Pubblicato il primo rapporto sul paese
Torture, detenzioni arbitrarie e vessazioni. Saif Al Islam, figlio del leader libico, fondatore della Fondazione Gheddafi, gioca d’anticipo e pubblica un rapporto sulle violazioni dei diritti umani in Libia, due giorni prima che Human Rights Watch diffonda il suo primo studio sul paese.

Suscitando un’unanime sorpresa, la Fondazione Gheddafi ha presentato ieri un rapporto sulla situazione dei diritti umani in Libia, con prove relative a diversi casi di tortura emersi nel paese.
La pubblicazione è arrivata battendo sul tempo, con appena due giorni di anticipo, l’uscita di un altro rapporto, quello dell’organizzazione per i diritti umani statunitense, Human Rights Watch, per la prima volta ammessa nel paese.

Presieduta da Saif al-Islam, figlio del leader libico Muammar Gheddafi, la Fondazione, che è molto attiva nella promozione dei diritti umani in Libia, ha denunciato per il 2009 un aumento di violazioni ed abusi, citando casi di torture, maltrattamenti e detenzioni ingiustificate.

Attraverso la relazione, che è stato distribuita alla stampa, l’organizzazione ha lanciato un appello per la revoca delle immunità speciali di cui godono i funzionari di alcuni organi dello Stato.
La Fondazione ha chiesto inoltre l’apertura di un’indagine trasparente, sul massacro compiuto nel 1996 nel carcere di Abu Slim a Tripoli, nel quale almeno 1.200 prigionieri hanno perso la vita. Un fatto già denunciato da altre organizzazioni come la stessa Human Rights Watch.

La Fondazione Gheddafi ha infine chiesto la liberazione di tutti i prigionieri la cui innocenza è stata provata e coloro che hanno scontato la pena, accusando l’amministrazione e il governo di non rispettare le decisioni dei tribunali.
Non sono mancate, poi le critiche nei confronti del controllo di stato su stampa, sindacati e ordini professionali.

Non sono chiare le conseguenze che questo rapporto porterà all’interno degli equilibri interni al paese. I contrasti tra Saif Al Islam, erede più probabile di Gheddafi, e suo padre sono infatti sempre più accesi negli ultimi anni. Il figlio del leader libico sarebbe arrivato al punto di chiedere asilo alla Svizzera, secondo indiscrezioni trapelate dalla stampa elvetica lo scorso febbraio. Tuttavia Saif, principale artefice del disgelo delle relazioni diplomatiche tra Libia e Occidente, continua a rimanere l’unica figura politica di spicco all’interno della famiglia Gheddafi.