Schiaffo al parlamento
Il Documento programmatico pluriennale del ministero della difesa dice con certezza che il governo non ha ridotto la spesa per i cacciabombardieri. Come invece chiesto da società civile e parlamento. Reagisce la campagna “Taglia le ali alle armi”.

Alla campagna “Taglia le ali alle armi” non rimane altra strada: riprendere azioni di mobilitazione contro il governo Renzi che – nonostante la pressione della società civile e il voto del parlamento che l’autunno scorso aveva votato una mozione per il dimezzamento del budget per la costruzione dei cacciabombardieri F-35 – non riduce le spese militari e va avanti senza ascoltare ragioni.
A rendere evidente la scelta del governo è stata la pubblicazione del Documento programmatico pluriennale (Dpp) del ministero della difesa che assegna al programma Joint Strike Fighter (JSF) circa 583 milioni di euro per l’anno 2015.
«Anche se la mozione per il dimezzamento, comunque promossa dalla maggioranza e in particolare dal Pd, non è stata l’unica ad essere votata – sottolinea Sergio Bassoli di Rete della Pace – e quindi il governo può giocare nel fraintendere le intenzioni della Camera, è evidente come il grave dato politico sia quello di un non rispetto della volontà parlamentare, e in ultima analisi popolare». Va ricordato come, soprattutto da quando la Campagna ha posto al centro dell’attenzione politica e dell’opinione pubblica la questione degli F-35, è ormai ampiamente diffusa l’opposizione rispetto all’acquisto di tutti i caccia previsti.
L’esplicitazione dei fondi stanziati sul 2015 per i cacciabombardieri del programma JSF arriva dopo mesi di richieste, mai soddisfatte, da parte della Campagna sui dettagli di acquisto e di finanziamento. Secondo “Taglia le ali alle armi” «dai capitoli di investimento su sistemi d’arma era infatti impossibile determinare la quantità di denaro indirizzata su questo programma: ciò significa che, a causa delle omissioni e opacità del ministero, gli stessi parlamentari hanno dovuto votare qualcosa di non chiaro e definito. Una situazione inaccettabile! Il Governo ha invece scelto una strada di pieno silenzio, per poter presentare la decisione di acquisto complessivo e non ridotto come un dato di fatto ormai acquisito».
Una situazione che si desume dai dati del Dpp, che fa crescere i fondi a disposizione rispetto al 2014 (anche se con una flessione rispetto alle precedenti previsioni sul 2015) ma soprattutto lascia intoccata a 10 miliardi di euro la somma per acquisizione e supporto logistico. Afferma Francesco Vignarca di Rete Disarmo: «Ciò dimostra come non ci sia stata alcuna diminuzione del budget totale – cioè dell’unico parametro realistico per capire se davvero ci sia stata una modifica (con riduzione) nelle intenzioni di acquisto. È la cifra su cui da sempre si è concentrata la nostra azione, al di là delle modifiche nel piano di acquisizione decise nel 2012 dall’allora ministro Di Paola, e della quale parlava esplicitamente la mozione Scanu che chiedeva il dimezzamento degli F-35. E intanto le tabelle di dettaglio, sparite dall’ultima legge di Stabilità, non sono più ricomparse…».

Furberie
Non è possibile invece, come da tempo e furbescamente cerca di fare il ministero della difesa, compiere valutazioni su fantomatiche diminuzioni di acquisto solo seguendo gli stanziamenti annuali che, riguardando acquisizioni dei velivoli per lotti decisi e confermati di volta in volta, possono subire variazioni e/o ritardi ininfluenti sulla quantità complessiva di aerei. Il sospetto di “Taglia le ali alle armi” è che il governo stia solamente cercando di dilazionare l’acquisto, anche per ragioni di disponibilità finanziaria, nell’attesa di tempi migliori per quanto riguarda sia il prezzo che la deficitaria situazione tecnica del caccia.
“Taglia le ali alle armi” conclude: «Il fatto che né il presidente del consiglio Matteo Renzi né la ministro della difesa Roberta Pinotti abbiano voluto rispondere alle domande della Campagna e non ci abbiano mai voluti ricevere chiarisce senza dubbio alcuno la mancanza di trasparenza e la non volontà di confronto da parte dell’esecutivo sulla questione degli F-35 e delle spese militari in generale. Così come la chiariscono mesi di dichiarazioni dilatorie e fra loro in contrasto della Ministro della Difesa sulla decisione relativa ai caccia: prima sfruttando come tecnica di rinvio l’elaborazione del “Libro Bianco della Difesa” (nel quale poi non è presente nemmeno una riga sugli F-35) e poi spostando invece tutta la decisione sul Dpp arrivato mesi dopo il voto parlamentare di Bilancio. Risultato: per mesi si è provveduto a nascondere quello che il governo aveva già deciso».