L’Africa in mostra
Fino ad ora si segnalano il padiglione angolano e quello del Marocco. Molti spazi africani non ancora a pieno regime. Grandi assenti Sudafrica e Nigeria.

Grandi festeggiamenti e cori di polemiche per i ritardi. L’Expo milanese ha preso il via da tre settimane e le opinioni a suo riguardo continuano a essere divise fra scettici ed entusiasti. Nella girandola delle mille proposte e attrattive che quotidianamente accolgono a Rho i visitatori, quanto e come è presente il continente africano?

Camminando lungo il chilometro e mezzo del Decumano – la via principale che attraversa il sito da est a ovest – la prima impressione è: l’Africa è sparita. Solo tre paesi africani hanno costruito un loro padiglione (Angola, Marocco, Sudan), erano nove a Shanghai nel 2010. Se è comprensibile che Libia ed Egitto abbiano dato forfait per la tumultuosa situazione politica, non si spiega l’assenza di due “giganti” come il Sudafrica e la Nigeria. In particolare quest’ultima – principale produttore di petrolio e potenza demografica del continente – aveva firmato lo scorso agosto il contratto di partecipazione scegliendo un lotto fra i più estesi. Al suo posto oggi c’è il padiglione della Veneranda Fabbrica del Duomo con la riproduzione, in scala reale, della Madonnina.

Luanda c’è
La presenza africana più significativa è sicuramente quella dell’Angola che occupa uno spazio di 2000 metri quadri all’inizio del Decumano (entrata ovest). 
La facciata, come un grande scenario, imita le geometrie tipiche dei tessuti angolani e lascia filtrare la luce all’interno. Fulcro del padiglione è un enorme baobab stilizzato (evidentemente era impossibile trasportare un vero imbondeiro) su cui vengono proiettate immagini di donne che ricoprono un ruolo nelle comunità locali. L’albero, come la donna, sono le strutture portanti della società angolana, entrambi danno nutrimento e proteggono la vita.
Il tema scelto dall’Angola per la sua partecipazione “Cibo e cultura: educare per innovare” si snoda lungo un percorso su quattro livelli in cui sono illustrate le colture tipiche del paese, le ricette delle 18 province, è riprodotto un mercato con sementi e prodotti finiti, ci sono giochi interattivi per i bambini, uno spazio espositivo per presentare a rotazione artisti locali e un bazar con prodotti di artigianato. L’ultimo livello, una terrazza arredata con piante esotiche, ospita un ristorante gourmet; un altro punto ristoro è a piano terra e offre piatti tipici come la muamba de galinha. «Il tema di Expo 2015 (Nutrire il pianeta, energia per la vita) è proprio nel nostro cuore, lo sentiamo così vero» dice Arlindo Macedo, direttore della comunicazione nel nutrito staff di funzionari angolani «Abbiamo tanto investito nel petrolio, è ora di diversificare la nostra economia e ritornare a guardare all’agricoltura».

Cittadella Marocco
Al padiglione del Marocco si arriva dopo aver percorso un buon chilometro di Decumano. L’esterno si presenta come una cittadella fortificata, l’interno è un viaggio che colpisce tutti i cinque sensi, man mano che si avanza nelle diverse aree geografiche del paese: giochi di luce blu avvolgono il visitatore nella zona Atlantico, potenti ventole sprigionano il calore del deserto nell’area Grande Sud, il profumo di alberi di mandarini e mandorli in fiore si accompagna all’esplosione di colori di un mercato locale. L’esplorazione del Marocco termina in una zona vendita, una piazza Jamaa el Fna in miniatura, dove tutto è però ben ordinato e i prezzi adeguati a livelli milanesi. Uscendo all’aperto ci si ritrova in un gradevole bar ristorante – di rigore un tè alla menta – immersi in un giardino di olivi e piante odorose, attraversato da canaline d’acqua.
Per passare al padiglione del Sudan basta attraversare il Decumano: è una tipica casa nubiana color ocra a un solo livello, con un cortile centrale che ospiterà un ristorante. Per ora l’unico arredo è costituito da alcune foto di prodotti agricoli alle pareti e da due lunghi tavoli con prodotti artigianali di qualità medio bassa.

Cluster tematici
Tutta l’altra Africa presente all’Expo (35 nazioni) è suddivisa nei nove cluster tematici, una delle novità dell’edizione 2015: i paesi non sono più raggruppati secondo aree geografiche, ma suddivisi per tematiche o filiere alimentari. A Shanghai un unico enorme padiglione di 26 mila metri quadri ospitava i 41 paesi africani che non avevano allestito il loro spazio singolarmente, nei cluster invece ogni nazione ha un suo padiglione individuale in cui interpretare il tema. In quello di frutta e legumi sono presenti sei paesi africani, cinque nel cluster del caffè e altrettanti in quello del cacao, la Sierra Leone è sola in quello del riso e la Tanzania nelle spezie. Il rischio è una certa ripetitività, i padiglioni dello stesso cluster sono simili come costruzioni e metratura, però è una innovazione interessante. Non tutti i padiglioni sono completamente a regime: desolati scaffali vuoti e lamentele per le merci bloccate nel porto di Genova, si alternano ad altri già a buon punto e funzionanti.