Export militare a 9 miliardi: anno da record grazie a un contratto
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I dati dell'ultima Relazione annuale del governo sul commercio di armamenti e sulle Banche armate. Le sorprese
Export militare a 9 miliardi: anno da record grazie a un contratto
Una commessa da 2,6 miliardi con il Kuwait colma i vuoti lasciati da Africa a -92% e Asia a -44%. La concentrazione industriale cresce: quattro aziende controllano il 70% degli scambi, Leonardo da sola oltre la metà. Banche armate: BNL compie un balzo da 189 milioni a 1,4 miliardi. ll volume complessivo movimentato dalle comunicazioni bancarie ha superato i 14 miliardi
10 Aprile 2026
Articolo di Gianni Ballarini
Tempo di lettura 10 minuti
Eurofighter italiani in Kuwait. Credito: Aviazione italiana

Registrato il fervore guerriero che percorre il globo, le armi risultano tra i pochi beni che non vanno in saldo. Se ne vendono e se ne acquistano come il pane. Lo dimostra anche l’ultima Relazione annuale del governo italiano sul commercio dei materiali d’armamento, con i dati relativi al 2025. Annuncia un valore totale delle autorizzazioni all’esportazione pari a 9,164 miliardi di euro, con una crescita del 19,14% rispetto ai 7,692 miliardi del 2024.

Dietro quei numeri si nasconde, tuttavia, un quadro più sfaccettato: crolli in Africa, un’Asia in ritirata, un’azienda che da sola vale oltre metà dell’export. E una singola licenza concessa a un paese del Golfo Persico che ha di fatto trainato il risultato complessivo. Quella licenza si chiama Kuwait. Senza di essa, il 2025 sarebbe stato un anno “normale”.

Autorizzazioni, licenze, la macchina burocratica

I numeri che compongono il totale di 9,164 miliardi non sono tutti uguali.

Le autorizzazioni individuali – quelle che riguardano specifiche quantità di materiale destinate a uno specifico paese – hanno raggiunto nel 2025 un valore di 7,721 miliardi di euro. Rappresentano circa l’84% del totale e segnano un aumento del 19,68% rispetto ai 6,451 miliardi dell’anno precedente.

Il numero di autorizzazioni è rimasto sostanzialmente stabile, (2.576, +0,27% rispetto al 2024).

Se si allarga lo sguardo agli ultimi anni, la crescita appare ancora più netta: +61,98% rispetto al 2023 e addirittura +101,56% rispetto al 2022. In quattro anni, le autorizzazioni individuali sono più che raddoppiate.

Le altre autorizzazioni all’export

Accanto a queste, il sistema prevede strumenti di semplificazione per le operazioni ricorrenti e intergovernativi. Le Licenze globali di progetto, utilizzate per i grandi programmi internazionali, hanno raggiunto 955,02 milioni di euro (+11,02%). Le Licenze globali di trasferimento, pensate per i movimenti di materiale all’interno dell’area UE e dello spazio economico europeo, sono salite a 418,53 milioni di euro, con un incremento del 30,89%.

Il caso Kuwait

Il paese del Golfo, negli ultimi anni, non era finito nei radar dell’export militare italiano. Ma nel 2016, quando il governo era guidato da Matteo Renzi, Roma autorizzò Finmeccanica – oggi Leonardo – a vendere 28 cacciabombardieri Eurofighter Typhoon, tra numerose polemiche, al governo kuwaitiano. Una vendita da oltre 7 miliardi di euro.

Negli anni successivi il nome del paese era quasi scomparso dalle relazioni governative. Fino al 2023, quando riemerse con acquisti di armamenti italiani per 304 milioni di euro. Nel 2024 si inabissò di nuovo, scivolando al 76° posto tra i paesi destinatari. L’anno scorso, il botto: il balzo diretto in vetta alla classifica.

Primato ottenuto con una singola licenza del valore di circa 2,59 miliardi di euro. Da sola, questa autorizzazione rappresenta il 33,56% dell’intero valore delle autorizzazioni individuali italiane all’esportazione. Un terzo del mercato concentrato in un unico contratto.

Lo “zampino” di Leonardo

Di cosa si tratta? L’oggetto della fornitura è il supporto tecnico e logistico per i velivoli Eurofighter Typhoon (EFA) e per gli elicotteri AW129, cioè la manutenzione della flotta che l’Italia aveva appunto venduto al Kuwait.

Una commessa di servizi, quindi. La principale beneficiaria è Leonardo S.p.A., il colosso dell’industria della difesa italiano a controllo pubblico. È l’azienda che si occuperà della manutenzione della flotta kuwaitiana fino al 2029, in virtù di un nuovo contratto firmato l’anno scorso.

Senza Kuwait, bilancio negativo

Quindi se tra il 2024 e il 2025, il valore complessivo delle esportazioni italiane è aumentato di circa 1,47 miliardi di euro (da 7,69 a 9,16 miliardi) e se la licenza kuwaitiana da sola vale 2,59 miliardi (ed era quasi nulla l’anno precedente), è evidente che questo singolo contratto ha coperto l’intero incremento netto nazionale, assorbendo anche le perdite subite in altre aree.

