L’Europa legittima le deportazioni migranti - Nigrizia
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Ok del consiglio europeo a rimpatri accelerati, lista comune “paesi sicuri”, centri di rimpatrio in stati terzi
L’Europa legittima le deportazioni migranti
09 Dicembre 2025
Articolo di Redazione
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Stretta europea sui diritti legati all’immigrazione e asilo. In vista del patto che entrerà in vigore il prossimo mese di giugno, l’Europa prende appunti dagli Stati Uniti e approva, con una maggioranza qualificata, durante il consiglio degli affari interni composto da tutti i ministri dell’Interno, quella che sarà la posizione che sarà portata avanti nella commissione e nel parlamento europei.

Tre i punti nodali del negoziato: accelerazione dei rimpatri, via libera ai “return hub” in paesi terzi per le espulsioni e definizione condivisa dei cosiddetti “paesi sicuri”. L’Europa fortezza si blinda definitivamente, inasprendo tutti i regolamenti possibili, facendo un salto in avanti verso quella che sarà una chiusura definitiva al diritto migratorio.

I paesi terzi sicuri saranno quelli cui di fatto il continente europeo appalterà la gestione delle persone che varcheranno le frontiere cercando di richiedere protezione e asilo. In questi stati si potranno inviare, come pacchi, uomini e donne che si trovano in attesa di una risposta alle loro domande o coloro che hanno avuto un rigetto.

Non importa se questo paese sia effettivamente il loro paese d’origine, abbiano o meno un legame o vi siano transitati, come finora si paventava come regola europea per l’espulsione, sarà sufficiente che il legame lo abbia lo stato che decide la deportazione e che quindi con il paese terzo ha stretto un accordo.

Ogni criterio soggettivo, cioè legato alla persona migrante, e di territorialità viene spazzato via. Di più, nel caso in cui la domanda sia accolta, il rischio reale è che si rimanga nel paese terzo anche dopo l’eventuale riconoscimento dell’asilo o protezione internazionale. Senza alcun rispetto del progetto migratorio di chi parte.

Le accelerazioni ai rimpatri riguarderanno soprattutto coloro che arrivano da paesi di origine ritenuti sicuri e, con questo accordo, condivisi da tutti gli stati europei, e cioè: Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia (oltre a quelli che si trovano con il processo d’adesione all’UE in corso: Albania, Bosnia ed Erzegovina, Georgia, Macedonia del Nord, Moldavia, Montenegro, Serbia, Turchia).

Nessuno ti sente quando gridi

Riguardo quest’ultimo paese africano, Amnesty international ha pubblicato un dossier dal titolo Nobody hears you when you scream (Nessuno ti sente quanto gridi), in cui la Tunisia tutto sembra tranne un paese sicuro, vista la violenza descritta e perpetuata contro le persone migranti.

Nella ricerca, condotta tra febbraio 2023 e giugno 2025, in cui vengono raccolte interviste fatte a 120 persone provenienti da diversi paesi africani e asiatici, fermate o transitate tra Tunisi, Sfax e Zarzis, sono molte le testimonianze di intercettazioni violente in mare, deportazioni nel deserto al confine con Libia e Algeria, abusi sessuali e torture, detenzioni arbitrarie.

Violazioni che descrivono un vero e proprio sistema di discriminazione razziale e xenofoba rivolto soprattutto a uomini e donne dall’Africa subsahariana. Un sistema non recente, visto che dal febbraio 2023 il presidente Saied ha alimentato, con discorsi e azioni, le ostilità verso le persone nere, giustificando misure discriminatorie.

Da tempo, vari report, denunciano le deportazioni ed espulsioni di subsahariani, le compravendite ai confini, dove vige una sorta di cooperazione tra tunisini e gruppi armati libici e algerini. Qui sorgono centri di detenzione in cui uomini e donne migranti vengono sottoposti a ogni tipo di violenza e perquisizione, per confiscare soldi e documenti. Dall’Algeria poi parte un ulteriore respingimento verso Niger e Mali.

Rimpatri e procedure accelerate

Chi sopravvive a tutto questo, ma comunque ha un rigetto della domanda o è privo di permesso di soggiorno, può essere rinviato in Tunisia, stato che risponde a tutti i requisiti essendo considerato paese sicuro d’origine, di transito e di accordi con l’Europa che da tempo lo finanzia in questo “lavoro sporco” di esternalizzazione delle frontiere.

Uomini e donne che riescono ad approdare in Italia, passando dalla Tunisia e dalla Libia, dal prossimo giugno, potranno veder applicate alle loro richieste di asilo le procedure accelerate di frontiera, anche in quei centri definiti “return hub”, centri di rimpatrio, sorti, per quel che riguarda il nostro paese, in Albania e mai funzionanti.

Da qui il giubilo di Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno presente al consiglio dei ministri europei, convinto che tutto questo sia di fatto un nullaosta per il patto albanese, su cui però pende sia quanto già rilevato dalla Cassazione, sia la prossima sentenza della Corte di Lussemburgo cui si erano appellati i giudici italiani.

Nello smistamento dei pacchi/persone rientra il vecchio discorso delle quote, 21mila le persone da ricollocare all’anno, ogni paese membro dell’Unione Europea ha una quota o, in caso in cui rifiutasse di accogliere, secondo il fondo di solidarietà, potrebbe versare in cambio un obolo: 20mila euro a persona non collocata nel suo stato.

Una compensazione economica per giustificare il venir meno di qualcosa che, inizialmente, doveva essere un dovere di ricollocazione per alleggerire i paesi di primo approdo.

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