Etiopia: la polizia accusa l’Eritrea di fornire armi alle milizie amhara
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Asmara nega di essere dietro a un maxi sequestro di munizioni, sostenendo che Addis Abeba stia cercando un pretesto "per giustificare la guerra”
Etiopia: la polizia accusa l’Eritrea di fornire armi alle milizie amhara
16 Gennaio 2026
Articolo di Redazione
Tempo di lettura 3 minuti
Il presidente eritreo Isaias Afwerki (a destra) con il primo ministro etiope Abiy Ahmed durante la sua prima visita in Etiopia dopo la firma della pace tra i due paesi nel luglio 2018

Venti di guerra continuano a soffiare in Africa orientale tra Asmara e Addis Abeba.

In Etiopia lo scorso 14 gennaio la polizia federale ha annunciato d’aver sequestrato un carico di 57mila munizioni nella città di Woldia, nella regione Amhara, sostenendo che la spedizione proveniva dall’Eritrea ed era destinata a gruppi armati operanti in Etiopia, presumibilmente ai ribelli amhara del gruppo FANO, nel contesto delle tensioni tra i due paesi.

La polizia ha affermato di aver intercettato, in coordinamento con altri organi di sicurezza, un camion merci a un posto di blocco e di aver arrestato due persone.

Un’ulteriore supposizione è che il veicolo stesse viaggiando dalla capitale della regione del Tigray, Makalle, verso Shewa Robit, in Amhara. Secondo la dichiarazione, un’indagine preliminare avrebbe indicato che le munizioni erano state trasportate segretamente dalla vicina Eritrea.

La polizia ha quindi accusato il Fronte popolare di liberazione del Tigray (TPLF), che governa il Tigray e i cui rapporti con Addis Abeba sono da tempo deteriorati, di aver facilitato il trasferimento.

Secondo quanto riferito dalla polizia, le munizioni sequestrate includevano 41.999 proiettili Kalashnikov, 14mila proiettili Bren e 800 proiettili DShK, che secondo le autorità erano camuffati da cemento e materiale da costruzione.

La polizia federale ha descritto il traffico di armi come parte di un tentativo in corso da parte di attori interni ed esterni di minare la sicurezza nazionale dell’Etiopia, affermando che tentativi simili erano stati sventati in passato.

Il ministro dell’Informazione eritreo Yemane Gebremeskel ha negato l’accusa, sostenendo che il Partito della Prosperità (PP) del primo ministro etiope Abiy Ahmed abbia cercato un pretesto “per giustificare la guerra che non vede l’ora di scatenare da due lunghi anni”.

L’episodio è stato letto nel contesto della rinnovata tensione diplomatica tra Addis Abeba e Asmara.

A inizio settimana, infatti, il presidente eritreo Isaias Afwerki, alla televisione di stato aveva accusato apertamente l’Etiopia di voler scatenare un nuovo conflitto con il suo paese, respingendo peraltro le narrazioni che collegano le tensioni in atto tra i due paesi alla richiesta etiopica finora negata di accesso al Mar Rosso.

Isaias nell’occasione – benché i funzionari etiopici abbiano smentito con decisione che l’Etiopia coltivi intenzioni ostili nei confronti del paese limitrofo – ha affermato che il governo di Addis Abeba sta importando droni e altri armamenti per prepararsi a scatenare un conflitto.

Ha inoltre sostenuto che il processo di militarizzazione, finanziariamente foraggiato da paesi esterni, è alla radice dei perduranti conflitti interni nei vari stati regionali del paese: Amhara, Tigray, Afar, Benishangul-Gumuz e Oromia come pure nella controversia con la Somalia.

Addis Abeba, dal canto suo, da molti mesi ha descritto l’Eritrea come “il principale artefice” delle attività destabilizzanti nel Corno d’Africa, e lo scorso ottobre il ministro degli Esteri Gedion Timothewos, in una lettera al segretario generale delle Nazioni Unite Antònio Guterres, aveva accusato Asmara di fornire sostegno finanziario, materiale e politico ai gruppi armati etiopici.

E pur affermando che l’Esercito federale etiopico stava esercitando “la massima moderazione”, aveva avvertito che tale posizione non avrebbe potuto durare all’infinito.    

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