Primo Piano/ Foreste africane
Le foreste africane sono in pericolo: si moltiplicano gli appelli e le denuncie delle associazioni ambientaliste, da Greenpeace a Amici della Tera. I polmoni africani, che sono spesso anche utimo rifugio di popolazioni indigene e di specie animali a rischio, subiscono il taglio illegale di imprese che importano legno nei paesi ricchi.

Un commercio di contrabbando che, dopo aver distrutto il 70% delle foreste indonesiane e il 60% di quella dell’Amazzonia, ha già fatto fuori due terzi delle foreste tropicali africane.
La riserva forestale più grande ancora presente in Africa è nel Bacino del Congo, si estende attraverso Camerun, Repubblica Centroafricana, Congo Brazzaville, Repubblica Democratica del Congo, Guinea Equatoriale e Gabon. Con oltre 1000 specie di uccelli e 400 specie di mammiferi, è la regione più ricca di specie di tutta l’Africa. È l’unico habitat naturale di grandi primati quali il gorilla, lo scimpanzé e il bonobo.
 
Secondo Greenpeace, tra il 1990 e il 2000 l’Africa ha perso oltre 55 milioni di ettari di foresta: le attività di estrazione nella regione sono aumentate esponenzialmente e i governi non si sono curati di riservare zone alla conservazione delle specie animali e vegetali o di  creare aree di riforestazione.
Una delle piaghe maggiori è la corruzione, che lega le multinazionali del legno alle istituzioni: milioni di ettari di foresta sono stati ceduti in concessione, anche se in palese violazione delle leggi. Le compagnie del legno, che in genere non sono di nazionalità africane, sfruttano inoltre la mancanza di regolamentazione, dato che molti governi non si sono ancora preoccupati di promuovere una legislazione per la tutela dell’ambiente.
 
Un anno fa alle denuncie delle associazioni ambientaliste si erano aggiunte quelle della FAO: l’Africa ha il secondo tasso al mondo di perdita netta di foreste dopo il Sudamerica. Secondo i dati FAO, tra il 2000 ed il 2005 l’Africa ha perso oltre 4 milioni di ettari all’anno di foreste, soprattutto per la conversione di terreno forestale in terreno agricolo.
 
Greenpeace ha recentemente rinnovato l’allarme per la foresta pluviale del Congo, vittima del costante saccheggio delle imprese del legno, sottolineando anche come la distruzione della foresta influisca sul surriscaldamento del pianeta, a causa delle emissioni di anidride carbonica.
 
Nell’ultimo rapporto sulla foresta Africana, l’organizzazione ambientalista critica inoltre il ruolo della Banca Mondiale, che come motore dello sviluppo sostiene l’espansione dell’industria estrattiva, quindi anche quella del legno.
 
Una linea che non è nuova per la Banca Mondiale: anche in Camerun aveva proposto di investire nel commercio del legno per sostenere l’economia, ma questa politica non ha avuto gli effetti desiderati, anzi la foresta camerunese è ormai decimata a causa del commercio illegale.
Secondo Greenpeace anche un’impresa italiana sarebbe coinvolta nello sfruttamento illegale della foresta camerunese. Si tratta della Fipcam, la Fabrique Camerounnaise de Parquet, impresa a capitale italiano che ha sede nell’est del Camerun. La Fipcam avrebbe sfruttato illegalmente almeno 700 ettari di foresta.
 
Legate alla lotta per la tutela delle foreste ci sono anche quelle per la salvaguardia degli animali, e dei diritti delle popolazioni indigene, come i boscimani, che vivono soprattutto in Botswana, o i pigmei, presenti nelle foreste dell’Africa centrale.
Sotto il peso della lotta alla povertà, l’Africa ha scoperto solo recentemente l’importanza della tutela dell’ambiente per lo sviluppo sostenibile. Per la salvaguardia delle foreste e dei tesori naturali africani, a fianco delle grandi organizzazioni internazionali, sono sempre più attive associazioni della società civile africana, che salvaguardando foreste e animali vogliono anche garantire un miglior tenore di vita alle comunità rurali, preservandone usi e tradizioni locali.

Proprio dalla protezione degli animali arrivano delle buone notizie: il WWF ha fatto sapere che nelle foreste di Kenya ed Uganda  i gorilla delle montagne, specie in via d’estinzione, stanno lentamente crescendo di numero, mentre la difficile lotta alla commercio illegale di avorio, che causa ogni anno l’abbattimento di migliaia di elefanti, ha ricevuto quest’anno un riconoscimento: Hammerskjoeld Simwinga, zambiano, da anni in prima linea in questa battaglia, ha vinto il Goldman Prize, anche definito il “Nobel” per l’ambiente.