proteste da parte dei contadini Oromo in Etiopia, lo denuncia Human Rights Watch (Hrw).

L’ong per i diritti umani cita diversi attivisti secondo cui “le forze di sicurezza hanno ucciso almeno 140 manifestanti e ne hanno feriti molti altri”. Hrw ha chiesto alle autorità di Addis Abeba il rilascio del leader politico Oromo, Bekele Gerba, il vice presidente del Congresso federalista degli Oromo. L’uomo è in carcere dal  23 dicembre e Hrw sostiene che attualemente non si sa dove si trovi esattamente. Il 54enne è stato prima ricoverato in un ospedale dopo il suo arresto, poi  portato al famigerato carcere Maekelawi, “dove la tortura e altri maltrattamenti sono di routine” dice Hrw. Successivamente se ne sono èperse le tracce.

Lo scorso dicembre violente proteste e scontri di piazza erano scoppiati in alcune città dello Stato dell’Oromia innescati dal timore che una ridefinizione dei confini amministrativi di Addis Abeba possa privare i contadini delle proprie terre.

Per disperdere le proteste gli agenti della polizia anti-sommossa etiope hanno utilizzato gas lacrimogeni e esploso colpi d’arma da fuoco. Provocando feriti e una decina di vittime, secondo quanto avevano riportato fonti ufficiali di Addis Abeba. Ong come Hrw avevano subito parlato di molte più vittime.

Disordini si erano verificati già lo scorso anno e si erano conclusi con un bilancio di otto vittime secondo il governo e decine secondo ong e fonti indipendenti. Con 27 milioni di abitanti lo Stato di Oromia è il più popoloso dell’Etiopia. La comunità che lo abita, perlopiù di religione musulmana, è tradizionalmente ai margini delle decisioni politiche a livello federale. (Bbc)