Etiopia: raffiche di arresti dopo l’uscita del nuovo album di Teddy Afro
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In manette anche la portavoce e assistente manager del popolare musicista
Etiopia: raffiche di arresti dopo l’uscita del nuovo album di Teddy Afro
Una stretta repressiva senza precedenti in vista delle elezioni di giugno, con decine di giovani sorpresi dagli agenti ad ascoltare la musica del popolare artista
22 Aprile 2026
Articolo di Giuseppe Cavallini
Tempo di lettura 5 minuti

Avevo incontrato e conosciuto Teddy Afro, nome d’arte per Tewodros Kassahun Germamo, prima delle elezioni del 2005 in Etiopia, che sfociarono in gravi violenze post-elettorali tra il governo dell’allora premier Meles Zenawi e i partiti di opposizione che accusarono di brogli il governo in carica. Teddy stava emergendo tra gli artisti di maggiore successo che si erano esibiti nello stadio di Addis Abeba, per l’appunto, in vista della competizione elettorale.

Nel breve colloquio avuto con lui prima del concerto la mia impressione era stata di un giovane cantautore molto coraggioso e desideroso di servirsi della sua musica per trasmettere soprattutto messaggi positivi, senza disdegnare di prendere posizione di fronte a quanto riteneva ingiusto, allorché i governanti agivano più per il proprio interesse che per il bene della gente.

In effetti, proprio per questo venne arrestato nel 2018, scontando una pena di oltre un anno per un presunto incidente stradale, un fatto che, secondo i suoi fan, era stato strumentalizzato e motivato politicamente dal tribunale che l’aveva condannato.

Da allora Teddy Afro è divenuto il cantautore etiopico, ora quasi cinquantenne, tra i più seguiti e ascoltati nello scenario musicale nazionale e della diaspora etiopica. Nel suo album più recente, dal titolo Etorika, il brano Das Tal (Montare la tenda) è divenuto virale negli ascolti, circa 70 milioni dopo solo cinque giorni dall’uscita, il 16 aprile, a testimonianza sia della popolarità dell’artista che dell’interesse del pubblico per il messaggio che contiene velate denunce sull’attuale scenario etiopico.

Dopo l’arresto di 138 giovani ad Addis Abeba – molti dei quali minorenni, accusati di vari reati, tra cui presunti legami con al-Shabaab, l’ISIS e gruppi armati – dopo il lancio del nuovo album e alcuni sorpresi ad ascoltare le canzoni di Teddy, è stato fermato anche Youssuf Yasin, da molto tempo in amicizia stretta con Teddy e senza un particolare coinvolgimento nella produzione dell’album incriminato.

Da ultimo, il 21 aprile, è stata arrestata senza preavviso in un hotel nei pressi dell’aeroporto di Bole dove risiedeva da un mese circa, Mahlet Solomon, portavoce e assistente manager del cantautore. Mahlet, che stava rientrando in Austria dove risiede ordinariamente, è stata fermata con l’accusa di “coinvolgimento in episodi di corruzione”. La donna, riferisce il sito informativo Borkena, pare non avere alcuna storia di attivismo o coinvolgimento in politica, limitando il suo lavoro all’ufficio comunicazioni di Teddy Afro.

Va tra l’altro sottolineato che le autorità di governo avevano vietato, su pressione dell’Autorità etiopica per i media, l’organizzazione di una conferenza stampa di lancio del nuovo album nei giorni precedenti la sua uscita.

La reazione a tale divieto, prima degli arresti, era stata molto forte da parte dei social media, e i fan di Teddy e alcuni gruppi politici, come la Coalizione per l’unità etiopica (CUD), hanno condannato la restrizione come una palese violazione della libertà di espressione.

Nomi dei fermati, luoghi e circostanze degli arresti da parte della polizia federale e delle forze di sicurezza, non sono stati fino ad ora comunicati.

I funzionari del NISS (il Servizio nazionale di sicurezza e statistica), hanno dichiarato – senza darne prova alcuna – che le persone sospettate “avevano ricevuto da qualcuno un mandato specifico e stavano pianificando di sabotare le imminenti elezioni nazionali”.

E agenti dei servizi di intelligence hanno aggiunto che gli arrestati “fornivano ai gruppi armati del paese munizioni, armi da fuoco, apparecchiature radio, telefoni cellulari e schede SIM, e raccoglievano materiale logistico con l’obiettivo di interrompere le elezioni in città e quartieri selezionati e di incitare alla violenza etnica e religiosa”.

Il NISS ha infine dichiarato che alcuni dei fermati conducevano attività criminali tra cui “traffico di esseri umani”, attività collegate a gruppi di al-Shabaab e dell’ISIS, e contrabbando.

Come da lui stesso dichiarato in numerose occasioni, Teddy Afro, dal canto suo, ha sempre sostenuto che la sua musica in realtà intende promuovere l’unità nazionale, l’amore per il paese e talvolta tocca temi storici, e alle volte critiche alle élite al potere in generale, per cui le autorità politiche lo hanno sempre guardato con sospetto, fino a cancellare lungo gli anni numerosi suoi concerti, senza offrire credibili spiegazioni.

Tra le canzoni di maggior successo di Teddy si possono segnalare Yasteseryal, Tikur Sew (2012) ed Ethiopia (2017). Scoppiarono in quel periodo forti proteste popolari che denunciavano l’emarginazione degli oromo, il gruppo etnico maggioritario nel paese, che portò alle dimissioni dell’allora primo ministro Hailemariam Desalegn e alla successiva nomina di Abiy Ahmed, di etnia mista oromo-amhara, che anche Teddy aveva inizialmente appoggiato.

Dopo l’uscita di Etorika, l’artista pubblicò altre tre composizioni: Demo Be Abay (2020), Armash (2021) e Na’at (2022). La canzone Das Tal fa riferimento alle tende che vengono innalzate nelle esequie di chi muore e dietro i versi “ora comprendo l’afflizione e il dolore. Sono diventato come chi non ha paese. Lo spirito dell’essenza etiopica è fuggito lontano”, si può leggere la delusione di chi ha visto un sogno svanire e la tristezza di un paese che viene dichiarato perduto.

Nel 2017, dal canto suo, Teddy stesso aveva dichiarato in un’intervista alla BBC: «Tutta la mia musica si basa sull’amore. Martin Luther King aveva detto: “L’odio non può vincere l’odio, solo l’amore può farlo”. Per uscire dalla tragica situazione in cui versiamo credo fermamente che l’unica scelta per noi sia l’amore».

Dopo gli arresti compiuti, molti attivisti temono che si verificherà una nuova stretta repressiva e che la stessa sorte possa capitare a leader dei partiti di opposizione e giornalisti, in vista delle elezioni nazionali fissate per il prossimo giugno.

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