Etiopia: il TPLF annuncia il reinsediamento dell'amministrazione prebellica in Tigray
Conflitti e Terrorismo Etiopia Politica e Società
Il partito accusa il governo federale di aver violato l'accordo di pace che nel 2022 aveva posto fine a due anni di guerra civile
Etiopia: il TPLF annuncia il reinsediamento dell’amministrazione prebellica in Tigray
21 Aprile 2026
Articolo di Redazione
Tempo di lettura 4 minuti
Il primo ministro Abiy Ahmed (a sinistra) con il presidente del TPLF Debretsion Gebremichael

Accusando il governo federale etiopico di aver violato l’Accordo di Pretoria del 2022, che aveva posto fine a due anni di guerra tra Makallé e Addis Abeba, il TPLF (Fronte di liberazione popolare del Tigray), principale partito dello stato-regione, ha annunciato il 19 aprile di voler reinsediare il governo regionale prebellico, ponendo di fatto fine all’accordo di pace.

In queste ore, temendo una ripresa della guerra civile, diverse persone stanno lasciando la capitale tigrina.

Nella dichiarazione rilasciata dal Comitato centrale del TPLF dopo la riunione tenutasi il 15 e 16 aprile, il presidente del partito, Debretsion Gebremichael, ha affermato che «il Consiglio, eletto da oltre 2,8 milioni di persone, dovrebbe riprendere pienamente il proprio ruolo, ripristinando l’Assemblea di governo del Tigray (il parlamento regionale), sospeso in nome della pace».

Il TPLF accusa Addis Abeba di aver trattenuto i fondi destinati al pagamento degli stipendi dei dipendenti pubblici locali, impedendo così la ripresa post bellica.

Ma il partito denuncia in particolare il tentativo del governo federale di minare l’autonomia costituzionale del Tigray, sostenendo che le decisioni riguardanti lo stato-regione vengono prese a livello centrale, al di fuori dei quadri concordati nell’accordo di pace.

Gli ultimi sviluppi si inseriscono nel contesto di tensioni politiche interne all’amministrazione provvisoria del Tigray, dopo la recente proroga unilaterale, da parte dei Addis Abeba, del mandato del generale Tadesse Worede come amministratore regionale.

Il quale ha difeso la legittimità della sua nomina, affermando che essa è avvenuta nel rispetto del quadro giuridico e istituzionale che disciplina l’amministrazione ad interim.

Tadesse – nominato un anno fa da Addis Abeba alla guida della regione – ha d’altro lato evidenziato l’importanza di concentrarsi su alcune urgenti priorità: il ripristino dei servizi di base, la risposta ai bisogni umanitari e la facilitazione del ritorno delle popolazioni sfollate. E ha ribadito che i disaccordi politici interni non devono ostacolare gli sforzi per stabilizzare la regione e promuovere la ripresa.

Getachew Reda, già portavoce del TPLF ed ex amministratore ad interim dello stato-regione, attualmente consigliere del primo ministro etiopico Abiy Ahmed, ha risposto affermando che la dichiarazione del TPLF costituisce «un chiaro ripudio» della struttura postbellica creata dall’Accordo di Pretoria.

Lo stato tigrino sta intanto subendo le conseguenze dei tagli ai finanziamenti all’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) – la principale fonte di aiuti umanitari per l’Etiopia – operati lo scorso anno dal presidente Donald Trump.

Varie organizzazioni umanitarie, a tale riguardo, affermano che fino all’80% della popolazione necessita di assistenza di emergenza e che la carenza di fondi sta mettendo a dura prova il sistema sanitario.

Un nuovo conflitto avrebbe dunque ripercussioni umanitarie devastanti.

La sanguinosa guerra civile, combattuta tra il 2020 e il 2022, aveva provocato oltre 600mila morti, circa 5 milioni di sfollati e rifugiati, e la distruzione di migliaia di infrastrutture nella regione.

Il conflitto era scoppiato in seguito alla rottura nei rapporti tra il TPLF, trasformatosi in partito politico dopo la caduta del dittatore Menghistu Hailemariam e dominatore della politica etiopica per quasi tre decenni, e Abiy Ahmed, la cui nomina a primo ministro nel 2018 aveva posto fine al dominio del TPLF. La guerra aveva contrapposto le forze federali, allora supportate dall’esercito eritreo, alle milizie tigrine legate al partito.

Negli ultimi mesi Addis Abeba aveva in più occasioni accusato il regime di Asmara di approfittare delle tensioni interne al partito tigrino per fomentare instabilità e scatenare un nuovo conflitto nella regione etiopica di confine. Accuse respinte decisamente dall’ex alleato.

Sul fronte opposto ci sono le mire del primo ministro sul porto eritreo di Assab, prezioso sbocco al mare per l’Etiopia, che Abiy Ahmed un tempo disse di essere disposto ad ottenere anche con le armi.

Nei mesi scorsi a far temere un’escalation militare sono state le notizie di scontri in Tigray con l’esercito federale e di movimenti di truppe mezzi a ridosso della frontiera settentrionale.

Copyright © Nigrizia - Per la riproduzione integrale o parziale di questo articolo contattare previamente la redazione: redazione@nigrizia.it
Africae 2026