Francia

Il gruppo francese Bolloré è stato incriminato, il 12 dicembre scorso, nell’ambito dell’inchiesta aperta a Parigi che vede i vertici della holding accusati di corruzione per l’ottenimento di concessioni portuali in Africa occidentale.

I fatti sono quelli che hanno portato alla messa sotto accusa lo scorso aprile del miliardario bretone Vincent Bolloré – soprannominato “lo squalo” per la sua ferocia negli affari, al decimo posto tra gli uomini più ricchi di Francia – e di due membri del suo staff, con le accuse di corruzione di funzionari stranieri, concorso in abuso di fiducia e falso.

La sezione finanziaria del tribunale di Parigi sospetta che il gruppo Bolloré abbia utilizzato le attività di consulenza politica della sua controllata Havas per ottenere la gestione dei porti di Lomé in Togo e di Conakry in Guinea, tramite un’altra delle sue filiali, Bolloré Africa Logistics, precedentemente nota come SDV.

Il colosso francese ha ottenuto la gestione del porto di Conakry alla fine del 2010, solo pochi mesi dopo l’elezione dell’attuale presidente Alpha Condé, e, sempre nel 2010, aveva vinto la concessione del porto di Lomé poco prima della rielezione di Faure Gnassingbe alla guida del Togo. La Havas all’epoca era la società di consulenza di entrambi gli uomini politici. I magistrati sospettano che abbia applicato prezzi di favore per i servizi resi ai due candidati vincitori, per ottenere in cambio le concessioni per la gestione dei due importanti porti commerciali.

Con un comunicato il gruppo ha ribadito la propria estraneità ai fatti.

Vincent Bolloré è uno degli uomini più influenti nell’economia del continente, dove fa affari in ben 46 paesi, attirando le accuse di sostenere, per favorire i suoi interessi, dittatori e presidenti corrotti. (Radio France Internationale)