Economia, imprenditoria, investimenti
Molti paesi africani hanno fatto registrare un costante miglioramento delle condizioni per l’avvio di attività economiche, dimostrandosi capaci di investire in innovazioni che facilitano e attraggono chi vuole investire. Ma, avverte la Banca Mondiale nel suo recente rapporto, l’Africa rimane ancora il continente con maggiori ostacoli all’imprenditoria.

Essere imprenditori e iniziare un’attività economica nel continente africano sta diventando sempre più facile. È quanto sostiene il rapporto “Doing Business 2017”, pubblicato la scorsa settimana dalla Banca Mondiale. Nello studio, giunto alla 14° edizione, si misura la facilità di fare affari nelle economie mondiali e i risultati dicono che più della metà dei paesi africani sono migliorati rispetto allo scorso anno.
Anche se in passato gli esiti del documento sono stati criticati, restano comunque influenti e molto seguiti in ambito economico. Tanti sono i fattori che vengono valutati: dalla facilità burocratica di apertura di un’attività fino alla concessione di permessi di costruzione. Dall’accesso al credito, alla connessione elettrica. E poi la registrazione delle proprietà, le tasse, il commercio transfrontaliero, il rispetto dei contratti e i pagamenti delle insolvenze.

Risultato promettente
Secondo gli economisti di Washington i risultati positivi ottenuti dal continente africano sono resi possibili dal fatto che nell’ultimo periodo le economie dei paesi – in particolare quelle della regione sub-sahariana – hanno adottato un numero record di riforme per migliorare il loro ambiente di business. 
L’anno scorso ben 37 dei 48 stati dell’Africa sub-sahariana hanno intrapreso un totale di 80 riforme per favorire l’impresa, il che rappresenta quasi un terzo di tutti i provvedimenti adottati a livello globale. Ciò costituisce una crescita del 14 per cento rispetto all’anno precedente.
La relazione rileva inoltre che le economie dell’Africa sub-sahariana stanno migliorando il loro punteggio nel “fare business” ad un ritmo che è tre volte superiore rispetto a quello delle economie ad alto reddito. Un’andatura che è seconda solo a quella registrata in Europa e Asia centrale.

Nei dettagli…
Anche quest’anno le Mauritius, piazzate al 49° posto nella classifica mondiale, guidano le economie dell’Africa sub-sahariana anche se discese di ben 17 posizioni.  Subito dopo c’è il Rwanda, in posizione 56, salito di sei caselle dello scorso anno e in continua ascesa, poi il Marocco al 68° posto, il Botswana al 71°, il Sudafrica al 73° e la Tunisia al 77°.
Il Kenya ha fatto registrare la miglior performance del continente: con un salto di 16 posizioni è al 92° posto. Il paese dell’Africa orientale è tra i dieci paesi con maggior crescita a livello mondiale in questo ambito.
Con rispettivamente 18 e 15 riforme, gli ambiti di “risoluzione delle insolvenze” e “avvio di un’attività” sono quelli in cui i progressi registrati dalle economie africane sono stati più significativi. Per esempio, paesi come Nigeria, Rwanda e Sudafrica hanno facilitato il processo di avvio di un’impresa attraverso l’introduzione o il miglioramento dei portali web. A Kigali, secondo lo studio, si può avviare un’impresa in sole sei ore.
Un altro settore che ha visto un significativo numero di riforme introdotte dai governi africani è la facilitazione degli scambi commerciali. In particolare, Ghana, Niger e Rwanda hanno ridotto i controlli sui prodotti importati. Madagascar, Mauritania e Togo hanno intrapreso riforme volte ad agevolare gli scambi transfrontalieri attraverso la creazione o il miglioramento dei sistemi doganali elettronici, che riducono il tempo per la preparazione e la presentazione dei documenti, sia per l’import che per l’export. L’Uganda ha invece messo in atto il Malaba One-Stop Border Post, un sistema di passaggio veloce dei cargo alla frontiera con il Kenya che dovrebbe ridurre i tempi alla dogana.
Comunque c’è anche una parte del continente dove l’idea di aprire un’impresa resta ancora un’utopia. Paesi africani accomunati da forte instabilità politica e conflitti, i quali, non a caso, sono tutti a fondo classifica. Inserita per la prima volta in classifica, la Somalia occupa l’ultima posizione nel ranking. A poca distanza Eritrea, Libia, Sud Sudan, Centrafrica e R.D. Congo.

Tanta strada da percorrere
Gli analisti della Banca Mondiale, mettono comunque in guardia dall’eccessivo entusiasmo.  Nonostante i buoni risultati, l’Africa continua ad essere il continente con le peggiori condizioni di avvio di business nel panorama mondiale. Un semplice trasferimento di proprietà, ad esempio, dura in media 2 mesi, mentre il tempo necessario per farlo in economie dell’OCSE è di soli 22 giorni.
Si prosegue nel non puntare né sulle donne imprenditrici (ancora 13 economie nella regione sub sahariana hanno leggi che le ostacolano secondo lo studio), né sulla formazione e promozione dei futuri giovani imprenditori africani. (Come confermato anche dal recente studio realizzato dal Commonwealth sulle nazioni che offrono maggiori opportunità ai ragazzi tra i 15 e i 29 anni).
A tutt’oggi le amministrazioni africane destinano ancora poco del loro operato politico e delle risorse in questa direzione. Eppure è lapalissiano che facilitare gli imprenditori metta in moto l’economia. Lo ha sottolineato anche Augusto Lopez-Claros, direttore del Global Indicators Group, il settore della Banca Mondiale che ha redatto il rapporto: «La politica dei governi gioca un ruolo enorme nella gestione quotidiana delle piccole e medie imprese nazionali, e la complessa regolamentazione, assieme alle tasse onerose, può deviare le energie degli imprenditori dallo sviluppo delle loro aziende e dall’innovazione».