Flussi finanziari illeciti: l’Africa perde 88 miliardi di dollari all’anno
Economia Politica e Società
Evasione fiscale, riciclaggio e corruzione tra le principali cause della fuga di capitali all’estero
Flussi finanziari illeciti: l’Africa perde 88 miliardi di dollari all’anno
L’ammontare del denaro in uscita è quasi pari al totale degli aiuti pubblici allo sviluppo e degli investimenti diretti esteri ricevuti dai paesi africani. Soldi sottratti che negano alle persone i loro diritti e sviluppano una società eticamente malata
08 Settembre 2025
Articolo di Antonella Sinopoli
Tempo di lettura 4 minuti

L’Africa perde ogni anno 88 miliardi di dollari, pari al 3,7% del PIL del continente, a causa dei flussi finanziari illeciti (IFF). E la cifra, secondo alcuni esperti, potrebbe essere sottostimata. Denaro che evapora, sfuggendo a un utilizzo locale per finanziarne lo sviluppo.

È quanto evidenzia l’Unione Africana in un recente rapporto. Un fenomeno ormai ben noto e per comprenderlo e analizzarlo qualche anno fa l’UA ha istituito un comitato ad hoc presieduto dall’ex presidente sudafricano Thabo Mbeki.

Evasione fiscale, riciclaggio di denaro e corruzione sono le cause di questa fuga di denaro attraverso i confini nazionali per arrivare all’estero. Il rapporto rileva un aumento del 76% degli IFF rispetto all’ultima analisi. Nel 2015, la cifra era di 50 miliardi di dollari ma già nel 2020 un rapporto dell’UNACTAD parlava di 88,6 miliardi di dollari di perdite annuali.

Flussi in uscita che sono quasi pari al totale annuo complessivo degli afflussi di aiuti pubblici allo sviluppo, valutati in 48 miliardi di dollari, e degli investimenti diretti esteri annui, stimati a 54 miliardi di dollari, ricevuti dai paesi africani (si tratta di una media tra il 2013 e il 2015).

Secondo quell’analisi, dal 2000 al 2015, la fuga illecita di capitali dall’Africa era stata pari a 836 miliardi di dollari. Nello stesso periodo, il debito estero totale del continente ammontava a 770 miliardi di dollari.

Quattro i settori principali

Gli esperti hanno individuato quattro aree che facilitano la circolazione di flussi finanziari illeciti. La prima è l’evasione fiscale e le pratiche commerciali fraudolente. Si ritiene che gran parte del denaro che sta scomparendo dall’Africa provenga dall’evasione fiscale attraverso determinate pratiche commerciali delle aziende che operano in Africa e dalla falsificazione di prezzi e contratti.

La seconda categoria comprende i flussi finanziari collegati ai mercati legati al traffico di droga, armi, fauna selvatica e alla tratta di esseri umani.

La terza si riferisce a flussi che includono pagamenti di commissioni, tangenti, appropriazione indebita e altre forme di corruzione che coinvolgono transazioni finanziarie transnazionali.

Infine, nella quarta categoria rientra tutto ciò che è correlato allo sfruttamento e al finanziamento della criminalità e del terrorismo. Ad operare in maniera furba e criminale sono spesso le élite che spostano denaro nei paradisi fiscali. Per non parlare delle multinazionali digitali e dei commercianti di materie prime che spostano i loro profitti fuori dal continente.

Denaro sottratto, diritti negati

Ad essere esposti sono soprattutto i paesi ricchi di risorse come Nigeria, Angola, Repubblica democratica del Congo. Solo in Nigeria miliardi sono andati persi a causa del trasferimento degli utili nel settore petrolifero.

Quel denaro potrebbe fornire acqua pulita a 500mila persone, servizi igienico-sanitari a 800mila, istruzione a 150mila e salvare oltre 4mila bambini grazie a un’assistenza sanitaria migliore, ha dichiarato un esperto del Tax Justice Network.

I flussi finanziari illegali, dunque, non sono astratti: negano alle persone i loro diritti e sviluppano una società eticamente malata. Il danno è enorme sotto diversi aspetti. Si tratta di un sistema che promuove la corruzione e la criminalità e indebolisce gli stati che dovrebbero garantire lo sviluppo.

I flussi finanziari illeciti – come ha affermato il segretario generale dell’UNCTAD, Mukhisa Kituyi – privano l’Africa e la sua popolazione delle loro prospettive, minando la trasparenza e la responsabilità, erodendo la fiducia nelle istituzioni e compromettendo in generale il principio dello stato di diritto e il funzionamento dei sistemi di giustizia penale.

Ovvio che questa evaporazione delle risorse priva l’Africa e le sue popolazioni di prospettive di sviluppo. Il denaro che va all’estero in maniera illecita potrebbe e dovrebbe essere reinvestito in istruzione, sanità, infrastrutture socio-economiche di base; potrebbe ridurre povertà e disoccupazione; potrebbe evitare che non siano fondi a sufficienza per pagare infermieri e insegnanti; potrebbe innescare circuiti virtuosi di crescita e investimenti pubblici e privati.

Rafforzare misure di contrasto

Anche se, evidentemente, le cose non sembrano migliorate negli anni, le istituzioni assicurano di lavorare per affrontare il problema. Ad esempio istituendo meccanismi per lo scambio di informazioni fiscali, attraverso il Forum globale sulla trasparenza e lo scambio di informazioni a fini fiscali guidato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).

Molti paesi in tutto il mondo stanno poi spingendo per leggi che obblighino le multinazionali a presentare le dichiarazioni dei redditi nei paesi in cui operano.

Altre azioni importanti sono il controllo su settori economici particolarmente vulnerabili alle esportazioni non dichiarate, come quello minerario, il rafforzamento dei sistemi nazionali antiriciclaggio, una maggiore trasparenza fiscale e uno scambio di informazioni a fini fiscali e sui titolari di conti bancari a livello globale, soprattutto quelli radicati nei paradisi fiscali.

Copyright © Nigrizia - Per la riproduzione integrale o parziale di questo articolo contattare previamente la redazione: redazione@nigrizia.it