Sahara Occidentale ignorato
Lo strano caso del padiglione del Marocco a Expo 2015, che non tiene conto del confine con il Sahara Occidentale. La protesta delle rappresentanze sahrawi in Italia.

Si intitola “un viaggio di sapori”, ma rischia di rimanere indigesto almeno per i sahrawi, il padiglione del Marocco a Expo 2015. Motivo del contendere una mappa, posta all’ingresso dell’edificio, che integra all’interno del paese l’intero Sahara Occidentale, territorio rivendicato da quarant’anni dal popolo sahrawi e che le stesse Nazioni unite pongono nella lista dei territori non autonomi, in attesa di un referendum per l’autodeterminazione dal 1991.

«È inaccettabile – denuncia Omar Mih, rappresentante in Italia della Repubblica araba sahrawi democratica –. Illegalità e sopraffazione trovano spazio in un evento che dovrebbe parlare di altro». Dentro il padiglione costruito a mo’ di casbah, un’intera ala racconta il “grande Sud”, anticipata da una serie di ventilatori, a ricreare il vento caldo del Sahara. Recita un cartello: “Qui un altro Marocco si apre al mondo dove gli uomini plasmano la loro terra”. Vi si descrive la raccolta delle ostriche di Dakhla e l’industria ittica in uno dei tratti più pescosi dell’oceano Atlantico, “che fa del Marocco il primo esportatore mondiale di conserve di sardine”.

«Ho visitato anch’io quel padiglione e lo trovo scandaloso – rimarca il senatore del Pd Stefano Vaccari, presidente dell’Intergruppo parlamentare di amicizia con il popolo sahrawi –, ci sono falsità macroscopiche, sfuggite agli organizzatori e giunte impunemente sin quasi al termine della rassegna». «Il paradosso – dice ancora Omar Mih – è che la spoliazione di risorse della nostra terra, soprattutto la pesca, si trova da anni sui tavoli della diplomazia internazionale».

Nel 2011 il parlamento europeo aveva rigettato gli accordi sulla pesca con il Marocco, proprio in considerazione degli interessi dei sahrawi. Due anni dopo il dietro-front e la ratifica dei trattati, ma ad una condizione: che Rabat investa a beneficio della popolazione sahrawi. Vale a dire della minoranza che proprio in quel “grande Sud” dimora, al di qua del muro marocchino, il cosiddetto “muro della vergogna”, che taglia il Sahara da nord a sud, per circa 2700 chilometri.

Poi ci sono gli altri, i 150 mila sahrawi che da ormai quarant’anni vivono in esilio nei campi rifugiati di Tindouf, nel sud dell’Algeria, dove hanno sviluppato alti livelli di celiachia, diabete infantile e anemie da carenza di ferro. Recita la mission delle Nazioni Unite per Expo 2015: “Garantire a tutti il diritto ad un cibo nutriente e a condurre vite sane, senza compromettere le generazioni future”. «Lo sottoscriviamo – conclude Omar Mih – ma che si vigili su chi, come il regime marocchino, utilizza persino una rassegna come questa per le proprie provocazioni».

Nella foto in alto il padiglione del Marocco all’Expo 2015 di Milano. Nella gallery alcuni particolari all’interno del padiglione marocchino.