Il nuovo vescovo di Roma
Efrem Tresoldi

I primi segnali di questo papato contengono elementi di novità. A partire dal nome Francesco, il poverello di Assisi.

Papa Bergoglio esprime una volontà di rinuncia ai possedimenti, alla ricchezza, come ha fatto Francesco, per seguire Gesù di Nazareth. Esprime il desiderio di una Chiesa povera e vicina agli ultimi. In modo tale che la Chiesa diventi la Chiesa dei poveri. Perché quando la Chiesa è dei poveri è la Chiesa di tutti: tutti vi possono entrare, anche i ricchi e i potenti, a patto che si convertano. Se invece la Chiesa è al passo dei potenti di certo esclude gli ultimi, che sono tanti.

Il poverello di Assisi va controcorrente rispetto alla mentalità dominante dell’epoca e si oppone alla Crociate in Terra Santa, indicando la via della nonviolenza, del dialogo con i nemici per una soluzione pacifica del conflitto. Su questo esempio, papa Francesco sceglie l’impegno della Chiesa per la pace. Legata a questa scelta c’è quella del dialogo con le altre religioni. Come già hanno fatto Giovanni Paolo II e Bendetto XVI, le Giornate di Assisi continueranno ad essere il luogo per eccellenza del dialogo interreligioso per la ricerca della verità.

Non ultimo, il nome Francesco indica il rispetto del creato, della natura. E il rifiuto, quindi, di una concezione meramente utilitaristica dei beni naturali a favore di un atteggiamento di cura responsabile. Questo atteggiamento dice che noi uomini non siamo i soli ad avere il diritto all’esistenza ma siamo parte di una comunità di esseri viventi.

Infine va rimarcato il gesto di umiltà del papa. Affacciato alla loggia di San Pietro, di fronte alla piazza gremita di fedeli, si mette in ginocchio e chiede silenzio affinché la gente preghi e chieda la benedizione di Dio su di lui. A significare che il mandato che gli è stato affidato deve passare attraverso l’investitura del popolo di Dio. A significare la volontà di camminare insieme, di un papato che è a servizio della Chiesa e del popolo di Dio.