Gli altri mercati in crescita

Guardando la classifica dei primi destinatari, emergono altri movimenti significativi.

La Turchia è passata da circa 67 milioni di euro nel 2024 a 337,47 milioni nel 2025, con un incremento del 398,5%. Gli Stati Uniti sono tornati a fare acquisti importanti: 363,2 milioni di euro nel 2025, contro i 159 milioni dell’anno precedente (+128,4%). Washington risale così dal 12° al terzo posto nella classifica dei destinatari.

L’Ucraìna sale al 4° con 348,97 milioni di euro, in crescita del 57,1% rispetto ai 222 milioni del 2024. Il conflitto in corso con la Russia continua a drenare forniture e autorizzazioni, con Kiev che scala posizioni anno dopo anno (nel 2024 era 11°).

Infine, anche il Brasile compie un salto notevole: da 27 a 214 milioni di euro (+693%). Un balzo che segnala l’apertura di nuove relazioni militari commerciali con il principale paese latinoamericano.

I crolli

Diversi mercati storicamente rilevanti per l’industria bellica italiana hanno subito, invece, contrazioni importanti.

Il caso più clamoroso riguarda l’Indonesia. Nel 2024, Jakarta era il primo paese destinatario delle esportazioni militari italiane, con 1,25 miliardi di euro. Un valore trainato soprattutto dalle commesse per Fincantieri. Nel 2025, quel valore è calato a 189,15 milioni (-84,9%). L’Indonesia scivola all’11° posto. La flessione corrisponde quasi perfettamente al crollo della stessa Fincantieri, che da 1,459 miliardi di euro nel 2024 è precipitata a soli 11,6 milioni nel 2025, uscendo dalla classifica delle prime 15 aziende esportatrici.

L’Egitto perde il 91,9% del valore delle licenze: da 263 milioni scende a 21,2 milioni. Gli Emirati Arabi Uniti segnano -82,3%, passando da 293 a 52 milioni. L’Arabia Saudita registra un -77,5%.

Il punto di domanda su Israele

Per quanto riguarda Israele, la relazione conferma ufficialmente la linea di non concessione di nuove autorizzazioni all’esportazione a seguito dell’intervento militare su Gaza.

Tel Aviv non compare nell’elenco dei primi 25 paesi destinatari. Tuttavia, rimane un partner rilevante sul fronte opposto: è quinto paese fornitore dell’Italia per le importazioni (85 milioni di euro), e transazioni bancarie legate a licenze già concesse in precedenza ammontano a 13,3 milioni di euro in uscita, segno che alcune forniture pregresse continuano a essere liquidate.

La mappa dell’export

Se si analizza la distribuzione geografica delle esportazioni, l’area “Africa settentrionale e Vicino Medioriente” diventa la prima destinazione con il 37,03% del mercato totale, per un valore di 2,859 miliardi di euro. Nel 2024, la stessa area pesava solo il 12,86%. Un salto verticale, ma quasi interamente spiegabile con la licenza kuwaitiana: senza di essa, quella macro-area varrebbe appena 268 milioni di euro.

Fuga dal mercato africano

Il quadro del Nordafrica – escludendo la componente mediorientale – segna riserva. La somma delle esportazioni verso Algeria, Tunisia, Marocco, Libia ed Egitto nel 2025 si ferma a 36,06 milioni di euro, contro i 306,39 milioni del 2024. Una flessione dell’88,23%.

Ancora più netto il dato dell’Africa subsahariana. Nel 2024, quest’area aveva registrato 586,6 milioni di euro (il 9,09% del mercato). Nel 2025, il valore è precipitato a 37,46 milioni, lo 0,49% del totale. Un calo del 93,6%, trainato soprattutto dal segno negativo della Nigeria (-93,7%), fino a poco tempo fa tra i principali mercati africani per le forniture militari italiane.

In totale, il continente africano – tra nord e subsahariano – evidenzia una contrazione del 91,77%: da 893 milioni a 73,5 milioni di euro.

Arretrano Asia e paesi UE e NATO

Anche l’Asia arretra significativamente, perdendo il 44,14% del valore e scendendo da 1,748 miliardi a 976,7 milioni di euro. Il collasso dell’Indonesia pesa in modo determinante.

I paesi UE e della NATO europea reggono meglio in termini assoluti, ma la loro quota di mercato relativa scende dal 39,39% al 31,73%, anche in questo caso per via dell’aumento relativo del peso kuwaitiano sul totale.

L’impennata delle importazioni

Il dato del 2025 segna per le importazioni un cambiamento rilevante rispetto all’anno precedente. Il valore totale è passato da circa 744 milioni di euro nel 2024 a 1,977 miliardi nello scorso anno, con un incremento del 165,86%.

