Contratti e parole di Sarkozy
Da Nigrizia 05/2009. Accordi per sfruttare giacimenti di uranio in Niger e in Rd Congo, e sostegno a Sassou-Nguesso in Congo. Poi, un po’ di discorsi per porre rimedio ad alcune infelici uscite sul Rwanda e sulla “Françafrique”. Ecco riassunto il viaggio, lo scorso marzo, del presidente francese.

Qual è stato il centro del viaggio del presidente francese Nicolas Sarkozy, che tra il 26 e il 27 marzo scorso si è recato a Kinshasa (Rd Congo), a Brazzaville (Repubblica del Congo) e a Niamey (Niger)? Nel loro pragmatismo, le agenzie di stampa britanniche Bloomberg e Reuters hanno posto l’accento sull’aspetto “energetico”.

A Niamey si è trattato di consolidare le relazioni con un paese sempre più strategico, in seguito all’accordo siglato a gennaio tra il Niger e l’Areva, il gigante francese del nucleare, che investirà 1,3 miliardi di euro per sfruttare il giacimento di uranio di Imamouren, nel nord del paese. Non c’è nulla di strano che, mentre la Francia e gli altri paesi europei si dotano di centrali nucleari di nuova generazione per ridurre la loro dipendenza dagli idrocarburi, Parigi si ricordi che il Niger possiede circa il 7% delle riserve mondiali di uranio e alimenta il 13,5% delle importazioni europee.

Una posta troppo importante perché il presidente dia ascolto alle critiche degli antinuclearisti francesi, i quali accusano l’Areva di aver contaminato villaggi tuareg e riserve d’acqua…

 

A Kinshasa sono stati siglati numerosi accordi per rimettere in sella il commercio estero di Parigi nel più grande paese francofono del mondo, dove la Francia è superata, in quanto paese donatore, da numerose nazioni, tra cui il Regno Unito. L’Agenzia francese di sviluppo (Afd) sta facendo partire progetti nei settori della scuola elementare e della formazione professionale, mentre France Télécom si è vista promettere dal primo ministro Adolphe Muzito condizioni favorevoli, nel caso in cui volesse realizzare attività nel paese. Il gruppo Vinci ha ottenuto un contratto di 37 milioni di euro per la ristrutturazione dell’aeroporto di Kinshasa. È stata anche avanzata la disponibilità, da parte dell’azienda Alstom, di risistemare alcune turbine della centrale di Inga sul fiume Congo,

Ma anche nell’Rd Congo il momento fondamentale è stato la firma di un “accordo di cooperazione” tra la presidente-direttrice generale dell’Areva, Anne Lauvergeon, e il ministro delle miniere Martin Kabwelulu: si è dato vita a una joint-venture tra l’Areva e la Gécamines (società mineraria statale) per la ricerca e lo sfruttamento dell’uranio su tutto il territorio congolese.

Sempre a Kinshasa, Sarkozy si è sforzato di correggere la malaugurata impressione destata in seguito al suo discorso del gennaio scorso, quando si era detto favorevole alla divisione e allo sfruttamento in comune delle ricchezze del Nord Kivu da parte di Rwanda e Rd Congo. In quell’occasione, alcuni responsabili politici congolesi, pronti a vedere complotti ovunque, avevano compreso che il presidente francese fosse favorevole a uno smembramento del loro paese e puntasse a riconciliarsi con il Rwanda (con il quale le relazioni sono rotte dal 2006) «a spese dell’Rd Congo».

 

Da notare che il discorso di Sarkozy non si discosta da quelli precedentemente fatti in sede di Unione europea a favore del rilancio della Comunità economica dei paesi dei Grandi Laghi (Congo-Kinshasa, Burundi, Rwanda). Inoltre, è stato lo stesso presidente congolese, Joseph Kabila, a invitare l’esercito rwandese a braccare i ribelli hutu delle Forze democratiche per la liberazione del Rwanda. Infine, da parecchi anni, i ministri congolese e rwandese dell’energia discutono sullo sfruttamento in comune del metano del Lago Kivu.

Il problema risiede senza dubbio nella goffaggine del presidente francese, che ha tenuto questo genere di discorsi all’Eliseo senza alcuna previa concertazione con i leader africani. Ciò ha involontariamente nutrito ogni genere di congetture. Eppure, non era necessario avere doti divinatorie per sapere che un tale argomento avrebbe urtato la sensibilità della gente di Kinshasa, per via del clima anti-rwandese che vi imperversa, incoraggiato fino a qualche mese fa dalle stesse autorità. Perciò, per cancellare ogni malinteso, Sarkozy si è lanciato nel sostegno vigoroso della «sovranità del Congo, che è inalienabile»…

Nell’altro Congo, il presidente francese si è di nuovo dedicato a un esercizio di rettifica, così da dissipare l’impressione, data all’inizio del suo mandato, di voler mettere fine alla “Françafrique”: quel reticolo di relazioni politiche ed economiche tra l’ex madre patria e le ex colonie, un intreccio non sempre privo di corruzione. La presenza nella delegazione francese dell’avvocato Robert Bourgi, erede delle relazioni instaurate da Jacques Foccart all’epoca di De Gaulle, sta a segnalare che c’è una certa continuità tra ieri e oggi.

 

Del resto, nei suoi discorsi di Brazzaville, Sarkozy ha trattato con riguardo il presidente Denis Sassou-Nguesso, esaltando le «relazioni privilegiate tra i due stati» ed evocando la necessità di una «rifondazione» per placare i modernisti.

Certo, Sarkozy ha incontrato anche degli oppositori (allo scopo di far comprendere a chi lo ospitava che è necessario trovare un modus vivendi con loro), ma si è ben guardato dal sollevare il caso imbarazzante della morte, lo scorso gennaio a Brazzaville, di Bruno Ossebi, un franco-congolese che voleva associarsi a una denuncia, deposta in Francia, relativa ai «beni indebitamente acquisiti» da Sassou-Nguesso. In piena campagna per le elezioni presidenziali, mentre ha proclamato che la Francia non parteggia per nessun candidato, Sarkozy ha reso omaggio a Sassou-Nguesso, sostenendo che, grazie a lui, «nell’arco di pochi anni il Congo ha ritrovato stabilità e sicurezza»…

In definitiva, dal suo primo discorso africano, pronunciato a Dakar il 26 luglio 2007, criticato nel continente in ragione dell’affermazione per cui «la sfida dell’Africa è di entrare di più nella storia», il presidente francese ha adottato un tono più classico. E sempre al servizio degli industriali francesi, quotati al CAC 40, il principale indice di borsa francese. A prova di ciò, il prestito di 29 milioni di euro dell’Agenzia francese di sviluppo per modernizzare il porto di Pointe-Noire, gestito dal gruppo di Vincent Bolloré, amico di Sarkozy.