Geografa dell’Università di Angers, esperta di migrazioni e discriminazione di genere, francese di origine marocchina, l’autrice ha condotto una ricerca a partire dal 2008 sul percorso migrante delle lavoratrici marocchine impiegate in agricoltura, in particolare nella raccolta delle fragole, nella provincia spagnola di Huelva.

Il senso del suo lavoro: «Bisogna con urgenza dare visibilità alle donne che si spostano in quanto lavoratrici e migranti, e agli studi a loro dedicati e ancora poco conosciuti. Il libro intende tratteggiare un’immagine delle migranti diversa da quella delle accompagnatrici passive, assenti, casalinghe e analfabete; intende decostruire queste rappresentazioni sociali largamente dominanti (…). Ho potuto rendermi conto di come le donne che partono da sole siano spesso in difficoltà nel proprio paese d’origine. Per queste donne (sposate, poi divorziate o vedove, donne sole con figli, donne diplomate senza lavoro) la migrazione è una tra le possibili soluzioni ai loro problemi».

Non è un lavoro di denuncia, piuttosto di analisi, di “scavo”. Un’inchiesta ben raccontata che potrebbe innescare altre ricerche anche sull’evolvere dei rapporti di genere in Marocco. Il titolo originale del libro, pubblicato nel 2018 in Marocco da En toutes lettres, è Dames de Fraises, doigts de fée (Donne delle fragole, dita di fata). Chadia Arab ringrazia le donne delle fragole che «umilissime, con umorismo e allegria mi hanno lasciata entrare nel loro quotidiano e nella loro intimità».

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