Agli appelli fatti negli ultimi quindici giorni al governo saudita dal vescovo cattolico di Adigrat (Tigray) Tesfaselassie Medhin e dal patriarca della Chiesa ortodossa etiopica Abuna Mathias, si è unito quello dell’intera Conferenza episcopale cattolica (CBCE), affinché vengano risparmiati gli oltre 200 cittadini etiopici condannati a morte nel paese del Golfo.
Al termine della sua Assemblea, questa settimana, la CBCE ha espresso grande preoccupazione per il peggioramento della situazione dei migranti etiopici in Medioriente, Africa ed Europa, sottolineando che ogni migrante possiede un’inviolabile dignità umana, indipendentemente dal proprio status giuridico o dalle proprie condizioni economiche.
“Milioni di giovani uomini e donne etiopici lasciano la loro patria non per mancanza di amore per il loro paese, ma alla ricerca di migliori opportunità di lavoro e di condizioni di vita più dignitose”, hanno scritto in un documento finale i vescovi cattolici.
E riferendosi in primo luogo ai migranti etiopici in tutto il mondo: “La loro motivazione è comprensibile, volta a migliorare la propria vita, sostenere le proprie famiglie e, in definitiva, contribuire allo sviluppo del proprio paese” hanno aggiunto i pastori.
Citando il Catechismo della Chiesa Cattolica, i vescovi cattolici hanno ricordato che le nazioni più ricche hanno l’obbligo morale di accogliere i migranti in cerca di sicurezza e mezzi di sussistenza non disponibili nei loro paesi d’origine.
«I migranti non devono essere considerati stranieri o un peso, ma fratelli e sorelle la cui dignità umana deve essere rispettata e protetta», hanno comunicato alla fine dell’incontro i leader ecclesiali.
Ricordando gli oltre 200 cittadini etiopici condannati a morte in Arabia Saudita, si sono poi appellati alle autorità del paese del Golfo «affinché mostrino compassione e misericordia» e salvaguardino la sacralità della vita umana.
«Nello spirito di carità cristiana e fraternità globale, ci appelliamo alle autorità dell’Arabia Saudita – hanno dichiarato – affinché fermino qualsiasi esecuzione pianificata che coinvolga cittadini etiopici e mostrino misericordia in questi casi. La misericordia non indebolisce la giustizia. La misericordia eleva la giustizia e restituisce speranza a chi non l’ha perduta».
I presuli evidenziano inoltre che i migranti etiopici nei paesi del Golfo vivono nella paura a causa delle crescenti tensioni tra Israele e Iran.
In particolare, esprimono preoccupazione per la difficile situazione dei migranti etiopici in Libano, sottolineando come il conflitto e l’instabilità in corso abbiano reso molti vulnerabili e desiderosi di un ritorno sicuro in Etiopia.
In Sudafrica, i membri della CBCE affermano che i migranti etiopici continuano ad affrontare violenze xenofobe, insicurezza, incarcerazioni e uccisioni mirate contro gli stranieri. E denunciano inoltre i pericoli della migrazione lungo la tratta Sudan-Libia-Europa.
Secondo i vescovi, infatti, i migranti che attraversano il Sudan e la Libia, come raccontato da numerosi testimoni, spesso si trovano ad affrontare prigionia, rapine, lavori forzati, abusi, torture e persecuzioni religiose.
Molti migranti che tentano di attraversare il Mar Mediterraneo verso l’Europa su imbarcazioni non sicure annegano prima di raggiungere la riva, aggiungono.
I vescovi cattolici esortano infine la comunità internazionale ad affrontare le cause profonde della migrazione irregolare, tra cui povertà, disoccupazione, difficoltà legate ai cambiamenti climatici e instabilità sociale.