Petizione al parlamento
La Campagna italiana Contro le Mine la settimana scorsa ha lanciato una petizione per chiedere al Parlamento italiano lo sblocco del Ddl fermo da 2 anni attraverso cui si vuole impedire il finanziamento delle imprese che producono bombe a grappolo e mine. Armi disumane che uccidono in maniera indiscriminata migliaia di persone.

È fermo da 2 anni, il disegno di legge indirizzato ad impedire il finanziamento e il sostegno alle imprese produttrici di mine antiuomo, di munizioni e sub-munizioni cluster da parte di società e istituti finanziari italiani. Ora la Campagna Italiana contro le mine (Cicm) chiede al Parlamento di riprendere, nel più breve tempo possibile, l’iter legislativo.

Il Ddl, proposto proprio dalla Cicm, aveva già superato l’esame della Commissione Finanze nella precedente legislatura (XVI). Una volta ripresentato nell’ attuale legislatura nel marzo 2013, anziché beneficiare della precedente deliberazione positiva, basata sui pareri favorevoli di 6 commissioni (Affari Costituzionali, Esteri, Difesa Bilancio, Giustizia ed attività Produttive) per ottenere una calendarizzazione più rapida, si è “impantanato” tra l’indifferenza totale in entrambi i rami del Parlamento.

Secondo il recente report Worldwide Investments in Cluster Munitions: a shared responsibility redatto dall’Associazione Pax membro della Cluster Munition Coalition (Cmc), sono 151 gli istituti finanziari nel mondo che hanno investito tra il 2011 al 2014 circa 27 miliardi di dollari in compagnie produttrici di Munizioni Cluster.

Mine e bombe a grappolo sono usate ancora oggi in molti conflitti nel mondo e sono armi disumane che uccidono e mutilano indiscriminatamente, anche decine di anni dopo che le guerre sono terminate. Il 90% delle vittime sono civili, donne, anziani e bambini. Sono quelli che in gergo militare vengono chiamati ”effetti collaterali”.

L’Italia ha messo già al bando questi ordigni. Dopo aver firmato la Convenzione sulle munizioni a grappolo il 3 dicembre 2008 e l’ha ratificata nel 2011, e nello stesso anno, il 4 luglio, è stata pubblicata la legge sulla Ratifica ed esecuzione della Convenzione di Oslo sul divieto delle munizioni a grappolo (Legge n. 95/201).
La Cicm, successivamente, non aveva fatto altro che sostenere la promozione di una legge separata, più dettagliata e che meglio specificasse i vari canali attraverso i quali i finanziamenti possono (attraverso banche e istituzioni finanziarie italiane) giungere ad aziende produttrici di questi ordigni.

Il 26 aprile 2010 questo progetto di legge venne quindi presentato al Senato dalla Senatrice Silvana Amati, ma si bloccò nella Commissione Finanze del Senato. Fu poi l’allora On.le Federica Mogherini (oggi Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza) a presentarne un altro alla commissione Finanze della Camera che venne approvato in via definitiva il 18 dicembre 2012. Con la successiva caduta del Governo l’iter è ricominciato nell’attuale Legislatura (XVII). Dopo le elezioni nazionali, svolte in Italia nel febbraio 2013, ci si aspettava che l’approvazione precedente della Camera dei Deputati avrebbe facilitato la discussione della nuova amministrazione del progetto di legge che, pur ripresentato in tutte e due i rami del Parlamento nel marzo 2013 (S.57 al Senato e C 119 alla Camera) , è attualmente, fermo in Commissione Finanze del Senato,  in attesa dei pareri della Commissioni  Affari Costituzionali, Affari Esteri, Difesa, Bilancio Attività ed Industria e alla Camera non ha iniziato l’iter.

La settimana scorsa, in occasione della ricorrenza del XV anniversario dell’entrata in vigore della Convenzione Internazionale sulla Messa al Bando delle mine antiuomo (il 2 marzo), la Cicm ha lanciato una raccolta firme per chiedere l’immediata ripresa dell’iter legislativo. 

«L’obiettivo della petizione – spiega Santina Bianchini Presidente della Campagna Italiana – è quello di raccogliere nel più breve tempo possibile 10.000 adesioni da presentare al Presidente del Senato Sen. Pietro Grasso ed alla Presidente della Camera On.le Laura Boldrini proprio per chiedere che questo DDL non venga abbandonato».

«È un anomalia – spiega il presidente della Cicm, Giuseppe Schiavello – considerare lecito finanziare, direttamente o indirettamente, la produzione di ordigni banditi dal proprio Paese con un atto di impegno internazionale». Un anomalia che bisogna impedire.

Nella foto in alto una Bomba a grappolo inesplosa.