Aumenta la deforestazione
La coltivazione intensiva della palma da olio, ancora ampiamente utilizzata nell’industria alimentare mondiale, sta erodendo progressivamente le grandi foreste africane, dal Gabon al Camerun, dalla Sierra Leone al Bacino del fiume Congo fino alle isole del Lago Vittoria. Una deforestazione accompagnata spesso da violazioni dei diritti umani e sfruttamento.

In alcuni paesi viene chiamata “palma africana” (Elaeis guineensis) per le sue origini, ma si tratta della pianta comunemente nota come palma da olio. L’olio estratto dai suoi frutti è presente in molti prodotti dell’industria alimentare: dalle merendine ai biscotti, dalle creme ai cereali per la colazione. L’ingrediente è finito ultimamente sotto i riflettori per gli impatti sull’ambiente e sui diritti dei lavoratori. Quando si parla delle grandi piantagioni di palma da olio spesso ci si riferisce all’Indonesia, dove si concentra la maggior parte della produzione mondiale, ma la sua coltivazione intensiva si è diffusa dagli anni 2000 anche in diversi paesi africani.

Il 12 dicembre l’organizzazione statunitense Mighty, che si occupa di campagne ambientaliste, e l’ong gabonese Brainforest hanno pubblicato un rapporto dal titolo Palm Oil’s Black Box in cui denunciano la deforestazione praticata dall’azienda Olam in Gabon. Secondo il rapporto, la multinazionale di Singapore avrebbe distrutto la foresta gabonese per installare monocolture di palma da olio, mettendo in pericolo l’ambiente e l’ecosistema di molte specie animali. Dal 2012 Olam avrebbe distrutto approssimativamente 20.000 ettari di foresta. La compagnia ha cominciato ad operare nel paese nel 2010 quando, grazie ad una joint ventures con il governo, ha ottenuto una concessione di 300.000 ettari. Olam che conta tra i suoi clienti marchi come Unilever, Nestlé, PepsiCo e ConAgra, ha rigettato le accuse garantendo, invece, il carattere sostenibile e responsabile della sua produzione. La compagnia però, nel comunicato di risposta al rapporto, ammette anche di aver raggiunto un accordo con il Gabon per la conversione di una parte delle zone forestali più degradate, in zone agricole.

A fine novembre un altro report ha fatto scalpore: quello di Amnesty International. La ricerca sostiene che i principali marchi dell’industria alimentare che utilizzano l’olio di palma, beneficiano di lavoro minorile e sono complici di violazioni dei diritti umani. L’indagine di Amnesty si è concentrata, in particolare, sulle grandi piantagioni indonesiane di Wilmar, che controlla il 43% del mercato globale dell’olio di palma. Il caso del lavoro minorile nelle piantagioni di palma da olio, però, era emerso ad aprile dal reportage di alcuni giornalisti di France 2 che si concentrava sulle condizioni lavorative nelle piantagioni in Camerun.

Nel mese di marzo del 2016 è finita sotto osservazione Socfin, una compagnia belgo lussemburghese che produce gomma e palma da olio in diversi paesi africani, tra cui: Camerun, Nigeria, Costa d’avorio e Sierra Leone. A denunciare Socfin è stata Greenpeace France con il rapporto “Minacce sulle foreste africane” che sottolinea il ruolo della compagnia nella deforestazione del bacino del fiume Congo e di Sao Tomé e Principe. Socfin viene contestata anche dalle comunità locali di contadini che si sono visti sottrarre le loro terre per l’implementazione delle piantagioni. In Sierra Leone sei attivisti sono finiti in carcere con l’accusa di aver distrutto 40 piante di palma nel 2013.

La produzione della palma da olio è arrivata anche in Uganda, nelle isole dell’arcipelago Ssese del Lago Vittoria. Si tratta di un progetto di coltivazione che risale al 2002 e prevede di coprire una superficie di 10.000 ettari su diverse isole. Le aziende titolari del progetto per la produzione di oli vegetali sono nate da una joint ventures tra il gruppo malese Wilmar, Josovina Commodities di Singapore e la raffineria di olio Bidco del Kenya. Secondo le testimonianze raccolte dalla rete internazionale Friend of Earth numerosi contadini sarebbero stati sfrattati dalle terre, senza ricevere compensazioni adeguate.

Deforestazione, spostamenti forzati e violazione dei diritti umani, accompagnano dunque spesso la coltivazione di palma da olio. Con il moltiplicarsi delle piantagioni però, si moltiplicano anche le denunce, le proteste e le iniziative locali e internazionali per richiamare l’attenzione sulla produzione e il consumo dell’olio di palma.