Fame di mia madre - Nigrizia
Libri
Yara Nakahanda Monteiro
Fame di mia madre
Capovolte, 2025, pp. 240, € 18,00
02 Febbraio 2026
Articolo di Antonella Sinopoli
Tempo di lettura 3 minuti

C’è un vuoto nella vita di Vitória. Un’assenza che va colmata. Non importa quanto ci vorrà e quante strade si dovranno percorrere. L’importante è mettersi in cammino, cominciare, perché quello che conta è scoprire la verità. Che fine ha fatto sua madre? Perché l’ha abbandonata? Quali tragedie ha attraversato?

La trama di Fame di mia madre, libro di esordio di Yara Nakahanda Monteiro, sta in questa ricerca. La ricerca di una madre perduta. Ma a fare da sottofondo al percorso della protagonista, alla sua storia personale, è una storia collettiva. Parliamo di quel lungo periodo che in Angola segnò la guerra per l’indipendenza. L’11 novembre 2025, il paese ha festeggiato i 50 anni della fine della colonizzazione. E proprio per quell’occasione la casa editrice Capovolte ha pubblicato nella traduzione italiana quello che è stato il libro di esordio dell’autrice angolana cresciuta in Portogallo.

L’Angola si liberò dal giogo coloniale portoghese solo nel 1975. Un dominio durato quasi 500 anni. Sì, perché la presenza portoghese risaliva al 1482. Ma quello verso la liberazione non fu un cammino facile. Ci volle una guerra, lunga e sanguinosa. Durò dal 1961 al 1975. E dopo questa una guerra civile, andata avanti, con alcune interruzioni, fino al 2002. Una lotta per il potere – dopo che quel potere era stato strappato al colonizzatore – tra due movimenti interni, il Movimento popolare di liberazione dell’Angola (Mpla) e l’Unione nazionale per l’indipendenza totale dell’Angola (Unita).

Ma fermiamoci a quel primo conflitto, quello che portava speranza e voglia di libertà e nel quale la presenza delle donne, guerrigliere al pari dei compagni maschi, era cosa comune. Non una stravaganza, non casi sporadici. Anche se dopo, come è avvenuto altrove, le donne sono state “riportate” nei loro ruoli, quelli definiti dalla società patriarcale. E poi c’era il trattamento riservato alle camerate, compagne, ma pur sempre donne su cui magari riversare istinti bestiali.

Sono temi che affiorano in questo libro che però è innanzitutto una ricerca, dicevamo. Della madre perduta, certo, ma anche una ricerca di sé, delle proprie radici. Vitória decide che è arrivato il momento di sapere e di colmare quella fame. Quella che Yara Monteiro ci presenta è dunque una storia di amore e di guerra, di abbandono e riscoperta.

La storia di una figlia della diaspora, che da Lisbona vola a Luanda e poi in villaggi remoti del paese con quell’unico scopo: ritrovare chi l’ha messa al mondo. La troverà? Monteiro costruisce un puzzle sotto i nostri occhi e seguendo i vari pezzi anche noi, insieme a lei, ricostruiremo gli eventi.

Interessanti i personaggi: parenti, conoscenti e un discutibile generale, perché è attraverso questi che l’autrice ci introduce in modo alterno all’Angola di quegli anni e all’Angola di oggi. Stimolante è anche la traduzione di Nicola Biasio, che mira a conservare espressioni, termini tipici, modi di dire che perderebbero assai senso se si provasse a tradurli. E invece così permettono di avvicinarsi con più attenzione a una cultura, a una storia.

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