NESSI E CONNESSI – DOSSIER LUGLIO e AGOSTO 2019

L’Africa è il continente dove la diffusione di internet e dei social network sta conoscendo – in termini percentuali – l’accelerazione maggiore. Ma un cittadino su 4 non vi ha ancora accesso. La domanda è inevitabile: il continente sarà protagonista o mero spettatore della rivoluzione in atto?

Mbezi, quartiere residenziale alla periferia di Dar es Salaam, capitale economica della Tanzania. Una sera come tante nella quotidianità di una famiglia di quella classe media che sta crescendo qui, come in tutta l’Africa. Stiamo per cenare e il padrone di casa, Godfrey, docente all’Institute of Technology della città mi invita a sedere e ad attendere qualche minuto. «Devo andare a ricaricare il credito del telefono», accenna prima di uscire.

Pochi minuti dopo ritorna e con un semplice comando paga il decoder per poter guardare la tv e si assicura che sul conto dell’operatore elettrico ci sia sufficiente credito. «Ho disabilitato l’opzione che permette di spostare soldi direttamente dal conto bancario perché altrimenti spendere sarebbe troppo facile, ma poi chi la sente mia moglie», sorride.

La rivoluzione portata nella vita di milioni di cittadini africani dalla diffusione della telefonia mobile, associata ai metodi di pagamento da “mobile” sta tutta in questa scena di vita quotidiana. Oggi con un semplice codice sul telefono o il click su un’applicazione si possono pagare le bollette, cedere soldi, ma anche conoscere il costo di un prodotto nei principali mercati, prenotare un taxi, acquistare ogni genere di prodotto. Una rivoluzione, soprattutto pensando alla scarsa diffusione di servizi nelle zone rurali.

L’Africa è oggi il continente dove la diffusione di internet e dei social network (servizi di messaggistica compresi) sta conoscendo – in termini percentuali – l’accelerazione maggiore. Un mercato di oltre un miliardo di persone, dove il 60% ha meno di 25 anni e dove il settore dell’e-commerce (ancora agli albori) nel 2017 ha generato ricavi per 16,5 miliardi di dollari.

Lo sanno bene i colossi del digitale che in Africa stanno investendo non solo in termini economici ma anche nella formazione di personale locale.

C’è un’inquietudine che agita gli ambienti africani dell’imprenditoria e del business dove parole come Smart Future, Start-up, Internet delle cose, Digital Marketing vanno decisamente di moda.

Ma è sufficiente questo per dire che il continente ha abbracciato la rivoluzione digitale, l’industria 4.0? O l’Africa resterà mera spettatrice di cambiamenti prodotti e sviluppati altrove in una sorta di nuova “colonizzazione” Hi-tech?

Sono queste le domande a cui proveremo a rispondere in questo dossier dedicato all’Africa digitale.

Perché mentre in paesi come Nigeria, Kenya, Sudafrica, Rwanda, Marocco e Ghana si tengono, sempre con maggior frequenza, conferenze e incontri con al centro l’economia digitale e il suo contributo allo sviluppo, in altri paesi e, più in generale nelle aree rurali, internet resta una chimera: secondo la Banca mondiale 21 dei 25 paesi meno connessi al mondo sono in Africa, dove solo un cittadino su 4 ha accesso alla rete.

L’Unione africana, su spinta dell’ex presidente Paul Kagame, che sogna di trasformare il suo paese, il Rwanda, in una piccola Silicon Valley, sta facendo la sua parte per invertire la tendenza. Il tentativo è quello di fare rete, condividere esperienze per provare a essere protagonisti e non spettatori di una rivoluzione già in atto.