Indagini e sospetti
Sui presunti legami tra l’holding armiera italiana con esponenti della mafia stanno indagando due procure italiane. Lo scenario è l’Africa: Sudafrica e Angola, in particolare. Queste le risposte del gruppo italiano agli interrogativi di Nigrizia.

Finmeccanica è al centro di una bufera mediatica. Di questi giorni le notizie su presunte tangenti, smentite dal gruppo, tra l’holding armiera italiana e l’India. Con rivoli di denaro che sarebbero finiti anche nella cassa delle Lega Nord, tra intermediazioni e mediatori sospetti.

Tra le notizie pubblicate in questi giorni dal Fatto quotidiano, dal Messaggero, da Repubblica, dal Giornale, solo per citarne alcuni, si parla anche di inchieste aperte a Napoli e Palermo per chiarire se ci sono stati rapporti di lavoro tra il gruppo di piazza Monte Grappa e Vito Roberto Palazzolo, un mafioso condannato in via definitiva a 9 anni per associazione mafiosa e che per oltre 30 anni ha vissuto comodamente in Sudafrica. Oggi Palazzolo è in attesa di sapere se sarà estradato in Italia, visto che il 30 marzo è stato arrestato all’aeroporto di Bangkok.

Nigrizia da diversi mesi si sta occupando di questi temi. Nel numero di maggio, la rivista pubblica le risposte di Finmeccanica ad alcune domande che erano state rivolte al vertice del gruppo, in relazione anche ai presunti rapporti di alcuni dirigenti della holding con Palazzolo.

Questo il testo, pubblicato nella sezione Forum dei lettori.

Il 15 marzo scorso Nigrizia aveva inviato al neo responsabile di Finmeccanica per l’Africa subsahariana, Patrick Chabrat, le seguenti domande:

a) Quanto è il volume d’affari di Finmeccanica nell’area subsahariana? In particolare, per il Sudafrica? Leggendo i dati del governo sulle esportazioni “armiere” italiane dal 2006 al 2010, la cifra si aggira sui 250 milioni di euro, una ventina per il Sudafrica. Sapendo che Finmeccanica rappresenta l’80% dell’industria armiera italiana, possiamo avvicinarci a quelle cifre?

b) Nel 2009 una delegazione italiana, guidata dall’allora sottosegretario Urso, si è recata in Angola. Tra le operazioni promosse e sollecitate dal governo c’era anche la vendita di una ventina di elicotteri al governo angolano. È andata poi a buon fine quell’operazione? In quell’occasione era presente Vito Roberto Palazzolo.

c) Nel settembre scorso sono uscite sulla stampa italiana alcune intercettazioni nelle quali si affermava che il predecessore di Chabrat come rappresentante Finmeccanica in Africa era stato cacciato, o comunque allontanato, perché avrebbe parlato di rapporti particolari tra Agusta con organizzazioni mafiose in Sudafrica. Molti hanno collegato quell’episodio anche alla stretta amicizia tra Vito Roberto Palazzolo con il conte Agusta e alle mediazioni di quest’uomo, condannato per associazione mafiosa e riparato in Sudafrica, svolte per le aziende italiane con il governo non solo sudafricano. Lei che valutazioni dà di queste notizie uscite sulla stampa? Ci sono stati rapporti in passato tra il gruppo e Palazzolo?

Non avendo ricevuto alcuna risposta, l’11 aprile abbiamo rigirato le domande (aggiungendoci solo la frase, riportata in corsivo, sulla presenza di Palazzolo in Angola) al responsabile dell’ufficio stampa della holding armiera, Carlo Maria Fenu. Questa la sua risposta:

 

Con riferimento all’articolo Palazzolo e l’affaire Agusta in Sudafrica. Agusta e la piovra sudafricana, apparso nel numero di aprile di Nigrizia, precisiamo che:

• da oltre 30 anni non vi è alcuna relazione tra la famiglia Agusta, un cui componente viene da voi descritto in stretti rapporti con Roberto Vito Palazzolo, e la società Agusta, ora AgustaWestland. La famiglia Agusta, infatti, ha venduto le proprie partecipazioni nell’Agusta SpA sin dalla metà degli anni ’70 e, da quel momento, non ha più avuto alcun ruolo nella società. La famiglia Agusta non ha, quindi, alcuna relazione di business con AgustaWestland;

 

• non esiste alcun legame, né diretto né indiretto, tra Vito Roberto Palazzolo e il gruppo Finmeccanica, di cui AgustaWestland oggi fa parte;

 

• a differenza di quanto indicato nel titolo (“Agusta e la piovra sudafricana”), non esiste alcun legame tra AgustaWestland, o Finmeccanica, e qualunque tipologia di organizzazione criminale;

 

• Francesco Maria Tuccillo non è stato “fatto fuori”, come riportato erroneamente nell’articolo, ma è tutt’ora un dipendente di Finmeccanica;

 

• il volume d’affari di Finmeccanica nell’area subsahariana è un dato commercialmente riservato. Tale dato, peraltro, è noto alle competenti autorità italiane. In ogni caso, si tratta di importi trascurabili se rapportati al fatturato complessivo del gruppo Finmeccanica, pari a circa 17 miliardi di euro nel 2011;

 

• il Governo angolano aveva deciso d’indire una gara internazionale per la fornitura di elicotteri per impieghi civili e per il trasporto sulle piattaforme petrolifere. La gara è stata successivamente annullata dal Governo stesso, che non ha quindi proceduto ad alcuna acquisizione. Chi fosse o meno presente nell’occasione non è cosa a noi nota.

Due sole puntualizzazioni:
Che Tuccillo sia stato “fatto fuori” non è una licenza giornalistica di Nigrizia, ma l’espressione usata da due alti dirigenti di Finmeccanica, riportata in un’intercettazione raccolta dalla Procura di Napoli.
Rimane, tuttavia, senza risposta l’interrogativo del perché il responsabile di Finmeccanica in Africa sia stato, improvvisamente, richiamato a Roma da Nairobi.
Sulle presunte relazioni “pericolose” di Finmeccanica in Africa, giudicate frutto di fantasia, stanno indagando la Procura di Napoli e quella di Palermo. Attendiamo gli esiti del loro lavoro
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