L’Unione Europea ha convocato a Bruxelles l’ambasciatore del Burkina Faso, Léopold Tonguenoma Bonkoungou, per protestare contro l’espulsione di due diplomatici della delegazione comunitaria a Ouagadougou.
La portavoce per gli affari esteri dell’UE, Anitta Hipper, ha definito la decisione “ingiustificata” e ha fatto sapere che Bruxelles sta valutando ulteriori misure in risposta.
L’espulsione dei due funzionari europei
Il provvedimento, comunicato dalle autorità burkinabé senza alcuna motivazione ufficiale, ha colpito il 15 luglio due nomi precisi: Robert Adam, vicecapo della delegazione europea e responsabile della sezione politica, stampa e informazione, e Marc Duponcel, incaricato dei programmi europei nel paese.
Ai due è stato imposto di lasciare il territorio entro 72 ore, dopo essere stati dichiarati “persone non grate”.
In realtà, l’episodio non è un fulmine a ciel sereno, ma l’ultimo tassello di un deterioramento che va avanti da mesi e che ha progressivamente allontanato la giunta militare del capitano Ibrahim Traoré dai suoi interlocutori occidentali.
La rottura con Parigi
Solo tre settimane prima, il 26 giugno, il Burkina Faso aveva annunciato l’interruzione delle relazioni diplomatiche con la Francia, accusata da Ouagadougou di ingerenza negli affari interni e di un atteggiamento ostile nei confronti del governo militare.
Parigi aveva risposto definendo la decisione “ostile e infondata” ed evocando una “preoccupante deriva” delle autorità burkinabé, annunciando al contempo di valutare misure reciproche.
La rottura ha segnato il punto più basso nei rapporti con l’ex potenza coloniale, coerente con la linea seguita da Traoré fin dal colpo di stato del 2022, quando il nuovo governo tagliò i legami con Parigi bollandola come potenza neocoloniale e si avvicinò invece a Mosca.
La risoluzione del Parlamento europeo
Poco prima, il 18 giugno, il Parlamento europeo aveva approvato una risoluzione – 476 voti favorevoli, undici contrari e 75 astensioni – che denunciava il peggioramento della situazione dei diritti umani nel paese saheliano.
Il testo esprimeva preoccupazione per arresti arbitrari, sparizioni forzate e restrizioni alla libertà di stampa e di associazione, chiedeva la revoca delle limitazioni ai media e garanzie di sicurezza per i giornalisti, oltre all’apertura di inchieste indipendenti sulle accuse di violazioni dei diritti umani.
I deputati europei avevano inoltre manifestato preoccupazione per la crescente influenza russa nel paese dopo il ritiro delle forze europee, un fattore che secondo il Parlamento contribuisce tanto alle violazioni dei diritti quanto a una deriva autoritaria.
La difesa di Ouagadougou
Il 22 giugno il ministro degli Esteri burkinabé, Karamoko Jean-Marie Traoré, aveva convocato il capo della delegazione europea a Ouagadougou per protestare contro il testo, bollandolo come un tentativo europeo di ergersi a giudice della politica interna e della gestione della sicurezza nel paese. Il ministro aveva parlato di dichiarazioni “piene di dati errati”, frutto della totale ignoranza degli sforzi compiuti da Ouagadougou nella lotta al terrorismo condotta insieme a Mali e Niger.
La stretta sulla società civile
Le tensioni con Bruxelles si inseriscono in un contesto di progressivo restringimento degli spazi di libertà interni. Già il 15 aprile il governo aveva sciolto oltre cento organizzazioni non governative e associazioni della società civile, con l’accusa di irregolarità amministrative.
A maggio la stretta si era poi intensificata con il divieto di trasmissione imposto all’emittente francese TV5Monde e con lo scioglimento di altre 205 associazioni.
Il caso dei giornalisti scomparsi
A questo quadro si aggiunge il caso del giornalista Atiana Serge Oulon, scomparso da due anni dopo aver indagato su un presunto coinvolgimento dello stesso capitano Traoré in un caso di corruzione: organizzazioni come Human Rights Watch e Amnesty International ne chiedono da tempo notizie e il rilascio immediato.
Ad agosto 2025 era scomparso anche il giornalista Moussa Sareba, del media digitale Fil Infos, di cui non si hanno più notizie, mentre altre figure, tra cui l’avvocato e attivista Guy Hervé Kam, restano detenute con accuse legate a reati politici.
Un riposizionamento strategico
All’allontanamento progressivo da Francia e Unione Europea fa da contraltare il consolidamento del proprio asse con gli altri paesi dell’Alleanza degli stati del Sahel e con nuovi partner internazionali, principalmente la Russia. Si tratta di una regione che Bruxelles considera strategica per i propri interessi, non ultimo per la gestione dei flussi migratori che la attraversano. Negli ultimi anni, tuttavia, l’Europa ha visto ridursi progressivamente la propria influenza nell’area.