AL-KANTARA – LUGLIO/AGOSTO 2018
Mostafa El Ayoubi

Il caso della nave Aquarius, lo scorso giugno (e quello più recente della nave #Diciotti, ndr), mostra ancora una volta la gravità del problema di esseri umani che fuggono dalla povertà e dalla morte. Il flusso migratorio verso l’Europa è un problema complesso e generalmente si presta a strumentalizzazioni politiche e ideologiche. L’immigrazione è diventata il cavallo di battaglia delle destre europee xenofobe per ottenere consensi elettorali e giungere al potere. I vari Orban, Kurz, Salvini… parlano alla pancia della gente, fomentando sentimenti di paura e insicurezza.

Salvini, durante la campagna elettorale per le politiche, aveva promesso, insieme a Berlusconi, di rimpatriare mezzo milione di immigrati irregolari. E appena giunto al potere ha iniziato la sua crociata contro l’immigrazione in nome della sicurezza e della difesa dell’identità culturale e religiosa italiana (in passato difendeva solo quella padana, anche contro i meridionali che definiva «terroni»).

Da ministro dell’interno, tenta di attuare ciò che aveva promesso agli elettori. Il primo atto è stato quello di impedire alla nave Aquarius, che aveva a bordo oltre 600 profughi soccorsi nel mar Mediterraneo, di attraccare a un porto italiano. L’eco mediatica di questa vicenda ha accresciuto la sua “popolarità” ben oltre i confini italiani. Oltre al sostegno dei leader delle destre europee, Salvini è riuscito anche a provocare incidenti diplomatici con Malta, Francia e Tunisia.

Le accuse rivolte a Malta sono insensate, in quanto questo paese ha, fino ad oggi, rispettato le quote di accoglienza indicate dall’Ue. Ed è il secondo paese che ha accolto, in percentuale rispetto alla popolazione totale, il maggior numero di domande d’asilo, dopo la Svezia. Ma per Salvini i dati reali non contano perché sa che i suoi simpatizzanti sono poco o male informati, e quindi facilmente manipolabili.

Quanto alla Francia, la presa di posizione dell’Eliseo è stata a dir poco irriverente nei confronti dell’Italia. E ciò ha provocato un diffuso sentimento di “patriottismo”, molto caro alla destra. E Salvini ha fatto centro!

La Francia non ha nulla da insegnare agli altri circa l’accoglienza e i diritti umani. In seno alla Nato, è stata protagonista nel 2011 della demolizione della Libia, oggi la principale rotta di migrazione verso l’Europa (anche l’Italia ha avuto un suo ruolo, se pure in seconda linea). Lo stato francese, quello Italiano e diversi altri stati membri della Nato sono i principali responsabili dei drammi che avvengono nel deserto libico e nel Mediterraneo.

La crisi migratoria in Europa è la conseguenza diretta di una geopolitica neocoloniale di alcuni suoi stati. Per cominciare a risolvere il problema, bisognerebbe prima mettere mano alla questione libica attraverso una conferenza internazionale in Africa, e non a Parigi!

Conferenza da affidare a organismi “neutri” il cui compito dovrebbe essere quello di stabilire una strategia di ricostruzione e di riconciliazione di una Libia sovrana. Paese dove prima della guerra vivevano stabilmente due milioni di lavoratori immigrati africani. Ma le potenze occidentali non accetteranno mai un’iniziativa del genere. Troppi interessi in gioco per chi vuole sempre la botte piena e la moglie ubriaca.

Rimpatri
Per rimpatriare un migrante è necessario ottenere il riconoscimento della persona da parte del paese di origine. Oggi l’Italia ha accordi con Tunisia, Egitto, Nigeria e Gambia. Ogni trasferimento in aereo comprende il costo per il migrante e quello per i due agenti di scorta: siamo intorno ai 10mila euro di media.