Al-Kantara – novembre 2013

A tre anni circa dall’inizio della cosiddetta “primavera araba” il travaglio politico, sociale, economico e securitario in cui sono sommersi diversi paesi arabi sembra destinato a perdurare ancora a lungo. Questa situazione è in gran parte dovuta all’intreccio tra problemi interni a questi paesi e interessi geostrategici internazionali che riguardano inevitabilmente anche l’Europa.

Le dirette conseguenze di questa grave crisi sul vecchio continente costituiscono uno degli elementi di cui si dibatte poco. Oltre ai suoi legami storici di tipo coloniale con il vicino Medio Oriente e il Nordafrica, l’Europa accoglie sul suo territorio milioni di musulmani di cui moltissimi arabi: musulmani in gran parte di origine immigrata ma giunti oggi alla terza (se non alla quarta) generazione in diversi paesi dell’Unione europea.

I musulmani più attivi sulla scena pubblica – attraverso la gestione delle moschee e la mobilitazione per il riconoscimento dei loro diritti di culto – sono generalmente affiliati a movimenti islamici di origine araba. Tra i più diffusi storicamente vi è quello dei Fratelli musulmani (Fm), nato in Egitto. Mentre l’insediamento salafita (di origine saudita) è relativamente recente.

Una delle cause interne del fallimento del processo di democratizzazione è stata la mobilitazione politica e militare di questi movimenti islamici. Nell’Egitto post Mubarak gli islamisti si sono spartiti il potere per un breve periodo; ma in seguito i salafiti si sono alleati con la giunta militare per far fuori i Fm. In Siria oggi gli islamisti legati ai Fm e i jihadisti salafiti si ammazzano tra di loro. Tra i combattenti islamisti operativi in Siria vi sono diversi giovani musulmani europei che sono stati indottrinati al martirio proprio nelle moschee delle città europee. Questi giovani un domani potranno, per lo stesso scopo, trasferirsi in Egitto o in Libano, per esempio. E dopo aver acquisito maggiore esperienza di lotta armata, molti di loro prima o poi torneranno nei loro quartieri di Parigi, Londra, Roma ecc.

Che ne sarà allora della questione della “sicurezza”/lotta al terrorismo islamico con la quale i governi occidentali hanno martellato l’opinione pubblica a partire dall’11 settembre 2001? Se Al Qaradawi (Fm) o il mufti dell’Arabia saudita (salafita) emettesse domani una fatwa nella quale reiterasse il concetto di dar al harb (territorio di guerra) nei confronti dell’Europa, i jihadisti “europei” dovranno pur obbedire e agire. Come risolveranno i governi europei questo ipotizzabile problema? Chiuderanno tutte le moschee e cacceranno via milioni di musulmani, provocando così una catastrofe sociale su base confessionale: attentati contro gli infedeli cristiani e caccia al musulmano? Inventeranno nuove leggi che limiteranno la libertà religiosa per le minoranze musulmane, come è stato per il velo?

La faccenda siriana ha ampiamente dimostrato che l’Europa, sulla scia degli Usa, ha stretto un’alleanza tattica con i gruppi islamisti attraverso il Qatar (Fm) e l’Arabia Saudita (salafiti) per rimodellare l’Oriente partendo dalla parte islamica.

Questa alleanza potrebbe risultare fatale per l’Europa. Il Qatar e l’Arabia Saudita sono presenti anche nel cuore dell’Europa. E la loro naturale avversione alla democrazia e la loro affezione al jihadismo si possono diffondere anche in questo continente.

Prendiamo l’esempio dell’Italia. L’Ucoii (Unione delle comunità islamiche d’Italia) – storicamente vicina ai Fm – è la più grande organizzazione islamica in questo paese. Essa ha inaugurato nel luglio 2012 una moschea nel cuore di Catania a poche centinaia di metri dal Duomo. Ad oggi è l’unica moschea – propriamente chiamata – che non è situata alla periferia di una città. Ciò la rende simbolicamente importante per il dialogo tra cristiani e musulmani. L’unico problema è che i soldi per costruirla in gran parte sono arrivati dal Qatar…

Tra il 2 e il 5 ottobre, Roma ha ospitato un evento organizzato dall’Arabia Saudita per celebrare gli 80 anni di “amicizia” tra l’Italia e la monarchia petrolifera. Dietro l’evento vi è ovviamente la volontà di marcare la sua presenza nella città eterna, mentre a Riyadh andare in giro con una Bibbia in tasca è considerato ancora un reato. L’Arabia Saudita ha ormai accelerato la sua “crociata” salafita verso l’Europa.