GIUFA' – MAGGIO 2017
Gad Lerner

Scrivo dal Cairo, in Egitto, nell’apprensione dei giorni che precedono la visita di Francesco e che seguono gli orrendi attentati suicidi perpetrati in due chiese copte egiziane. Ancora ieri sera ci siamo allarmati per una sparatoria cruenta a un posto di blocco nel Sinai, poco distante dal Monastero di Santa Caterina.

Mi auguro che quando leggerete questa mia rubrica il viaggio egiziano di papa Bergoglio si sia concluso felicemente, e che il dialogo con l’islam che egli persegue ne abbia tratto giovamento, nella reciproca trasformazione senza la quale nessun dialogo sarebbe davvero tale.

La preoccupazione che ho avvertito intorno a me per i pericoli che corre Francesco, sollecita qualche riflessione personale, di cui spero vorrete perdonare la grossolanità. Metto le mani avanti: proseguire comporta una qualche irriverenza. Dunque. Mi sono reso conto di provare nei confronti di questo strano papa un moto di tenerezza e di premura che ha, sì a che fare con la religione…, ma per parte mia sono sentimenti niente affatto diminuiti dal non sentirmi cristiano.

Mi affascina e mi preoccupo per lui. Delle volte mi entusiasma. Mi dà come la sensazione che sia una persona che conosco da vicino, di cui posso indovinare sentimenti e reazioni, anche se non l’ho mai visto neanche da lontano.

Prendete quel momento alla Case Bianche di Milano, in cui, prima di far visita ad alcune famiglie, si era fermato per una sosta “fisiologica” nel bagno chimico lì, in mezzo alla strada. Confesso che mi aveva dato fastidio che i giornali online abbiano riportato la notizia e, peggio, che in tanti lo abbiano fotografato col telefonino. Invece, una segretaria di Sat 2000 (dove mi trovavo a commentare quel viaggio milanese) mi ha costretto a ricredermi: «Ma si rende conto? Per entrare lì dentro avrà dovuto sollevarsi un po’ la tonaca, ha mostrato una semplicità totale, priva di infingimenti, la rinuncia alla solennità…».

Questa era l’ammirazione irriverente di cui volevo rendervi partecipi. Nell’attesa che al Cairo vada tutto liscio. Ora sono all’aeroporto, circondato da centinaia di pellegrini musulmani che indossano già quella specie di lenzuolo bianco con cui si recheranno a pregare alla Mecca. Anche il pellegrino in arrivo da Roma è vestito di bianco.

Visita

Il viaggio papale a Il Cairo, previsto per il 28 e 29 aprile, è stato voluto da Francesco per ricambiare la visita del Gran Imam di Al Azhar, avvenuta a Roma l’anno scorso, il 23 maggio 2016. Non è la prima volta di un pontefice presso l’Università del Cairo, sede massima autorità islamica sunnita. Vi si recò Giovanni Paolo II durante l’anno del Grande Giubileo, nel 2000. Ma si tratta ugualmente di un evento altamente significativo di per sé, dopo l’esplosione del terrorismo islamico.

 

Attentati

Nella domenica delle Palme due attentati suicidi hanno colpito altrettante chiese copte in Egitto. Il primo attacco, avvenuto all’interno della chiesa a Tanta, città sul Delta del Nilo, ha provocato 29 morti e 71 feriti. Il secondo è stato messo a segno qualche ora dopo ad Alessandria, la “capitale” copta egiziana, fuori dalla chiesa di San Marco, dove era presente il patriarca della Chiesa Copta, Tawadros II. Il bilancio è di 18 morti e decine di feriti. In seguito agli attacchi il presidente egiziano al-Sisi ha proclamato lo stato d’emergenza per tre mesi.