Fondazione Finanza Etica interverrà domani, 6 maggio, all’assemblea annuale degli azionisti di ENI come azionista critico, chiedendo risposte più trasparenti su quattro questioni che il gruppo ha affrontato finora in modo insufficiente. Lo annuncia in un comunicato stampa.
La Fondazione, che esercita l’azionariato critico nell’ambito del Gruppo Banca Etica, ha giudicato le risposte ricevute generiche e parziali, non tali da consentire agli azionisti una valutazione pienamente informata.
«Abbiamo posto domande molto concrete perché la transizione energetica passa anche da scelte che hanno effetti reali su persone e territori, in Italia come nei paesi partner», ha dichiarato Mauro Meggiolaro, esperto di azionariato critico e analista della Fondazione, come si legge nel comunicato da cui sono tratte queste notizie.
«Quando una grande impresa utilizza risorse pubbliche o costruisce filiere globali, è necessario avere risposte ufficiali e verificabili. In molti casi, invece, quelle di ENI restano generiche o incomplete.»
Biocarburanti, Kenya e aviazione europea
Il primo nodo riguarda la filiera dei biocarburanti in Kenya, destinati anche al mercato europeo dei carburanti per l’aviazione, settore su cui l’Unione Europea ha introdotto nuovi obblighi di utilizzo progressivo.
La Fondazione ha chiesto dati concreti sulla redditività per i piccoli agricoltori locali coinvolti, sul mancato ritiro di alcuni raccolti segnalato da inchieste giornalistiche, sulla sottrazione di terreni alla produzione alimentare e sull’impiego di risorse pubbliche italiane e internazionali.
Se la decarbonizzazione del trasporto aereo europeo passa attraverso filiere agricole africane, sostiene la Fondazione, occorre dimostrare con dati pubblici che i benefici ricadano davvero sulle comunità locali.
Assemblee a porte chiuse e diritti degli azionisti
Il secondo tema riguarda le assemblee a porte chiuse. ENI continua a non consentire né la presenza fisica degli azionisti né la partecipazione telematica in tempo reale, in contrasto con la prassi diffusa tra le grandi società quotate europee.
Una scelta che, come ricorda il comunicato dell’ufficio stampa della Fondazione, è già stata oggetto di rilievi da parte della Commissione europea sul corretto recepimento delle norme sui diritti dei soci.
Contenziosi legali e trasparenza
Il terzo nodo sono le cause legali contro giornalisti e organizzazioni della società civile – le cosiddette SLAPP (Strategic Lawsuits Against Public Participation) – tra cui quelle intentate contro Greenpeace e ReCommon.
La Fondazione ha chiesto trasparenza sui costi sostenuti negli ultimi anni, sugli esiti dei procedimenti e sui rischi reputazionali per la società. Anche la strategia legale di una grande impresa, si legge nel comunicato, rientra tra gli elementi che gli azionisti devono poter valutare sotto il profilo della governance.
Territori italiani e transizione industriale
Il quarto e ultimo tema riguarda i territori italiani: Basilicata, Gela, Ravenna, Livorno e Sannazzaro de’ Burgondi. Le domande hanno toccato bonifiche, occupazione, sicurezza degli impianti, approvvigionamento delle bioraffinerie e il progetto di cattura e stoccaggio della CO₂.
Per la Fondazione la transizione energetica non si misura solo sugli annunci industriali, ma anche sugli effetti concreti su lavoro, ambiente e comunità locali.
Fondazione Finanza Etica ricorda infine che svolge attività di azionariato critico dal 2007, acquistando quote simboliche di grandi società per partecipare alle assemblee e sollevare questioni su ambiente, sociale e governance.
Nel 2026 seguirà anche le assemblee di Acea, BF, Enel, Generali, Leonardo, Fincantieri e Rheinmetall.