Studio OCSE
Recenti stime rivelano che ogni anno la contabilità legale del continente perde complessivamente entrate per un valore stimato di 50 miliardi di dollari. Somme di denaro ingenti, proventi di attività illecite, che superano di gran lunga l’ammontare degli aiuti allo sviluppo destinati annualmente all’Africa.

Ogni anno gli Stati africani registrano un ‘ammanco contabile’ di circa 50 miliardi di dollari. Un dato estremamente allarmante, stimato dal Gruppo di alto livello sui flussi finanziari illeciti (HLPIFF) della Commissione economica delle Nazioni Unite per l’Africa (UNECA), presieduto dall’ex presidente del Sudafrica, Thabo Mbeki.

I Flussi Finanziari Illeciti (IFF) sono movimenti non autorizzati di denaro o di capitali da un paese all’altro. Nonostante le stime relative a tali flussi siano spesso contestate, tutte le analisi attuali sono concordi nel ritenere che superino di gran lunga l’ammontare degli aiuti allo sviluppo, che i donatori internazionali destinano annualmente all’Africa.

L’allarmante dato è contenuto nel nuovo report intitolato “Flussi finanziari illeciti: l’economia del commercio illegale in Africa occidentale”, pubblicato lo scorso 20 febbraio dall’Ocse e realizzato con la collaborazione della Banca africana di sviluppo (AfDB), Gruppo intergovernativo di azione contro il riciclaggio di denaro in Africa occidentale (GIABA), Nuova partnership per lo sviluppo dell’Africa (NEPAD) e Banca mondiale.

Nell’intento di esaminare come questi flussi illeciti ostacolino lo sviluppo dell’area, nelle sue 140 pagine lo studio traccia un quadro più ampio ed eterogeneo rispetto alla tradizionale analisi degli IFF, esaminando la natura di tredici diverse forme di economia criminale, dividendole in tre categorie: attività illegali, commercio illecito di beni legali e sottrazione illecita di risorse.

Per ogni singolo caso, viene fornita una mappatura dei flussi e della vulnerabilità dell’area geografica di riferimento, i principali attori coinvolti, le implicazioni e gli impatti generati dagli IFF.

Dall’analisi emerge che in Africa occidentale opera un’ampia gamma di economie criminali e che le attività illegali più diffuse sono il traffico di droga, il contrabbando di avorio, la tratta di esseri umani, il traffico di migranti, il furto di petrolio e la pirateria. E i profitti illeciti generati da queste attività criminali possono anche essere riciclati attraverso l’economia formale, mentre sia direttamente che indirettamente, i flussi finanziari illeciti riducono la sicurezza e le opportunità produttive degli abitanti della regione. Inoltre, gli IFF non provengono soltanto da attività illegali, ma anche dalla corruzione a vantaggio di compiacenti politici africani e dall’evasione fiscale delle multinazionali.

Interessante è il caso studio su al-Qaeda nel Maghreb Islamico, che rivela come il radicato gruppo terrorista stia guadagnando ingenti somme con i riscatti dei sequestri, ma controllando anche il commercio legale e il passaggio di merci attraverso il Sahel, su cui impone pesanti dazi alle popolazioni locali. Una pratica che in termini di insicurezza e instabilità ha implicazioni significative, non solo per le popolazioni dell’Africa occidentale, ma anche per i paesi dell’Ocse.  

La relazione evidenzia che vari fattori agevolano le spedizioni di merce illegale, sottolineando che la maggior parte dei prodotti contraffatti introdotti nell’Ovest del continente, transita all’interno dei flussi commerciali legali della regione. A questo si aggiungono le limitate risorse statali, la corruzione endemica all’interno delle autorità portuali e la mancanza di risorse per ispezionare fisicamente la maggior parte dei container che entrano nella regione.

Da una prospettiva globale, l’Africa occidentale rimane un mercato relativamente piccolo e un ambiente operativo relativamente complesso, che per contrastare l’impatto negativo dei flussi finanziari illeciti dovrebbe innanzi tutto riuscire a rispondere alle sfide dello sviluppo socio-economico.

Il report rileva infine che il fenomeno degli IFF è sempre più presente nelle agende politiche internazionali e che il problema dovrebbe essere affrontato in maniera olistica, non solo dai paesi africani di origine, ma anche da quelli in cui transitano le finanze. Naturalmente anche in quelli di destinazione, compresi i paesi sviluppati. Tuttavia, un simile approccio risulta particolarmente difficile da attuare in Africa occidentale, dove esiste un’enorme volume di economia informale, i cui confini tra la legalità e l’illegalità sono assai labili.

Foto Reuters / Thomas Mukoya (qz.com)