Polemiche sui caccia
Obama e Pentagono allertano Roma sui pericoli di una dismissione del programma. Ma crescono i dubbi sulla sua efficienza: un documento di alti ufficiali italiani propone il completo abbandono del programma stesso.

«Siamo preoccupati per la riduzione della spesa per la difesa di alcuni stati. L’Ucraina ci ricorda che la libertà non è gratis, dobbiamo pagare per avere una forza Nato credibile e deterrente» Sono le parole pronunciate dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama, ieri a Bruxelles al termine del vertice Ue-Usa. Parole che non sono casuali se si pensa che oggi Obama è qui in Italia per incontrare le più altre cariche dello stato (oltre a Papa Francesco). E tali argomenti saranno sicuramente al centro dei colloqui.

Le voci che circolano negli ultimi giorni sui possibili tagli al programma F-35 e alla difesa devono aver sicuramente generato del malcontento a Washington e certe dichiarazioni forse ne celano la prova.

Obama, infatti, non è il solo a mandare “segnali” all’Italia in questo senso. Anche dal Pentagono giungono avvertimenti. Ieri Chris Bogdan, il generale di squadra aerea e capo del programma presso il dipartimento della difesa Usa, in un’audizione al Congresso ha dichiarato che, se l’Italia dovesse effettuare ulteriori tagli ai 90 F-35 che si era impegnata ad acquistare (rispetto ai 131 iniziali), il costo unitario di ogni caccia salirà del 2-3%. Questo se saranno anche confermati i rinvii di Canada e Turchia.

 

I moniti di Napolitano. Altre affermazioni che potrebbero essere interpretate come cariche di “significato implicito” sono quelle che ha fatto ieri il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della visita all’Ansa per il lancio del nuovo portale dell’agenzia. Il presidente ha dichiarato che bisogna evitare tagli alla spesa pubblica «assolutamente immotivati» come nel passato e che sarebbe bene che si passasse a tagli ragionati in base «a un nuovo ordine di priorità».

Alcuni organi di stampa sostengono che le preoccupazioni presidenziali siano legate ai tagli al settore della difesa e al programma F-35, in particolare. Magari oggetto del colloquio di oggi tra Napolitano e Obama.

 

Il fronte dei “No” aumenta. Intanto il numero di critici e oppositori al programma F-35 è in continua crescita. Questa volta sarebbe un gruppo di alti ufficiali in congedo dell’Aeronautica e di ex-dipendenti Alenia (Finmeccanica) a essersi schierato contro il progetto. Lo avrebbero fatto sapere inviando un documento riservato direttamente alla Commissione difesa della Camera.

 

Il documento – del quale non appaiono i nomi dei firmatari ed è stato pubblicato ieri in esclusiva dal sito ilfattoquotidiano.it– è denominato Riflessioni sul programma JSF F-35. Vi è contenuta un’opinione estremamente critica sul programma e favorevole addirittura al «completo abbandono» del programma, che viene giudicato «un progetto da superpotenza» sproporzionato per le esigenze strategiche, «quel che abbiamo in termini di mezzi aerei e quello che è in via di immissione in servizio basta e avanza».

 Nel documento si mette in luce come sia significativo che né Francia né Germania facciano parte del programma ma solo la Gran Bretagna, che ha un bilancio per la difesa tre volte superiore al nostro e un rapporto privilegiato con gli Usa.

Viene fatta, poi, un’approfondita analisi su come il progetto escluda l’Italia dalle aree tecnologiche più appetibili e non accresca il nostro livello tecnologico industriale, ma anzi lo renda dipendente, facendolo regredire.

Tra l’altro, si aggiunge una nota in riferimento alle famose ricadute occupazionali: «nulla è garantito circa la nostra aspirazione di poter revisionare i velivoli Jsf che saranno dislocati in Europa».