“Tutto sotto controllo” secondo generali dell’Esercito e Ministero dell’Interno
Guinea Bissau, domenica 23 novembre: un gruppo di militari ha attaccato la residenza del presidente João Bernardo Vieira, rimasto illeso. Nelle elezioni legislative del 16 novembre scorso il voto sereno e l’alta affluenza avevano fatto sperare per l’inizio di un cammino reale verso la democrazia.

Nella notte tra sabato e domenica a Bissau, capitale della Guinea Bissau, un gruppo militare ha attaccato il palazzo presidenziale, obiettivo il presidente Joao Bernardo “Nino” Vieira, 69 anni, al potere dal 1980.
La sparatoria tra i militari guidati da un sottoufficiale della Marina, e la guardia presidenziale è durata oltre due ore, un soldato presidenziale è morto, l’abitazione di Vieira, che assieme alla moglie è fortunatamente rimasto illeso, è stata gravemente danneggiata dai colpi di artiglieria pesante, e la città è piombata nell’incubo di un nuovo colpo di stato, a dieci anni dall’ultimo, avvenuto nel 1998. 

Sette assalitori sono già stati arrestati, secondo le forze di polizia almeno in 3 sono riusciti a fuggire. Il ministro dell’Interno e il capo dello Stato maggiore delle Forze Armate hanno subito rassicurato la popolazione affermando che tutto è sotto controllo. Sull’attentato è stata aperta un’inchiesta per appurare le reali responsabilità e identificare gli organizzatori.

L’attentato è arrivato ad una settimana esatta dalle elezioni legislative, che si sono svolte in un clima sereno e che hanno visto una massiccia partecipazione popolare. Venerdì scorso, due giorni prima del fallito attentato, la Commissione elettorale nazionale aveva diffuso i risultati definitivi, che saranno ufficializzati mercoledì 26. La vittoria è andata al Partito per l’indipendenza della Guinea Bissau e di Capo Verde (Paigc) ex partito al potere che ha relazioni difficili con Vieira, al quale vanno 67 dei 100 seggi. Per la prima volta un partito ottiene la maggioranza dei due terzi in parlamento. Al leader Carlos Gomes ora il compito di formare il nuovo governo, sciolto in agosto in seguito alla chiusura del parlamento. Le priorità del nuovo esecutivo dovranno essere la lotta alla povertà e quella alla corruzione, ma anche il traffico di droga, nel quale sarebbero coinvolti anche molti politici.
Gli altri schieramenti entrati in parlamento sono il Partito di Rinnovamento Sociale (PRS), con 28 seggi (unico schieramento che ha contestato l’esito delle urne) guidato da Kumba Yalà, ex presidente rovesciato da un golpe bianco nel 2003, che ha forte sostegno nei ranghi militari, e che è stato subito indicato come uno dei possibili mandanti dell’attentato. Uno dei suoi nipoti è ricercato perchè sospettato di essere coinvolto nel tentativo di colpo di stato.Come terza forza politica si è piazzato il Partito Repubblicano per l’Indipendenza e lo Sviluppo (PRID), con 3 deputati.
Tutti i partiti politici hanno preso le distanze dall’attentato, ferma condanna anche da parte dell’Onu, dall’Unione Africana e da tutta la comunità internazionale.