Secondo informazioni diffuse dal quotidiano etiopico Addis Standard, due arcivescovi della Chiesa ortodossa (Tewahdo) in Tigray sono stati posti agli arresti domiciliari ad Aksum, da parte dell’amministrazione tigrina del TPLF, qualche giorno dopo essere sopravvissuti – secondo funzionari della Chiesa – a un tentativo di assassinio.
Si tratta di abune Natnael, arcivescovo della diocesi di Humera, e abune Aregawi, segretario generale del Santo Sinodo della Chiesa ortodossa del Tigray.
Attacco ad Aksum
Membri del Sinodo Menbera Salama Kasate Berhane del Tigray, costituito di recente, hanno confermato che lo scorso 8 luglio alcuni colpi d’arma da fuoco erano stati sparati contro l’abitazione dell’arcivescovo Aragawi dove si trovava abune Natnael.
La polizia di Aksum il giorno dopo ha arrestato tre persone in relazione all’attacco e ha dichiarato di aver rafforzato la sicurezza intorno alle case dei religiosi. Al tempo stesso avevano condotto entrambi gli arcivescovi in commissariato per interrogarli.
Accusati di vari non specificati reati, i due presuli sono stati rilasciati lo stesso giorno dopo che un donatore privato aveva pagato una cauzione di 300mila birr (poco più di 1.800 dollari) per ciascuno.
Isolati ai domiciliari
Ai due vescovi è stato imposto, dopo l’interrogatorio, di rimanere nelle rispettive residenze senza possibilità di muoversi. Secondo le fonti i loro telefoni sarebbero stati disattivati e non sarebbe consentito ai visitatori entrare o uscire dalla casa.
Arruolamenti forzati
Le restrizioni potrebbero essere collegate a alcune recenti dichiarazioni di abune Natnael riguardanti le iniziative di coscrizione militare forzata poste in atto dall’amministrazione tigrina, criticata per il trasferimento di giovani nei campi militari. A tale riguardo abune Natnael ha affermato: «Ho detto ciò che credo sia vero. Sarà utile al paese e alle generazioni future. Non me ne pento».
Finora il tentativo di Addis Standard, di ottenere un commento dall’Amministrazione della Zona Centrale, dall’Ufficio per la Pace e la Sicurezza della città di Aksum e da altre autorità locali non ha avuto esito positivo.
Lo scisma tigrino
Questa vicenda viene da molti inserita nel contesto delle continue tensioni politiche e di sicurezza nel Tigray, dove i leader religiosi hanno espresso crescente preoccupazione per la crescente minaccia di interventi contro le istituzioni religiose, a motivo, per l’appunto, delle critiche verso la coscrizione forzata.
Va ricordato che nel maggio 2023, i leader religiosi tigrini avevano istituito il Tigrayan Orthodox Tewahedo Church (TOTC), rompendo con il Sinodo della Chiesa ufficiale (Ethiopian Orthodox Tewahedo – EOTC) con sede ad Addis Abeba, ordinando illegalmente 10 nuovi vescovi, accusando i vertici nazionali della Chiesa di aver appoggiato l’offensiva governativa nel conflitto con il Tigray del 2020-2022, e di non aver condannato le violenze.
I vescovi tigrini avevano allora affermato che la decisione era nata in seguito al silenzio dell’EOTC mentre in Tigray venivano uccisi sacerdoti, monaci e fedeli, e con la distruzione di molte chiese venne saccheggiato il patrimonio religioso della regione.
Il patriarca della EOTC, abune Mathias, originario egli stesso del Tigray, aveva in seguito, nel 2023, presentato le scuse ufficiali della Chiesa visitando il Tigray con una delegazione di 13 membri del Sinodo nazionale, per fornire il sostegno della Chiesa alla regione e discutere con i leader religiosi locali per trovare modi per ricucire i rapporti.
L’esito alla fine era stato negativo e il patriarca aveva scomunicato alla fine del 2024 i leader ecclesiali tigrini che avevano formalizzato la costituzione del proprio Sinodo indipendente con sede, per l’appunto, ad Aksum.
Le tensioni di questi giorni, legate all’arresto dei due vescovi sopravvissuti al presunto attentato – riguardo al quale non è noto quale posizione abbia assunto il governo di Addis Abeba e i responsabili del Sinodo della EOTC -, contribuiscono a complicare le difficoltà nei rapporti tra le chiese ortodosse del Tigray e il Sinodo nazionale di Addis Abeba.