La Svizzera è diventata il primo fornitore, con il 30,19% del totale importato (circa 597 milioni), seguita dagli Stati Uniti (29,12%) e dal Regno Unito (14,23%). La curiosità è che il Kuwait si piazza al quarto posto anche tra i fornitori, con 150 milioni di materiali esportati in Italia.

Leonardo domina, Iveco sorprende

Il 2025 è anche l’anno della concentrazione industriale. Il mercato dell’export militare italiano si assottiglia attorno a un numero sempre più ristretto di operatori, con un’azienda che da sola controlla più della metà del valore totale.

Leonardo S.p.A. consolida il suo primato con autorizzazioni per 4,176 miliardi di euro, pari al 54,09% dell’intero valore nazionale. Era al 27,67% nel 2024. Gran parte di questa crescita – come già detto – è riconducibile ai servizi per gli Eurofighter e gli elicotteri AW129 destinati al Kuwait.

Alle spalle di Leonardo, la sorpresa è Iveco Defence Vehicles S.p.A., che balza dalla 12ª alla 2ª posizione con 574,8 milioni (era a 99,5 milioni nel 2024). Terzo posto per RWM Italia S.p.A., produttore di bombe e munizionamento, che sale dal 15° posto con 356,3 milioni.

Le prime 15 società controllano ora il 90,44% del valore totale delle esportazioni. I primi quattro operatori – Leonardo, Iveco, RWM e MBDA – rappresentano quasi il 70% degli scambi.

Una concentrazione che, in un settore strategico come questo, non è senza implicazioni in termini di governance, controllo e dipendenza dai grandi contratti governativi.

Cosa è stato davvero spedito: i dati doganali

I numeri delle autorizzazioni all’esportazione indicano i permessi concessi dal governo. Non le forniture effettivamente consegnate. Per sapere cosa ha davvero attraversato le frontiere italiane nel 2025, bisogna guardare i dati dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, che registra la merce effettivamente transitata, a prescindere dalla data di emissione della licenza.

Nel 2025, a fronte di 7,7 miliardi di euro autorizzati, le esportazioni definitive effettive ammontano a 5,142 miliardi di euro per le licenze standard, cui si aggiungono 1,363 miliardi relativi alle licenze globali di progetto.

I paesi verso cui è transitata fisicamente la maggiore quantità di materiali sono stati l’Indonesia (1,164 miliardi), che sta smaltendo le vecchie commesse navali già contrattualizzate negli anni precedenti, il Kuwait (896 milioni), gli Stati Uniti (259,5 milioni) e la Germania (213,7 milioni).

Banche armate, la sorpresa BNL

Anche i rapporti di forza tra le banche si sono ridisegnati. Gli importi segnalati per le esportazioni definitive sono passati da 4,55 miliardi nel 2024 a oltre 6,01 miliardi nel 2025 (+32,04%), mentre il numero totale delle comunicazioni bancarie – tra export, import e transito – è salito a 23.942 (+10,91% rispetto alle 21.586 del 2024), per un volume complessivo movimentato superiore ai 14 miliardi di euro.  

Il totale degli importi segnalati relativi alle esportazioni definitive (la tabella delle “Banche armate”) ha registrato una variazione positiva del 31,52%: si è passati da circa 4,93 miliardi di euro nel 2024 a quasi 6,49 miliardi di euro l’anno scorso.

In questa tabella – che mostra le banche che operano come intermediarie dei flussi monetari dell’export – il dato più eclatante è la scalata della Banca nazionale del lavoro. Da circa 189 milioni nel 2024 balza a 1,42 miliardi nel 2025, con un incremento del +642,57%, guadagnando il secondo posto assoluto.

Al primo posto si conferma il gruppo Unicredit con 1,763 miliardi, mentre Deutsche Bank arretra al terzo con 1,129 miliardi. I primi tre istituti gestiscono il 66,62% delle transazioni per introiti da export definitivo.

 Intesa Sanpaolo esce dal podio, fermandosi a 712,6 milioni (-20,34%).

Tra le banche che fanno parte del capitale di Etica sgr (la società di gestione del risparmio di Banca Etica) cresce solo il Banco BPM che tocca quota 108,139 milioni di euro.

Tabella garanzie e finanziamenti

Per quanto riguarda la tabella relativa a finanziamenti e garanzie (quella relativa al supporto bancario alle operazioni commerciali), il valore totale movimentato dal sistema bancario ha registrato un incremento del 7,51% rispetto al 2024.

L’ammontare complessivo è passato da circa 4,38 miliardi di euro a oltre 4,70 miliardi.

La leadership spetta al Gruppo BNP Paribas (che include BNL) con 1,437 miliardi, pari al 30,53% del totale (+258,65%). Seguono Unicredit con 969,6 milioni e Crédit Agricole con 662,5 milioni.

In questo segmento, Banco BPM registra un +831,74%, arrivando a 170,8 milioni. Banca Popolare di Sondrio cresce del 72,5%, Bper del 265%.

Sono le tre banche che partecipano al capitale di Etica sgr.

Le tabelle complete delle Banche armate (raffrontate a quelle degli scorsi anni) sul numero di maggio di Nigrizia.

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