In Kenya l’Africa alla corte di Francia - Nigrizia
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L’Africa Forward Summit visto da Nairobi
In Kenya l’Africa alla corte di Francia
Parlando soprattutto ai paesi anglofoni dell’est Macron propone un nuovo rapporto paritario fondato su investimenti, innovazione e mobilizzazione di risorse locali. Ma non sono mancate critiche, rivolte anche agli stessi paesi africani. La dichiarazione finale sarà tra i documenti preparatori per il prossimo G7 a Evian
14 Maggio 2026
Articolo di Bruna Sironi, da Nairobi
Tempo di lettura 5 minuti

L’Africa Forward Summit, che si è svolto a Nairobi l’11 e il 12 maggio, sarà ricordato come quello in cui la Francia ha rinnovato e ridefinito il suo impegno nel continente, dopo i problemi che hanno segnato i suoi rapporti con i paesi del Sahel e dell’Africa Occidentale negli ultimi anni.

Paesi legati a Parigi da una fitta e complessa rete di legami economici, culturali, militari e diplomatici con profonde radici negli anni coloniali e dunque difficilmente giustificabili, e tollerabili, ai nostri giorni.

La scelta di Nairobi, capitale del Kenya, paese anglofono, il più tecnologicamente avanzato e il meglio economicamente sviluppato dell’Africa Orientale, ha segnato un taglio netto con il passato. Gli anni in cui i paesi africani erano considerati da Parigi, e non solo, come “fratelli minori” da aiutare a crescere, per altro a loro spese, sembrerebbero davvero finiti. Almeno simbolicamente.  

Pare sottolinearlo la scelta di co-organizzare l’incontro con un paese africano lontano dai passati interessi, invece di convocarlo sul suolo francese. Sembra essere l’immagine plastica di un nuovo rapporto basato sulla parità e dunque sullo sforzo di impostare rapporti paritari in cui gli interessi e la crescita viaggino in entrambe le direzioni.

In una partnership l’Africa ha molto da offrire: risorse naturali sempre più appetite, infrastrutture digitali, una posizione geografica strategica, un mercato in forte crescita.  

Un cambio di paradigma

Nel summit molto si è parlato di problemi comuni in alcuni settori fondamentali per lo sviluppo futuro e in particolare: energie rinnovabili, intelligenza artificiale, agricoltura, produzione di medicinali e attrezzature sanitarie, commercio marittimo e minerali critici. Ma soprattutto si è parlato di metodologia nei rapporti economici: coinvestimenti per la valorizzazione di reti regionali, anche logistiche, che diano valore aggiunto alla produzione industriale locale. 

E infine una revisione della struttura finanziaria globale in cui l’Africa possa giocare alla pari, che veda al centro e protagonista una coalizione delle istituzioni finanziarie continentali, quali: l’African Development Bank, l’African Export-Import Bank, l’Africa Finance Corporation, la Trade and Development Bank, l’Africa50 e l’African Trade & Investment Development Insurance.

Un cambio di paradigma ben descritto dalle parole del presidente William Ruto ai circa 4mila delegati, tra cui una quarantina di capi di stato e di governo in rappresentanza della maggior parte dei paesi africani, delle organizzazioni internazionali, delle istituzioni finanziarie e degli investitori privati, riuniti nel centro internazionale per i congressi di Nairobi, intitolato a Jomo Kenyatta, primo presidente del Kenya indipendente.

«L’era in cui lo sviluppo dell’Africa era caratterizzato principalmente da aiuto, dipendenza e prestiti insostenibili deve lasciare il posto a un nuovo paradigma fondato su investimenti, innovazione e mobilizzazione di risorse locali».

Parole riconoscibili nei paragrafi della dichiarazione finale, intitolata, infatti “Africa Forward: partnership Africa-Francia per la crescita e l’innovazione”, che sarà tra i documenti preparatori per il prossimo summit dei G7, in programma in Francia, ad Evian, in giugno.

La “charme offensive” di Macron

Emmanuel Macron ha sferrato una “charme offensive” nel continente, visitando anche altri paesi anglofoni a cavallo del summit e in particolare l’Egitto e l’Etiopia. Ma soprattutto ha promesso 23 miliardi di euro di investimenti.

Il presidente francese sarà ricordato anche per aver fatto jogging sulle strade di Nairobi con il leggendario maratoneta Eliud Kipchoge, “eroe nazionale” in Kenya,  tra lo stupore dei passanti.

Si è anche cimentato nella preparazione dell’ugali, una polenta di mais bianco cibo di base del paese, che avrebbe mangiato con il sukumawiki, una verdura locale molto diffusa perché estremamente economica. Ha sorperso i giovani, riuniti all’Università di Nairobi per una conferenza, chiedendo silenzio per rispetto agli oratori, con una vera e propria lavata di capo che ha provocato, insieme alla sorpresa, anche non pochi applausi.

Insomma, ha fatto capire di sentirsi a casa e responsabile di un’iniziativa che sembra intendere come l’inizio di un percorso lungo e fruttuoso.

Le richieste della società civile

Il summit è stato preceduto da un incontro della società civile del continente. Oltre un centinaio di organizzazioni hanno dato vita al “Social Innovation Pavillion Summit” in cui hanno messo a punto le richieste da presentare ai leader riuniti nell’Africa Forward Summit, con un’enfasi particolare per la governance – e non solo nei loro paesi ma anche nelle istituzioni internazionali – e per la giustizia climatica. E con un appello accorato a passare finalmente dalle parole ai fatti.

Rilievi critici, insomma, ripresi anche da altri.

L’Africa alla corte di Parigi

In un articolo pubblicato sul Daily Nation il 13 maggio e intitolato Africa’s big Nairobi ‘Wedding’, il giornalista, Charles Onyango-Obbo, ha ricordato la lista ormai lunghissima dei forum in cui i leader africani sono stati convocati da un paese sviluppato, in una competizione che finora ha dato ben pochi frutti. Lo schema, ormai collaudato, è decisamente criticabile, dice.

C’è “poca dignità per 54 capi di stato africani, che rappresentano 1.4 miliardi di persone, nel volare in una capitale straniera ad incontrare un solo leader di un paese ricco”. L‘immagine rinforza il vecchio stereotipo dell’Africa come una corsia collettiva che ha bisogno della gestione di un “grande fratello” a Washington, a Pechino o a Parigi.  

Dice anche che quella formula “sfrutta la vulnerabilità del continente. Paesi affamati di denaro si sentono obbligati a prender parte a questi concorsi di bellezza diplomatici, sperando di avere un prestito, un dono, o una diminuzione del debito”.

Nairobi “capitale mondiale”

Durante le giornate del forum, non sono mancate neppure le manifestazioni di protesta, durante le quali sono state arrestate 153 persone.

Ma, tutto sommato, per Nairobi sono stati giorni pieni e ricchi di energia positiva, in cui la città si è qualificata come una delle “capitali mondiali”. Anche grazie alla presenza al forum del segretario generale dell’ONU Antonio Guterres che ha sottolineato l’importanza dell’incontro e, nell’occasione, ha inaugurato un importante ampiamento della sede delle Nazioni Unite, in vista dello spostamento degli uffici centrali di diverse importanti organizzazioni, tra cui l’UNICEF.

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