Il sospetto
Molti casi sospetti di febbre emorragica sarebbero stati registrati nelle ultime settimane nello stato di El Gezira. Da fine agosto, ci sono state segnalazioni anche nel Nord Darfur e nel Sud Kardofan. Si tratterebbe per lo più della febbre "dengue", ma il virus ebola non è sconosciuto da quelle parti e il sospetto in alcuni casi c'è.

Numerosi casi di febbre emorragica sono stati registrati in Sudan nelle ultime settimane. Fonti mediche dell’ospedale di Wad Madani, capitale dello stato di El Gezira, hanno riportato 19 morti nelle ultime due settimane. Undici pazienti sarebbero attualmente in isolamento. Il locale ministro della Sanità ha dato istruzioni affinché qualsiasi caso di febbre emorragica si dovesse verificare nelle aree rurali, venga al più presto trasferito all’ospedale più vicino.

In Nord Darfur, il locale ministro della sanità, congiuntamente con la struttura sul territorio dell’Organizzazione mondiale della sanità, ha dichiarato che, tra il 28 agosto e il 5 novembre, ne sono stati registrati 81 casi, di cui 3 mortali, nelle località di El Fasher, Dar El Salam, Kuma e Tina. La maggior parte dei casi sono stati registrati a El Fasher, mentre nelle altre località si sarebbe osservata un’accelerazione nelle ultime due settimane. Dei 22 campioni di sangue testati, 15 sarebbero risultati positivi alla Dengue, un tipo di febbre emorragica trasmesso da una zanzara, piuttosto diffuso nei paesi dell’Africa dell’Est, non raramente mortale nelle forme più gravi. Tuttavia, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Ocha) sta riconfermando i risultati, che saranno resi pubblici prossimamente, dice un comunicato ufficiale di Ocha, l’organizzazione dell’Onu per il coordinamento degli affari umanitari. La dichiarazione è stata rilasciata alla metà di novembre, corredata da una precisa statistica.

Venticinque casi di febbre emorragica sono stati riportati anche in Sud Kodofan, dove non ci sarebbero state vittime, dicono notizie ufficiali. I malati sono stati posti in isolamento.
Fin da agosto, però, il termine ebola circola in Sudan; i primi due casi sospetti sarebbero stati visti a El Genina, capitale del Darfur Occidentale.

Il termine ebola viene poi usato per altri due casi, riscontrati nel Kordofan occidentale alla fine di ottobre. I due pazienti, curati all’ospedale di El Fula, sono stati trattati come quelli riconosciuti come malati di dengue, ma potrebbero invece aver contratto l’ebola, si dice. La diagnosi non sarebbe però stata confermata. Due morti si sarebbero state provocate, sempre in ottobre, nella zona petrolifera di Muglad.

Tranne che per il rapporto di Ocha, si tratta di notizie frammentarie e non facilmente verificabili. D’altra parte, fin dall’insorgere dei primi casi di febbre emorragica, ai mass media sudanesi sarebbe stato detto esplicitamente dalla polizia di sicurezza nazionale di non riportare nessuna informazione relativa a ebola, probabilmente per proteggere l’economia del paese, in grave crisi. Solo ora, che i casi sono diventati più numerosi, arrivano i comunicati ufficiali delle autorità competenti.

Il virus ebola non è sconosciuto in Sudan. Uno dei quattro ceppi del virus finora individuati è identificato proprio come Sudan Ebolavirus. È stato identificato per la prima volta nel 1977 e riconosciuto come causa di un’epidemia scoppiata nel 1976 a Juba e Maridi e in altre località minori di quello che ora è il Sud Sudan. Nel 1976 si sono registrati 284 casi, di cui 151 mortali. Lo stesso virus ha causato anche un’epidemia più recentemente, nel 2000/2001, in Uganda; allora i contagiati sono stati 425 e i morti 224. Sembra che il virus nella sua versione sudanese non sia così altamente infettivo come quello che si trova in Africa Occidentale.

I casi di febbre emorragica sono stati rilevati in una vasta zona, dove, dicono i ministri della sanità dei diversi stati interessati, c’è passaggio di bestiame e condizioni igieniche precarie. Come altrettanto precarie sono le condizioni del sistema sanitario in tutta la vasta area del Sudan occidentale. Negli ultimi mesi ci sono stati numerosi scioperi e perfino dimissioni di massa del personale sanitario negli ospedali di Kadugli, Sud Kordofan, e nel Nord Darfur, per le condizioni di vita e salariali non accettabili, e questo renderebbe davvero difficile contrastare un’eventuale epidemia.

Nella foto in alto, malata in un ospedale in Sudan. (Fonte: Albert González Farran / Unamid)