Centinaia di giovani costretti con la forza ad arruolarsi tra le fila della milizia allineata con il TPLF, il Fronte di liberazione popolare del Tigray, movimento politico-militare già protagonista in Etiopia di un biennale conflitto contro l’esercito di Addis Abeba, concluso nel 2022 con un accordo di pace in gran parte ancora non implementato.
Tra le questioni irrisolte, la presenza di forze eritree e amhara in alcune zone della regione e la frammentazione politica, che continuano ad alimentare tensioni e instabilità.
In due anni, tra il 2020 e il 2022, la guerra civile che ha causato tra i 100 e i 600mila morti e centinaia di migliaia di sfollati, ferite sulla popolazione che sono ancora ben lungi dall’essere sanate.
Ed è una guerra il cui spettro oggi si ripresenta più vivo che mai con le notizie di una campagna di coscrizioni forzate di giovani tigrini.
Arruolamenti forzati
Il bollettino settimanale dell’Unione Europea EEPA (Europe External Programme with Africa), di solito ben informato, riporta che tra il 21 e il 26 maggio “diverse famiglie in varie località della regione, in particolare Shire, Adwa, Enticho, Aksum e Wukro Maray, hanno confermato che i loro figli sono stati arruolati forzatamente, presumibilmente dalle forze tigrine allineate con il TPLF” e che “fonti hanno denunciato il coinvolgimento della polizia del Tigray nell’arruolamento forzato di giovani”.
Le allarmanti notizie sono confermate dal quotidiano etiopico Addis Standard che parla di “campagne organizzate contro i giovani per il reclutamento militare che includono perquisizioni porta a porta, arresti arbitrari e il trasferimento delle reclute in centri di addestramento”.
Diverse le testimonianze raccolte dal sito d’informazione. In particolare quella di un docente universitario di Axum, il quale fa notare che le attività di mobilitazione forzata si sono intensificate nell’ultima settimana nella zona centrale della regione e in particolare intorno alla città.
«Vengono di casa in casa. Se non trovano i giovani che cercano, prendono chiunque trovino o arrestano i familiari», così da costringere i ragazzi a “costituirsi”. Una pratica questa, che ricorda molto da vicino quella attuata da decenni dal regime eritreo per costringere i giovani alla leva.
Lo zampino di Afwerki?
E di una presunta alleanza tra il TPLF e Asmara si parla da tempo, nonostante l’amministrazione di Isaias Afwerki abbia sempre negato un suo coinvolgimento.
Di un “patto di guerra” tra Eritrea e il TPLF aveva parlato lo scorso ottobre anche il ministro degli Esteri etiopico Gedion Timothewos, che in una lettera indirizzata al Segretario generale dell’ONU António Guterrez, sosteneva che i due lavorino insieme in una nuova alleanza chiamata “Tsimdo”.
Un termine, Tsimdo, usato più di recente anche da funzionari dell’esercito (Forze di difesa nazionali etiopi – ENDF), i quali, sempre secondo EEPA, rivolgendosi ai diplomatici stranieri in occasione delle elezioni legislative del 1° giugno, hanno avvertito che “qualsiasi tentativo di rendere operativa la presunta iniziativa Tsimdo incontrerebbe ritorsioni da parte dell’Etiopia, in quanto considerata una minaccia alla sovranità etiope legata all’opposizione”.
Prelevati centinaia di giovani
Tornando alla campagna di rastrellamenti e arruolamenti forzati, altri testimoni sentiti da Addis Standard sostengono che sia particolarmente intensa nel Tigray nord-occidentale e che colpisca in particolare famiglie di ex combattenti e famiglie economicamente vulnerabili.
Una fonte sostiene che i giovani siano trasferiti in un centro di addestramento militare noto come “Seguh”, vicino a Edaga Hamus Tsedya, nella zona centrale del Tigray, e che attualmente circa 400 ragazzi siano sottoposti ad addestramento militare presso il centro, molti dei quali contro la loro volontà. Affermazioni che però non è possibile verificare in modo indipendente.
Una conferma potrebbe arrivare a breve grazie al lavoro di inchiesta di Human Rights First, organizzazione statunitense che sta raccogliendo prove, dopo aver ricevuto “numerose segnalazioni” che indicano che i giovani del Tigray “potrebbero essere soggetti alla coscrizione forzata”.
Elezioni blindate
Alla vigilia di un voto destinato a riconfermare la maggioranza in Parlamento del Partito della Prosperità e la leadership del primo ministro Abiy Ahmed, anche le opposizioni tigrine hanno lanciato grida di allarme per il rischio di un nuovo conflitto nella regione.
In particolare, il Partito per l’indipendenza del Tigray (TIP), in una lettera aperta indirizzata al Consiglio di sicurezza dell’ONU, all’Unione Africana e alle organizzazioni internazionali per i diritti umani, ha accusato il TPLF e i gruppi militari affiliati di aver attuare una “coscrizione forzata di massa” di giovani in tutta la regione, chiedendo un intervento per favorire un de-escalation della tensione.
Per quanto riguarda il voto del 1° giugno, la Commissione elettorale (NEBE) ha fatto sapere che 46 collegi elettorali – di cui 38 nel Tigray e 8 nella regione Amhara – saranno esclusi a causa dell’insicurezza e delle tensioni politiche. La NEBE ha dichiarato che le elezioni in queste zone si terranno in un secondo momento, senza però specificare una data precisa. (MT)